Italia-Cina, Macron e Merkel scalpitano per la “fuga in avanti” del Belpaese: «Una strada sbagliata»

sabato 23 marzo 10:50 - di Chiara Volpi

Torna in campo l’asse Marcon-Merkel: i due, protagonisti di una indissolubile coalizione franco-tedesca, alzano la voce sulla vexata quaestio degli accordi Italia-Cina: e se da un lato Macron definisce polemicamente il Celeste Impero una «rivale sistemica», dall’altra la Cancelliera non nasconde perplessità velate e critiche aperte su quella che entrambi i leader definiscono negativamente una «fuga in avanti dell’Italia»…

Accordi Italia-Cina: Macron e Merkel fanno la voce grossa e serrano i ranghi dei 27 Paesi dell’Unione

Dunque, nella Ue franco-germanocentrica, l’Eliseo in una nota, e Berlino nelle sue dichiarazioni mediatiche, puntano all’affermazione di un dato per loro incontrovertibile: L’italia ha preso una strada che la Ue ritiene “sbagliata”. «Lavorare come piccoli club per Pechino non è una buona scelta, sono comportamenti naif che ledono il coordinamento della Ue», afferma secco Macron nella sua polemica nota diramata a denti stretti dall’Eliseo. E a stretto giro arriva anche il sostegno “contro” della Merkel che, sul fatidico memorandum, da un lato avverte che «studierà attentamente» il testo dell’accordo e, dall’altro, asserisce che «con la Cina bisogna trattare in modo unitario, come potenza europea, e non in ordine sparso». Insomma, come riporta opportunamente questa mattina, tra gli altri, il sito de Il Mattino, «La Cina è ormai diventata “concorrente, partner e avversaria” dell’Europa, innegabilmente «un nuovo dato» con cui fare i conti sulla scena globale, e a Bruxelles». Una super-potenza che inquieta e affascina al tempo stesso, nei confronti della quale i leader Ue, cominciando proprio da Macron e Merkel, cercano di «far serrare i ranghi ai 27» in modo da intonare, in un coro di voci che potrebbero intonare tonalità dissonanti, una sola voce con cui parlare a Pechino. A partire proprio, come ricorda puntualmente Il Mattino, «dall’entrata in vigore il primo aprile dello scudo sugli investimenti strategici – che, fosse già stato operativo, avrebbe coperto l’83% delle operazioni cinesi in Europa nel 2018 – e dalla decisione di rilanciare le misure per la reciprocità di accesso agli appalti pubblici, arenate dal 2012».

Tra Washington e Pechino, Bruxelles potrebbe fare da “terzo polo”?

E allora, con il vertice bilaterale Ue-Cina inm agenda per il prossimo 9 aprile, la parola chiave su cui si cercherà di fare leva è proprio «reciprocità»: il diktat invocato e rilanciato da Angela Merkel nel tentativo di attenuare le tensioni alimentate dalle agguerrite dichiarazioni di Macron rilasciate sull’accordo tra Italia e Cina sulla nuova Via della Seta. «Il premier Conte ci ha aggiornato» e «per quanto ci ha spiegato non ho trovato critiche da fare», ha affermato la leader tedesca. «Siamo rimasti che ci aggiorneremo» sia con Merkel che con Macron, replica Conte, sottolineando il «grande contributo» dell’Italia alla definizione dei rapporti dell’Europa con il Celeste Impero, guarda caso proprio grazie al memorandum. A fronte di tutto questo, infine, il messaggio che sia il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker sia del Consiglio europeo Donald Tusk hanno voluto far passare,sostenuti ovviamente da Macron e Merkel (un po’ più in secondo piano in questo caso), è che nonostante le ovvie e innegabili disparità di vedute sull‘affaire Cina, serve «unità» da parte dei 27, un po come avvenuto per le intricate vicende tra Russia e Stati Uniti. In gioco, infatti, c’è la nascita, l’affermazione e lo sviluppo di un nuovo codice dell’ordine mondiale: un organigramma in cui dominano Pechino e Washington, ma in cui l’Unione europea potrebbe attestarsi come “terzo polo” in grado di garantire apporto indispensabile ed equilibrio tra le parti. Ed è proprio in questo senso e nell’ambito di questi nuovi scenari che rimandano a possibili assetti da definire, che va letto il messaggio del Presidente Mattarella che, incontrando la stampa dopo il colloquio con il leader cinese Xi Jinping, ha dichiarato: «Auspico che nel dialogo tra Ue e Cina sui diritti umani che si svolgerà a Bruxelles, dopo quello di Pechino dello scorso luglio, si possa proseguire su un confronto costruttivo su temi così rilevanti»…

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