Il papà di Stefano Leo, sgozzato in strada: “Il folle potrebbe colpire ancora. Appendino insensibile”

giovedì 14 marzo 15:53 - di Guido Liberati

«Mio figlio Stefano Leo era una persona perbene. Lo hanno ammazzato mentre andava a lavorare. In pieno giorno, non alle 3 di notte mentre andava a un rave. E dal sindaco Appendino non è arrivata una parola di conforto a me o alla mamma». Parla Maurizio Leo, padre del giovane assassinato nel centro di Torino il 24 febbraio. Lo fa attraverso una toccante intervista a La Stampa. 

Il sorprendente silenzio della Appendino

Il giallo sulla morte di Stefano resta davvero intricato. Sono passati 20 giorni e del suo killer non si ha neppure un identikit ufficiale. In un primo momento, un testimone aveva parlato di un uomo dalla capigliatura rasta e dalla carnagione olivastra. Era presto scattata la paura di un altro caso Kabobo, il folle di origine africana che aveva fatto una strage a Milano tra i passanti. I carabinieri, sollecitati da un quotidiano on line, hanno smentito la versione di quell’identikit. Ma non hanno voluto fornire altri dettagli.

Chi ha ucciso Stefano Leo?

Sull’assassino di Stefano, al momento, non si può avere nessuna indicazione. Nessun dettaglio fisico, nessun indizio. Forse perché gli inquirenti sono su una pista specifica che non vogliono bruciare? La speranza dei familiari di Stefano che gli inquirenti sappiano dove indirizzare la loro attenzione. La paura è che brancolino nel buio. «Ho paura di tutto. Anche che qualcuno faccia del male al resto della famiglia. Che ci sia un pazzo in giro». Una paura confidata anche agli investigatori. «Mia moglie e io siamo andati in procura – dice Maurizio Leo – siamo rimasti lì otto ore. Abbiamo parlato con tutti. Ma per ora non sono state trovate risposte».

Perché non si può avere un identikit del killer?

Un capitolo a parte, particolarmente amaro, riguarda la prima cittadina di Torino. «Hanno posato migliaia di fiori sulla scala dove è stato ammazzato. Non uno da parte della sindaca Appendino o dell’amministrazione. Sono basito e deluso». Torna alla mente il parallelo con il sindaco di Macerata e le sue “amnesie” su Pamela Mastropietro. Finché c’è l’ipotesi che il killer sia un migrante africano, meglio tenersi alla larga dal caso.  Perché se a ucciderti non è un italiano ma uno straniero, vieni subito declassato a vittima di serie B.

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