È il comico Zelensky, il “Grillo filorusso”, la vera novità delle elezioni presidenziali in Ucraina

giovedì 28 marzo 15:20 - di Giovanni Trotta

Conquista consensi il “Grillo ucraino”: Il “servo del popolo” Volodymir Zelensky porta nella realtà il ruolo che lo ha reso celebre in Ucraina: l’uomo qualunque che diventa presidente per il candore e la sincerità del suo slancio contro la corruzione. Il giorno di pausa della campagna elettorale, sabato, il canale televisivo 1+1 del tycoon Ihor Kolomoisky per cui Zelensky ha sempre lavorato, trasmetterà una puntata di un suo show, oltre che un documentario su Ronald Reagan a cui dà voce al presidente americano. L’ex insegnante Vasyl Holoborodko che lui interpreta, reso famoso suo malgrado da uno studente che mette in rete la registrazione di una lezione in classe contro la corruzione, nella sua versione reale, è riuscito a scalare in queste ultime settimane i sondaggi, superando il presidente uscente Petro Poroshenko e l’ex premier Yulia Tymoshenko, in vista del primo turno delle elezioni presidenziali di domenica. Ideatore dello show, Vecherniy Kvartal (cartello della sera) in cui ironizza su politici di tutte le fazioni, Zelensky è originario della regione orientale di Dnipro e propone l’avvio di negoziati diretti con la Russia sul Donbass e quindi un referendum sul loro esito. Non nasconde lo scetticismo per una integrazione con l’Unione Europea ed è critico delle politiche dell’Fmi, dai cui stanziamenti il paese dipende. Non è però del tutto inquadrabile come esponente filorusso, anche se in questi mesi ha raccolto i consensi che erano di quello che fu il Partito delle regioni di Viktor Yanukovich, oramai disperso come il Blocco che ha tentato invano di prenderne l’eredità.

Il presidente Poroshenko rischia una brutta sconfitta

Insomma, “Esercito, lingua e fede” potrebbero non bastare al presidente ucraino uscente Petro Poroshenko, che su questo slogan ha incentrato la sua campagna elettorale, per assicurarsi i voti necessari per presentarsi al ballottaggio. Perché le presidenziali di domenica sono le prime elezioni da sempre in Ucraina cui non sono noti in anticipo i nomi dei candidati in arrivo al secondo turno, innegabile successo del processo di democratizzazione del Paese. E rischia ora la sconfitta il “presidente in mimetica”, che ha puntato più che sul consolidamento delle riforme e sulla lotta alla corruzione, sul patriottismo dei suoi connazionali e sulla retorica della guerra in corso contro la Russia nel Donbass, sulla creazione di una nuova chiesa ortodossa ucraina autocefala e sulla promozione della lingua e il distacco dalla cultura, oltre che dalla propaganda russa, Mai esito di un voto è stato così incerto in Ucraina. Tanto che perfino i due cosiddetti “candidati tecnici” – l’ex volontario nel Donbass Yuri Tymoshenko e la giornalista tv Yulyia Lytvinenko, privi di staff, programma e campagna elettorale, su cui nessuna delle autorità competenti, dalla Commissione elettorale alla procura, ha avuto nulla da dire – rischiano di rivelarsi un fattore non marginale in una battaglia che potrebbe anche giocarsi su pochi voti, nel sottrarre a Yulia Tymoshenko la manciata di consensi necessaria a vincere il diritto a presentarsi al secondo turno. Poroshenko e l’ex premier Tymoshenko sono rimasti fino a ieri testa a testa in tutti sondaggi, in seconda o terza posizione. Solo nelle ultime ore si è registrato uno stacco del presidente uscente: la media di tutti i sondaggi segnala il 14,3 per cento delle preferenze per Poroshenko e il 12,3 per Tymoshenko. Il primo, nei sondaggi, come detto, rimane da settimane il comico Volodymir Zelensky. Anche se si presenta come esterno al sistema, a trasmettere i suoi show è l’emittente televisiva di Ihor Holomoisky che alcuni indicano come il “burattinaio in contumacia” (è fuggito dalle inchieste della magistratura) della discesa in campo dell’attore. Ma è la previsione per il primo turno. Per il secondo turno è impossibile fare previsioni credibili in questa fase. Il problema della politica in Ucraina non è solo l’intreccio ancora eccessivo della politica con l’economia, con i grandi poteri economici che continuano a dominarla. Quanto la lentezza con cui procedono le riforme sollecitate dalla comunità internazionale e i risultati percepiti dalla gente (il reddito medio è sceso dal 2014 da 396 dollari al mese a 333, le pensioni da 178 a 89, il costo delle forniture di gas da 91 a 314 dollari per mille metri cubi, l’inflazione è cresciuta dallo 0,5 per cento all’8,8). La politica rinnovatrice di Poroshenko ha perso slancio soprattutto dallo scorso anno, il governo ha perso pezzi (riformisti) lungo la strada. La presenza sulla gigantesca scheda elettorale (39 candidati in tutto) dei due candidati finti il cui solo scopo è quello di confondere gli elettori e sottrarre voti a Tymoshenko, nel silenzio delle istituzioni ben riassume la persistenza di alcuni problemi, in questo caso la persistenza dell’innovazione tecnologica introdotta da un’Unione Sovietica allo stremo e rilanciata in centinaia nei suoi diversi frammenti negli anni successivi al crollo (il cui esempio più famigerato è Vladimir Zhirinovsky e il suo partito liberal democratico inventato dal regime sovietico sin dal 1990 per screditare, appunto, i liberali e i democratici in ascesa in quei giorni).

Domenica la sorpresa potrebbe essere grande

“L’auspicio era che l’Ucraina sarebbe riuscita a superare tale patologia, quantomeno a livello nazionale, dopo quasi trent’anni di indipendenza e le sue tre rivoluzioni per la democrazia, nel 1990, nel 2004, e nel 2013-2014. Il fatto che tecnocrati-politici al potere usino questi trucchetti per mantenerlo non è incoraggiante. È una illustrazione chiara delle continue rapacità, immoralità, pseudo patriottismo del rumoroso clan pro Ucraina che attualmente domina a Kiev”, ha scritto di recente Andreas Umland, analista del Center for European Security in un articolo pubblicato dall’Atlantic Council. Articolo che si conclude con auspicio, contrario a quello della maggior parte degli osservatori occidentali, infrangendo così il dogma (O Poroshenko o Putin, O Poroshenko o il nulla) che in questi mesi ha lasciato in ombra le diverse involuzioni del Paese, a partire dall’aumento di violenza contro esponenti della società civile e attivisti (più di 50 nel 2018), fra cui l’attacco con l’acido contro la giornalista Kateryna Handziuk che ne ha provocato la morte lo scorso novembre e l’aggressione del giornalista Serhi Nikitenko a Kherson a giugno. Attacchi che spesso passano sotto traccia, rimangono senza colpevoli, e non vengono stati condannati dal presidente. Ma l’incertezza è tanta e la sorpresa domenica potrebbe essere grande. Anche perché alla vigilia dell’apertura delle urne, è ancora molto alta la percentuale di indecisi, fra gli elettori che intendono esercitare il loro diritto, e sembra che saranno in moltissimi a votare (più dell’80 per cento) malgrado l’elevata sfiducia nei confronti delle istituzioni (solo l’8 per cento degli ucraini ha fiducia nel Parlamento, l’11 nel governo, il 16 nel presidente).

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