Vaticano, la testimonianza:«Io, violentata a 11 anni da un prete. Volevo solo morire»

sabato 23 febbraio 16:34 - di Giorgio Sigona

«Volevo raccontarvi di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse». È la testimonianza di una vittima, una donna che – come riporta l’Adnkronos in un lungo servizio – ha scosso i 190 capi della Chiesa riuniti dal Papa in Vaticano per arginare la piaga della pedofilia.

Vaticano, il racconto della donna ai vescovi

La donna ha raccontato ai vescovi di averci impiegato 40 anni a denunciare. «Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: sarà stata sicuramente colpa mia! o mi sarò meritata questo male?. Questi pensieri sono le più grandi lacerazioni che l’abuso e l’abusatore ti insinuano nel cuore, più delle ferite stesse che lacerano il corpo. Sentivo di non valere ormai più nulla, neppure di esistere. Volevo solo morire: ci ho provato… non ci sono riuscita. L’abuso è continuato per 5 anni. Nessuno se n’è accorto. Mentre io non parlavo, il mio corpo ha iniziato a farlo: disturbi alimentari, ospedalizzazioni varie: tutto urlava il mio star male mentre io, completamente sola, tacevo il mio dolore».

Il coraggio di scrivere quella lettera…

La donna poi ha creduto di avere incontrato l’amore. «A 26 anni il mio primo parto: flash back e immagini hanno riportato alla mente tutto. Il travaglio bloccato; mio figlio in pericolo; l’allattamento reso poi impossibile per i terribili ricordi che affioravano. Credevo di essere impazzita. Allora mi sono confidata con mio marito, confidenza usata poi contro di me durante la separazione, quando, in nome dell’abuso subito, chiedeva che mi fosse tolta la potestà genitoriale quale madre indegna. Poi l’ascolto paziente di una cara persona e il coraggio di scrivere una lettera a quel sacerdote conclusa con la promessa di non lasciargli mai più il potere del mio silenzio».
«Da allora, fino ad oggi, – ha raccontato – continuo un durissimo percorso di rielaborazione che non ha scorciatoie, che richiede un’enorme costanza per ricostruire in me identità, dignità e fede. Un percorso che si fa per lo più in solitudine e con l’aiuto di qualche specialista, se possibile. L’abuso crea un danno immediato, ma non solo: più difficile è fare i conti ogni giorno, con quel vissuto che ti invade e si presenta nei momenti più improbabili. Ci dovrai convivere, sempre!».

«La vittima non è colpevole del suo silenzio»

«Ho avuto bisogno di 40 anni per trovare la forza della denuncia. Ho vissuto l’iter di denuncia – ha raccontato la donna nella testimonianza messa a disposizione dal Vaticano – con un costo emotivo molto elevato: parlare con sei persone di grande sensibilità, ma solo uomini e per di più sacerdoti è stato difficile. Io credo che una presenza femminile sarebbe un’attenzione necessaria quanto indispensabile per accogliere, ascoltare e accompagnare noi vittime. L’essere creduta e la sentenza, comunque, mi ha donato un dato di realtà: quella parte di me che ha sempre sperato che l’abuso non fosse mai accaduto, si è dovuta arrendere, ma al contempo ha ricevuto una carezza: io ora so che sono altro, oltre l’abuso subito e le cicatrici che porto. La Chiesa può andare fiera della possibilità di procedere in deroga ai tempi di prescrizione, diritto negato dalla giustizia italiana, ma non del fatto di riconoscere come attenuante, per chi abusa, l’entità del tempo trascorso tra i fatti e la denuncia. La vittima non è colpevole del suo silenzio».

 

 

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 24 febbraio 2019

    E il papa cosa ne pensa? Sarebbe ora che dia ai preti la possibilita’ di sposarsi. Cosa serve questo voto di castita’ che devono fare? Quello che loro credono e vivono per la religione non interferisce in nessun modo in una normale vita famigliare. La possibilita’ di sposarsi darebbe un taglio alla pedofilia e agli abusi sessuali che possono rovinare la vita di una persona.

    • Francesco Storace 1 marzo 2019

      Ora vogliamo decidere noi quel che tramandano le Scritture?

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