Tav, la Ue vuole finanziare il 50% dell’opera. Ma i grillini insistono a dire no

martedì 19 febbraio 11:26 - di Redazione

Il pressing dell’Europa, e di Parigi in particolare, sulla Tav lascia davvero pochissimi margini al No: e l’opportunità politica di finire i lavori viene addirittura superata dalla convenienza economica. L’Unione Europea è disposta a venire incontro all’Italia sul progetto, basta che i lavori proseguano e arrivino a compimento. E oggi, a poche ore dalla riunione del cda di Telt, cresce il pressing Ue, incalzato soprattutto dalla componente francese, perché non solo non si arrivi a perdere nemmeno un centesimo dei fondi messi finora a disposizione dall’Ue, ma anche perché si completino i lavori iniziati, con una proposta dell’unione che rilancia mettendo a disposizione finanziamenti pari al 50% delle spese, mirate a questo punto non solo a completare i lavori del tunnel di base, ma destinati anche a progetti sulle tratte nazionali di avvicinamento. Tanto che, come riportano molti siti in queste ore, e come spiega in un’intervista al Tgcom il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, in vista del consiglio d’amministrazione di Telt, il soggetto promotore dell’opera, l’Ue propone con questa sua offerta «una ragione in più per dare il via libera ai nuovi bandi». E come ha sostenuto anche Giorgia Meloni sul suo profilo social: «L’Unione Europea incrementerà dal 40 al 50 per cento il suo contributo per la realizzazione del tunnel di base della Tav, e si assumerà l’onere di intervenire per la metà del costo anche sulle tratte nazionali di Italia e Francia. In questo modo si dimezzerebbe il costo della tratta italiana, da 1,7 miliardi a 850 milioni, e si abbasserebbe di un ulteriore 10 per cento il costo del tunnel di base. Non so a Toninelli e ai suoi “esperti”, a me suona bene»…

Tav, l’Ue offre di coprire il 50% delle spese: per l’Italia il costo scenderebbe a 850 milioni

In questo modo, il costo dell’opera, per l’Italia, passerebbe dagli attuali 1,7 miliardi a 850 milioni: eppure, mentre gli appelli dei Si Tav rilanciano le argomentazioni favorevoli alla conclusione dell’opera e gli appelli intestati a dargli seguito, il M5S insiste a non voler fare un passo indietro, lanciando l’ennesimo monito: «Se partono gli appalti ci faremo sentire». Le fazioni si e no tav sono al redde rationem, con  i sostenitori dell’opera determinati a ricordare che «non esistono le condizioni per continuare a tenere in sospeso le gare» e che nuovi rinvii causerebbero una ulteriore perdita di almeno 813 milioni di euro, tra impegni assunti e contratti già firmati con l’Unione Europea; mentre i grillini, specie le componenti piemontesi rappresentate da Francesca Frediani, consigliere M5S Piemonte della Val Susa e No Tav della prima e ultima ora, insistono su una posizione di chiusura a tutti i costi: «Costi-benefici negativa e ora si parla di far partire bandi? Ma siamo impazziti?. La rimozione di Virano avrebbe dovuto essere il primo passo! Cosa aspettiamo?» ha confermato ancora poco fa la movimentista a cinque stelle confermando l’indisponibilità dei pentastellati No-Tav a sentire ragioni e accettare offerte, quelle economiche comprese…

 

 

Commenti

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  • Giuseppe Tolu 19 febbraio 2019

    Poveracci, non hanno la più pallida idea di cosa succederà alle prossime votazioni, a partire dalle Europee

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