Per Di Maio ormai serve “Chi l’ha visto?”: dopo il voto in Abruzzo è sparito…

mercoledì 13 febbraio 14:58 - di Federica Parbuoni

Ancora non siamo a Chi l’ha visto?, ma, insomma, se non si palesa entro poche ore qualcuno dovrà pur pensarci. Ormai da due giorni e mezzo Luigi Di Maio si è eclissato dalla scena politica. Non parla, non va ai vertici di governo a Palazzo Chigi, non mette la faccia su dossier scottanti sui quali ha finora investito moltissimo: dalla Tav alla vertenza Blutec di Termini Imerese. Dicono, alcuni, che sia estremamente impegnato al ministero. Ipotizzano, molti altri, che ancora non si sia ripreso dalla batosta elettorale in Abruzzo. O che non sappia come maneggiarla. O che la sua sia una ritirata strategica in attesa di far calmare le acque dopo il voto, soprattutto all’interno del M5S. O, magari, tutte e tre le cose, con le mille implicazioni che comportano.

«È arrabbiato con Salvini per la Tav»

Ciò che è certo è che lui è sparito. E che, a elementi dati e visto il momento, appare quanto mai improbabile che abbia deciso proprio adesso di mettersi a fare il “ministro operaio”, chinato a testa bassa su scartoffie e incombenze dell’ordinaria amministrazione. Alcuni retroscena attribuiscono la scomparsa di Di Maio a una irritazione nei confronti di Salvini, per il modo in cui il ministro dell’Interno ha liquidato la relazione costi-benefici. «Salvini ha tradito la promessa che mi aveva fatto», si sarebbe sfogato Di Maio con alcuni collaboratori, secondo quando ricostruito da La Stampa. E certamente lo scontro tra i due vicepremier su un tema così sensibile è un elemento di cui non si può tener conto. Ma che va inserito, oggi più di ieri, nel contesto della competizione fra le due forze di governo che vede il M5S sempre più all’angolo. Che va inserito, insomma, nella cornice del voto in Abruzzo, che ha segnato la caduta dell’ultimo velo sui rapporti di forza interni all’esecutivo, ma anche sulla salute del M5S in sé.

Ma i sondaggi dicono altro…

«I dati sulle elezioni in Abruzzo dicono che il Movimento ha perso circa 185mila voti, ma più che negli altri partiti questi consensi sono confluiti nell’ampio fronte degli astenuti», ha spiegato Alessandra Ghisleri di Euromedia Research al Fatto quotidiano. «Dalle nostre interviste risulta che un tema che sta da sempre molto a cuore agli elettori grillini è quello della partecipazione e questo può essere uno spunto utile su cui interrogarsi per recuperare terreno». «La percezione dei cittadini è che le decisioni le prendano ormai soltanto in pochi, che il Movimento faccia a meno della base», ha spiegato Ghisleri, chiarendo che «anche nel caso del contratto di governo, votato online dagli iscritti in poche ore, si è trasmesso un messaggio di poca condivisione: non c’è più quella freccia dal basso verso l’ alto, dagli elettori ai rappresentanti». Secondo l’analisi della sondaggista, dunque, i grillini pagano l’approccio verticistico che ha preso piede nel M5S. E chi c’è al vertice del movimento? «Se Luigi Di Maio viene percepito come Matteo Salvini – ha concluso Ghisleri – c’è qualcosa che non va». E, a questo punto, sembrano essersene accorti anche Giggino & co.

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