Gennaro Sangiuliano(*): quella volta che Pinuccio lasciò l’auto blu e salì sulla mia Vespa…

venerdì 8 febbraio 6:00 - di Redazione

Era l’estate del 1996, credo ai primi di giugno. Prime ore del mattino. Stavo correggendo le bozze di un mio libro dedicato alle vicende della guerra nella ex Jugoslavia, conclusasi da poco. Si sarebbe intitolato Non dimenticare Sarajevo (Edizioni Scientifiche 1996). Squilla il telefono, dall’altro capo era Pinuccio Tatarella. Nessun convenevole, nessun preambolo: “Vieni fra un’ora all’Hotel Royal, riporto il Roma nelle edicole, tu sei arruolato. Fai presto. Hai preso il caffè?”. Dopo qualche mese mi sarei ritrovato prima vice-direttore responsabile del Roma, poi direttore responsabile, fino alla primavera del 2001, cinque anni della mia vita.

Quando giunsi nell’albergo del lungomare dove Tatarella mi aveva dato appuntamento lo trovai immerso in una serie di fogli, erano riproduzioni della storica testata con la scritta Roma. Aveva immancabilmente gli occhiali sulla fronte. “La pagina culturale torna ad essere la terza pagina, anche nella foliazione, siamo conservatori e ce ne freghiamo di quello che fanno gli altri”, mi disse Pinuccio, “comincia a preparare una serie di profili di grandi intellettuali del pensiero di destra”. “Prezzolini, Papini, D’Annunzio, Croce, Gentile, Soffici, Einaudi”, Tatarella sciorinava nomi. “Quegli americani che ti piacciono tanto, come si chiamano?”. “Irving Kristol e Milton Friedman”, risposi. “Sì, bravo. metti pure quelli”. Il cervello di Tatarella, come sempre nelle sue attività, viaggiava a mille, lui era già al passaggio successivo mentre gli altri erano fermi. Fare un giornale non era un’impresa da poco. Eppure, Pinuccio era già ai contenuti, quasi faceva i menabò delle pagine. “Guarda che Leo Longanesi ha collaborato con il Roma. E anche Pirandello”, mi ricordai. “Fai trovare i loro articoli, li ripubblichiamo tutti”, rispose Pinuccio.

La rinascita del Roma, però, merita di essere spiegata alla luce di quel momento storico. Il 21 aprile si erano svolte le elezioni politiche con la strana vittoria dell’Ulivo. Prodi era diventato per la prima volta Presidente del Consiglio. Il centrodestra le elezioni le aveva volute perdere: aveva ottenuto più voti nella quota proporzionale e la Lega era andata per conto suo. I grandi giornali davano per scontato una lunga durata dell’esecutivo del Professore, i soliti “autorevoli” commentatori scrivevano che il centrodestra era finito. Tatarella, come nel suo stile, era già al lavoro per il dopo, mentre gli altri alleati di partito e di coalizione polemizzavano su quello che poteva essere e non era stato. “Faccio un giornale perché fare un giornale è da sempre l’inizio di chi vuole aprire una nuova stagione politica”. Aveva ragione e la storia stava lì a insegnarcelo. Croce e Gentile fecero La Critica per attaccare il positivismo in nome dell’idealismo. Gobetti fece La Rivoluzione Liberale. Gramsci e Togliatti la rivista L’Ordine Nuovo prima del Partito Comunista. Il disegno politico che Pinuccio aveva in mente era chiaro, in Italia i moderati sono la maggioranza, oltre il sessantacinque per cento. Vanno motivati, gli va data una coscienza politica e culturale. Quindi, la commissione Bicamerale per le Riforme, di cui Tatarella fu il vice Presidente, con D’Alema Presidente. La vittoria del presidenzialismo in quella sede e la lenta ricucitura dello strappo con la Lega, cui Pinuccio lavorò in silenzio, pian piano.

Torniamo a quella mattina. Pinuccio disse a Italo (Bocchino, ndr) che andava fatto un manifesto pubblicitario, per la campagna di lancio del giornale, che richiamasse la sua stagione d’oro col comandante Achille Lauro. “Ho una bella foto di Lauro in un vecchio libro comprato su una bancarella”, dissi tanto per dire. “Andiamola a prendere subito, poi si va a pranzo”. Anche questo era Pinuccio Tatarella, tutto e subito. Abitavo sulla collina di Posillipo ed ero sceso con la mia Vespa. Ero convinto che l’avrei lasciata fuori l’albergo. Quando Tatarella la vide e ci montò. “Andiamo”, disse. Si formò uno strano corteo, io alla guida della Vespa con Pinuccio, dietro la sua auto blu di capogruppo alla Camera, dietro ancora la scorta della Polizia. Gli agenti che prima erano rimasti sorpresi, si divertivano a vedere l’ex vice Presidente del Consiglio sul mezzo a due ruote. “Penseranno che siamo due scippatori inseguiti dalla Polizia”, dissi. “Scippiamo idee per il nostro giornale”, rispose.

* Direttore TG2

Testo tratto dal libro “Pinuccio Tatarella – passione e intelligenza al servizio dell’Italia”, edito da “Giubilei Regnani”. Link per l’acquisto del libro: http://www.giubileiregnani.com/libri/pinuccio-tatarella/

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