Tatarella e quella destra che rappresentava l’Italia profonda

venerdì 8 febbraio 6:04 - di Francesco Storace

Manca solo a noi, Pinuccio Tatarella? Vent’anni dopo la sua scomparsa possiamo invece dire forte e chiaro che l’assenza di un politico di quel livello manca all’Italia profonda e inconsapevole di se’.

Manca un pensiero arioso e forte, che riesca ad amalgamare quel 65 per cento di italiani che non sono di sinistra. Che, dall’altra parte, era l’ossessione di D’Alema con la sua politica delle alleanze.

Oggi alla Camera, a Pinuccio, l’omaggio delle istituzioni, a partire dal presidente Mattarella. Tatarella, nostro padre che entra nella storia non per incarichi ma per il suo cervello. E tutti noi viviamo queste ore con particolare fermento: lo testimonia la ricca produzione di ricordi di Tatarella in questa edizione del nostro giornale. Ci sono interviste e messaggi dei protagonisti del suo tempo, a partire dai leader di quel Polo della Libertà in cui navigava con perizia.

Parla anche Buttafuoco con una tesi che però lo avvicina troppo al tempo gialloverde. Ma non sono d’accordo: questo è il tempo della politica che provoca ansia, non a caso Pinuccio amava definirsi come il ministro dell’armonia. Fu uomo di vocazione a costruire e non a distruggere. Anche per questo oggi ci saranno tutti, alleati e avversari, tutti estimatori.

All’Italia profonda manca il suo intuito, basti pensare alla grande incompiuta: la riforma presidenzialista. Amava la democrazia diretta che non è un quorum in più o in meno al referendum. Grazie a lui abbiamo eletto i governatori, che non poteva andare giù al conservatorismo politico dell’Italia. Milano, dibattito sulle riforme con l’on. Binetti, responsabile di settore della Dc. Questi tesseva lodi alla democrazia rappresentativa. E Tatarella lo fulminò: “Ho la sensazione che tu voglia una democrazia diretta, ma diretta verso la Democrazia Cristiana”.

Col sorriso, sterminava.

Fu maestro di vita per noi giovani scapestrati di allora. Non ero “tatarelliano”, ma il rispetto – reciproco, credo – era enorme. Diventai deputato e mi disse: “Se vuoi emergere occupati di informazione, banche o riforme”. E così arrivò la Rai nella mia militanza parlamentare.

Fu lui a portarci dal MSI ad Alleanza nazionale, ma è sbagliato etichettarlo – come alcuni fanno – come campione della retorica antireducistica. Detestava l’esibizionismo muscolare ma rispettava le generazioni passate. Preferì il MSI a Democrazia nazionale e questo non va dimenticato mai. Semplicemente visse Fiuggi come lo strumento affinche’ la destra italiana uscisse dall’angolo. Tanti errori successivi – lui vivo – non sarebbero stati commessi dai degenerati dal potere.

Da qualche tempo, Tatarella si è incontrato di nuovo in qualche angolo del Paradiso con Altero Matteoli. I nostri custodi di un tempo, la destra a cui ogni tanto dobbiamo guardare per trarne esempio, insegnamento, coraggio. Entrambi sopra ciascuno di noi sia pure con profonde differenze caratteriali, ma con un senso profondo della lealtà.

Figli di Almirante, in fondo.

E grazie a Dio li abbiamo conosciuti e oggi li amiamo ancor di più.

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