Sovraffollamento carceri, Bonafede: «È drammatico». Straniero un detenuto su 3

mercoledì 23 gennaio 12:10 - di Natalia Delfino

È «drammatica» la situazione delle carceri nel nostro Paese. A dirlo è stato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, tenendo la relazione al Senato sull’amministrazione della Giustizia. Dati alla mano, il guardasigilli ha spiegato che i detenuti negli istituti di pena al 21 gennaio 2019 sono «59.947 a fronte di una capienza di 50.569. A questi numeri si aggiunge il numero di 61 suicidi nel 2018 e 4 suicidi di agenti di polizia penitenziaria. Ci sono stati 3808 eventi critici».

Terrorismo e pianeta carceri

Bonafede ha segnalato «ferimenti, episodi di colluttazione e rivolte in carcere». E spesso a farne le spese sono gli agenti della penitenziaria, ai quali il ministro ha rivolto un ringraziamento. «Non portano avanti solo una funzione di sicurezza, ma un’opera fondamentale di prevenzione. In questo senso, l’ attività di polizia penitenziaria nel monitoraggio delle situazioni che portano a incrementare le dinamiche di terrorismo è fondamentale». Da qui, ha aggiunto Bonafede, «la norma che prevede possibilità per la Dna di disporre di pool di 20 agenti di penitenziaria». Quanto alla questione delle madri detenute, Bonafede ha detto che «il governo si sta impegnando per incrementare le strutture che a livello regionale possano accogliere situazione particolari. Ci siamo già attivati per segnalare automaticamente situazioni del genere».

Più di un detenuto su 3 è straniero

A incidere notevolmente sul fenomeno del sovraffollamento delle carceri, oltre alla carenza di strutture, è la notevolissima presenza di detenuti stranieri. Secondo un rapporto della scorsa estate, infatti, i detenuti non italiani sono il 33,8% del totale, fra i quali quelli non europei sono il 22,9%. In percentuale, le nazionalità più rappresentate, secondo i dati della scorsa estate, sono marocchina (il 18,5 per cento dei detenuti stranieri), rumena (12,9 per cento), albanese (12,7 per cento) e tunisina (10,8 per cento). Si tratta di un quadro sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti, per il quale più volte è stata sollecitata la soluzione dei rimpatri. A ottobre scorso FdI è riuscita a far approvare una risoluzione che impegna il governo a stringere accordi con i Paesi di provenienza per l’esecuzione della pena nei Paesi di provenienza, anche considerando il peso economico dei detenuti sullo Stato italiano: ciascuno costa 137 euro al giorno. Lo stesso Bonafede aveva indicato gli accordi per i rimpatri come strada privilegiata da percorrere e incrementare.

 

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