La Thuile, scontro fra aereo ed elicottero sul ghiacciaio Rutor: 5 morti (video)

venerdì 25 gennaio 17:54 - di Paolo Lami
Atterraggio invernale sul ghiacciaio Rutor

Un aereo bimotore da turismo proveniente dalla Svizzera e un elicottero privato di un’azienda di Courmayeur che si occupa di tour di elisky, si sono scontrati in volo sul ghiacciaio del Rutor, a circa 2.500 metri d’altezza, nel vallone de La Thuile, ad Aosta e i soccorritori, che hanno ricevuto l’allarme segnalato al soccorso alpino valdostano, sono riusciti ad arrivare sul posto dove sono precipitati i due velivoli.
La collisione fra i due velivoli ha provocato 5 morti, tutti stranieri, e due feriti francesi. L’elicottero, con a bordo alcuni turisti che praticavano elisky, si stava alzando in volo dal ghiacciaio del Rutor quando ha colpito il piccolo bimotore turistico.
«Sul posto – dicono dal Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico – un elicottero della Protezione Civile con a bordo tecnici del Soccorso Alpino un medico e anche il gruppo taglio dei vigili del fuoco di Aosta, che si sono occupati di far largo tra le lamiere ai soccorritori, e un secondo elicottero con medico. Dal Piemonte pronti a giungere sul luogo dell’incidente altri due elicotteri».

 

 

Il ghiacciaio del Rutor viene spesso utilizzato come pista di atterraggio e di decollo per i piccoli aerei da turismo dotati di pattini ed è stato più volte il punto di ritrovo di veri e propri raduni per piloti di montagna, che arrivano sul manto nevoso dopo averlo sorvolato più volte per accertarsi dell’assenza di crepacci e della posizione di eventuali escursionisti a piedi.

La pista utile, lunga circa 500 metri, è in salita: vi si atterra dal basso verso l’alto, spesso senza fermarsi ma girando poi il muso dell’aereo verso la valle e continuare la corsa per decollare in discesa.
Una manovra non proprio semplice che richiede notevoli dosi di perizia anche perché, oltre agli escursionisti che, a piedi, camminano sul ghiacciaio, bisogna fare attenzione anche agli elicotteri che portano i turisti a vedere questa meraviglia della natura.
«Sorvolare più volte con attenzione il ghiacciaio per verificare l’assenza di crepacci, le condizioni del vento e, soprattutto, la presenza di sci-alpinisti – consiglia il pilota genovese Giulio Rabagliati, autore del libro “Capriole nel cielo di Francia insieme agli assi della I Guerra Mondiale” – Quando si è sicuri di voler atterrare presentarsi sul ghiaccio sfiorando a circa 11.000 ft (3.350 metri, ndr)  le creste del Flambeau, del Doravidi e lo Chateau Blanch».

Il Soccorso Nazionale Alpino sul luogo del disastro, fra la neve la carcassa dell'elicottero

Il Soccorso Nazionale Alpino sul luogo del disastro, fra la neve la carcassa dell’elicottero

«Impostare il finale prendendo a riferimento le tracce degli sciatori (che spesso sono l’unica cosa visibile nel bianco abbacinante della neve) – suggerisce ancora Rabagliati – Normalmente si può toccare poco prima di queste e smaltire l’eventuale troppa velocità dirigendosi verso la Testa del Rutor (direzione Sud).
Spazio per atterrare ce n’é quanto se ne vuole e pertanto non sarà difficile scegliersi un tracciato che non infastidisca gli escursionisti.
Importante qui è raggiungere la sommità del ghiacciaio dato che l’aria rarefatta dei 3.300 metri ci renderà difficile il decollo e avremo bisogno di ogni metro di pista per staccare gli sci dalla neve.
Prima di decollare accertarsi che non vi siano sci alpinisti in prossimità della linea ideale di decollo.
Purtroppo, come spesso accade, dall’abitacolo dell’aereo fermo sulla sommità del ghiacciaio non è possibile vedere che il solo tratto iniziale della corsa di decollo».
Il ghiacciaio del Rutor naturalmente non è l’unico di cui si servono per atterrare e decollare i piloti di montagna il cui pioniere, l’84enne Cesare Balbis, 8.000 atterraggi in montagna, presidente e socio fondatore, nel 1971, della prima Associazione di piloti di montagna in Italia, riassume così l’emozione di infilarsi fra le montagne e posare i pattini del velivolo sulla neve candida: «il volo in montagna è per me talmente interessante e pieno di mistero che ancora oggi ogni volo mi entusiasma come il primo».

Commenti

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  • Giulio Rabagliati 1 marzo 2019

    Sarei Giulio Rabagliati . vi ringrazio per aver citato le mie esperienze.
    Grazie anche per aver citato il mio libro, il cui titolo è però “DA QUALCHE PARTE TRA LE NUVOLE -”
    Grazie ancora e complimenti per aver approfondito correttamente l’argomento.

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