Dalla Regione Lombardia si fa strada una Lega d’impronta radical-relativista?

giovedì 27 dicembre 16:01 - di Mario Bozzi Sentieri

Riceviamo da Mario Bozzi Sentieri e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,
la Lega di Matteo Salvini, il quale si appella al “Buon Dio”, esibendo, in piazza, il Rosario, lascia il campo ad un leghismo d’impronta radical-relativista? Alcuni recenti atti della Giunta regionale della Lombardia sembrano andare in questa direzione. Il 31 luglio, su proposta del Partito democratico, ma votata all’unanimità dal Consiglio regionale lombardo, a maggioranza di centrodestra, è passata la delibera che impegna la Giunta, guidata dal leghista Attilio Fontana, a dare ai minori di 24 anni la possibilità di ricevere, nei consultori pubblici e privati accreditati, consulenza gratuita e il metodo contraccettivo individuato come il più idoneo. Il 17 dicembre, la stessa Giunta della Regione Lombardia ha deciso di rendere possibile la somministrazione del composto abortivo RU486 in regime di Day Hospital, quindi senza la necessità del ricovero, andando così nella direzione di una ulteriore privatizzazione e banalizzazione dell’aborto, che per di più mette anche a repentaglio la vita della madre. Infine, il 19 dicembre, Affari italiani.it pubblica la notizia che la Giunta della Lombardia, “su proposta del consigliere Michele Usuelli del Gruppo +Europa con Emma Bonino si è impegnata a stanziare un milione di euro da destinare a Unfpa, l’agenzia delle Nazioni Unite sulla popolazione, al fine di promuovere interventi di family planning”, in particolare la distribuzione di contraccettivi a lunga durata per la popolazione dell’Africa
Queste iniziative d’impronta radical-relativista sconcertano non poco, tanto più se avvallate da un Movimento che si appella a “Dio, Patria e Famiglia” e si considera l’espressione di un’identità forte, spesso giocata sull’appartenenza cattolica, sulla difesa dei suoi simboli, dal crocifisso al presepe. La questione non è solo di principio, ma spiccatamente politica. Intanto perché la Lombardia non è una Regione qualunque. È il cuore del Settentrione ed è storicamente il nucleo centrale e fondante del leghismo, la base del suo consenso, il suo naturale contesto politico-amministrativo. D’altro canto, manifestare un’appartenenza, anche religiosa, vuole dire non solo fare una battaglia di principio quanto soprattutto, per chi abbia responsabilità politico-amministrative, declinarla nell’azione legislativa e nelle prospettive di lungo periodo.
Che fine hanno fatto gli impegni di Lorenzo Fontana, ministro leghista della Famiglia e della Disabilità ? A giugno, in un’intervista al “Corriere della Sera”, lo stesso Fontana dichiarava: “Voglio intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne ad abortire”, spiegando in particolare di volere “lavorare per invertire la curva della crescita che nel nostro Paese sta diventando davvero un problema”.
Proprio ora che perfino la rivista “il Mulino”, non certo espressione dell’integralismo cattolico, evidenzia, sul suo ultimo numero, una “questione demografica”, denunciando la disattenzione del Paese, cioè “di coloro che hanno responsabilità di leadership nella cultura, nella politica, nell’economia, nelle istituzioni e nella società in genere e che, in definitiva, indirizzano l’opinione pubblica”, sarebbe paradossale che la principale forza di centrodestra assecondasse quelle politiche restrittive della natalità, che tanti danni hanno provocato all’Italia.
In coerenza con certe scelte il prossimo passo, per la Lega, sarà di abdicare sulle questioni di genere, sul multiculturalismo, magari sul suicidio assistito ? Una linea chiara e coerente ha sempre unito l’azione disgregatrice di certa cultura radical-relativista. Cedere su un principio, significa, via via, aprire varchi difficilmente sanabili. E allora sarebbe la Caporetto culturale e politica della Lega. E forse l’inizio della sua fine.

Commenti

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  • Nicola 28 dicembre 2018

    Per quanto non abbia alcuna stima della Bonino e sia contro quasi tutte le iniziative di questi finti europeisti, bisogna sottolinerare che gli interventi di family planning e il controllo delle nascite in Africa subsahariana sono di importanza cruciale per il futuro non solo dell’Africa ma anche dell’Europa. Su questo i cattolici dovrebbero riflettere. Il controllo delle nascite in paesi quali la Nigeria è essenziale se si vuole costruire la pace e la sicurezza. Infatti è inevitabile che in nazioni dove in media una donna mette al mondo 6 figli, prima o poi sopraggiunga una carenza alimentare che sarà poi causa di guerre, calamità e migrazioni incontrollate. La Nigeria ha 200 milioni di abitanti di cui non si riesce a far fronte alle loro necessità, e nel giro di 30 anni potrebbero diventare 600 milioni. Per non parlare delle nazioni confinanti. Rischiamo che il futuro dell’Africa sia un continuo susseguirsi di carestie e guerre causate dalla sovrappopolazione. Ritengo sia da irresponsabili non affrontare il problema o affrontarlo con l’occhio ideologico di alcuni gruppi religiosi che non vogliono capire che i numeri sono numeri. Qualunque politica di contrasto a fame e povertà sarà destinata all’insuccesso perché se oggi riesci a sfamare 1 miliardo di persone, quando queste diventeranno 2 o 3 miliardi è ovvio che si ritornerà punto e a capo. Non voler vedere che, in mancanza di una politica di contraccezione e controllo delle nascite, questo sarà il destino dell’Africa è una folle cecità. Se poi si pensa di controllare le nascite convertendo alla castità un miliardo di africani subsahariani, mi sembra che questa ipotesi non meriti neppure di essere commentata.

  • Silver 28 dicembre 2018

    La popolazione mondiale non può continuare a crescere, rischiamo il collasso di questa povera terra, per questa ragione, condivido pienamente la politica di fornire contraccettivi anche alle popolazioni dove la natalità è altissima, tutti parlano di emissioni di CO2 ma nessuno si rende conto che non possiamo continuare a crescere esponenzialmente come popolazione, stiamo sfruttando già abbastanza questo povero pianeta. Non credo che l’Italia abbia bisogno di maggior natalità ma solo di una riorganizzazione dei servizi, in vista di una popolazione maggioritaria anziana.

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