Venezia, Leone d’oro a “Roma” del messicano Cuaron: zampata in faccia al cinema italiano

domenica 9 settembre 12:14 - di Priscilla Del Ninno

Anche stavolta dalla Mostra del cinema di Venezia arriva la cronaca di un palmares annunciato, fortemente voluto dalla giuria e ampiamente previsto da bookmakers e appassionati del toto-leoni che, ancora una volta, hanno incassato l’ormai immancabile prevedibilità dei risultati.  La giuria  della 75a Mostra del Cinema di Venezia, formata da Sylvia Cheung, Nicole Garcia, Trine Dyrholm, Paolo Genovese,Malgorzata Szumowska, Taika Waititi, Christoph Waltz, Naomi Watts e Guillermo del Toro, ha deciso al di là di ogni ragionevole dubbio che la palma del migliore fosse assegnata al messicano Cuaron, regista e sceneggiatore per Netflix del pluriapprezzato Roma. Dopo di lui, sul red carpet – e nella classifica dell’agone di celluloide – hanno sfilato Olivia Colman, attrice in The Favourite, insignita del premio per la migliore interpretazione femminile, mentre l’omologo riconoscimento al maschile è andato a Willem Dafoe per At Eternity’s Gate. Leone d’argento a Yorgos Lanthimos per The Favourite e miglior sceneggiatura scelta quella di The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Cohen. Infine, Premio speciale della giuria a Jennifer Kent per The Nightingale, e premio Marcello Mastroianni ad un attore emergente a Baykali Ganambarr per la sua interpretazione in The Nightingale. Insomma, cinema italiano a bocca asciutta. Ancora…

Venezia, il Leone ruggisce in messicano: vince “Roma” di Cuaron

Il regista Paolo Genovese si salva in corner e dichiara anacronisticamente che a lui piacerebbe vedere connazionali in prestito alla settima arte incoronati con l’alloro del migliore sulla croisette, a Berlino come al Lido, eppure la giuria di cui faceva parte non ha contribuito certo alla realizzazione di questo desiderio artistico confessato (forse per questo non è stato esaudito???)… Detto ciò, chapeau a Cuaron, che insieme al presidente di giuria veneziana, suo storico amico, Guillermo Del Toro, e in adunata con il cineasta Inarritu – altro nome noto e premiato al Festival della Laguna – formano l’inossidabile terzetto di Amigos, ha saputo far ruggire in messicano il Leone di Venezia. Il suo film, un affresco drammatico ispirato in parte alla vita del regista, cresciuto a Roma, un quartiere di Città del Messico, durante i disordini politici degli anni Settanta, rigorosamente girato in  bianco e nero, ha saputo mettere critica e sala, mercato e linguaggio estetico: è distribuito da Netflix, che da dicembre lo farà arrivare nei cinema prima, e lo renderà visibile online, dopo, e se ne parla già come di uno dei film che potrebbero giocarsela agli Oscar. Il resto fa già parte di un’edizione della Mostra sbrigativamente archiviata, che ha parlato assai poco in italiano, che ha gridato al sessismo delle selezione per quell’unica regista donna in competizione al Lido, e che per il resto ha trascinato sul red carpet giovani e assodate glorie d’oltreoceano, poca verve e un rituale festivaliero e agonistico che, dalle vetrine al podio, mostra evidenti segni di stanchezza…

Commenti

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  • paleolibertario 9 settembre 2018

    Ci vuole fegato per seguire tali manifestazioni… Certi eventi hanno per decenni indirizzato l’opinione della gente, in modo subdolo e moralista, ma adesso non fanno più presa come prima, le persone si sono stancate di ricevere sempre lo stesso messaggio “progressista”.

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