A Trento l’imam radicale che giustificò l’attentato a Charlie Hebdo

giovedì 27 settembre 10:08 - di Gabriele Alberti

Presenze inquetanti. È inaccettabile  che venga invitato ed ospitato come se niente fosse dalla Comunità islamica di Trento il controverso predicatore franco-tunisino salafita radicale, Bechir Ben Hassen. E’ quantomeno bizzarro che tra tante figure che potrebbero essere ospitate, la scelta sia caduta su una personalità dal profilo poco raccomandabile. E’ stato il Foglio a ricordare chi sia  l’imam in questione, ripercorrendo un curriculum che da solo basterebbe a tenerlo lontano dai nostro Paese. La comunità islamica di Trento non ha esitato ad accogliere – come apprendiamo dal Giornale- un imam che fu condannato per il sequestro dei suoi figli; che dichiarò che “tutti coloro che criticano il nostro profeta meritano la morte per impiccagione”; che è stato inoltre condannato a sei mesi di carcere per aver diffamato un professore universitario tunisino residente in Svizzera sui social network. Non basta: nel 2012,  fu arrestato in Marocco  con mandato di arresto internazionale per essersi rifiutato di concedere la custodia dei suoi quattro figli alla ex-moglie.

Di Bechir Ben Hassen parlò anche Le Parisien, in un articolo pubblicato nel marzo 2016, nel quale si raccontava del suo periodo come Imam della moschea di Villiers, dal 2007 al 2010, luogo noto per essere stato una fucina di jihadisti partiti dalla Francia alla volta del Medio Oriente. Il galantuomo ha approvato gli attacchi di Charlie Hebdo in una conferenza pubblicata il 10 gennaio 2015 su Internet. Insomma, di certo non si tratta di un rappresentante dell’Islam moderato…La cosa buffa, se non fosse inquietante è che mentre la sua presenza nel settembre 2015 in Canada  all’Università di Laval, Quebec City, scatenò le ire dei canadesi, la sua presenza in Trentino è passata inosservata. «È davvero sorprendente apprendere che quest’uomo, a cui è stata inibita la possibilità di predicare in Tunisia, rimosso da una moschea e arrestato nel 2013 dall’Interpol, abbia il diritto di venire a dire ai nostri accademici come prevenire la radicalizzazione. Per noi è chiaro: Bechir Ben Hassen non ha credibilità e non è il benvenuto in Quebec», tuonò senza mezzi termini la deputata canadese Nathalie Roy. Viva la faccia, una posizione chiara. Da noi? Chissà se i trentini hanno saputo che a casa loro si sia parlato tranquillamente di sharia e legge islamica, come se nulla fosse. Le istituzioni, il Comune di Trento ne erano al corrente?

Commenti

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  • Franco Cipolla 27 settembre 2018

    Io sono musurmano e nessuno me po’ tocca’, sto ner giusto, me l’ha detto pure allah.
    Pure si rubbo, stupro e nun pago er bijetto nessuno me fa gnente perche’ so protetto.
    Faccio quello che me pare, la legge mia se chiama la sharia. L’integrazione e’ na str…ata ce lo sa pure chi l’ha nventata. Pori scemi st’infedeli che co ste politiche dell’accoglienza (robba da ride a tutta panza), ce stanno a fa un favore de gnente… ce aiutano a invade l’occidente!!!
    Attenzione pero’ a sta destra che e’ razzista, mica scema come la sinistra, e si continua co’ st’andazzo prima o poi s’attaccamo ar caxxo!!!

  • Laura Prosperini 27 settembre 2018

    speriamo che il decreto sicurezza contempli anche la possibilità di espellere chi svolge o ha svolto attività terroristica (anche chi li ospita).

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