Per il sindacato Ugl il decreto dignità del governo va nella giusta direzione

venerdì 3 Agosto 16:20 - di

“Esprimo il mio vivo apprezzamento per l’approvazione del decreto dignità che, nella versione, emendata dalla Camera sembra andare nella giusta direzione”. Lo ha dichiarato in una nota il Segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone. Secondo il leader Ugl  il governo nel corso dell’esame a Montecitorio “ha saputo trovare il giusto equilibrio riguardo la stretta sui contratti a termine e la reintroduzione limitata dei voucher. Vanno nella direzione da noi auspicata anche gli incentivi al lavoro stabile che intendono promuovere l’occupazione giovanile e il giro di vite sulle delocalizzazioni aziendali”. Ma il sindacato nazionale Ugl stimola il governo a fare di più per il Mezzogiorno: “Nel Mezzogiorno il disagio socioeconomico è indice di una occupazione precaria, conseguenza di politiche territoriali inefficaci. Il fenomeno working poor fa da padrone: quelli occupati risultano comunque poveri e hanno difficoltà ad arrivare a fine mese”, ha detto Capone in merito al rapporto Svimez, in cui emerge che in 16 anni 1 milione e 883mila giovani hanno abbondato il Sud Italia. Nel 2017 la crescita dei posti di lavoro è stata determinata quasi esclusivamente da contratti a tempo determinato con un +61mila, mentre restano stabili quelli a tempo indeterminato con un irrilevante +0,2%. “Colpa del Jobs Act, per cui finiti gli sgravi fiscali, come era prevedibile, gli imprenditori non hanno rinnovato alcun contratto. Inoltre, dal 2010 al 2018 il numero di famiglie dove tutti cercano un lavoro è raddoppiato sensibilmente.” L’Ugl aggiunge: “Segno evidente di una cancrena sociale ormai avanzata. I nostri giovani del Sud sono i più colpiti: studiano, si istruiscono, eppure sono costretti a scappare dalle loro terre, dove non c’è il futuro che si meritano.  Pur tenendo conto delle diverse esigenze territoriali con il fine di colmare il gap tra nord e sud, c’è da fare una valutazione più ampia che riguarda i servizi socioassistenziali. Le periferie sono abbandonate a sé stesse, presentano una carenza di servizi, spesso sotto lo standard minimo nazionale. Per non parlare dei trasporti che rendono difficile ogni tipo di spostamento, arrecando danni ai cittadini e al turismo che impatta sull’economia locale”. Conclude Capone: “È vero che i privati investono, ma se mancano i finanziamenti pubblici, è difficile colmare tutte le lacune che questi territori presentano. Mi auguro che nell’agenda di governo rientri al più presto la questione meridionale, affinché s’intervenga con politiche economiche mirate. L’Italia funziona bene solo se si guarda alla sua interezza ed è per questo che lo sviluppo del Meridione deve passare da norme omogenee a livello nazionale.”

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