La Tunisia ci rifila greggio, materiali elettrici e criminali: 2.152 i detenuti tunisini

mercoledì 6 giugno 19:40 - di Paolo Lami

Sono i numeri a dirlo. Non gli slogan. Salvini ha ragione: la Tunisia esporta criminali in Italia. Come l’Albania, d’altra parte. E come il Marocco, la Nigeria e la Romania. Sono questi i paesi di provenienza, in cima alle classifiche, dei detenuti stranieri in Italia.

Le fredde statistiche che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria stila, mese dopo mese, mettendo numeri dietro numeri con il pignolo rigore di un ragioniere, dicono che, effettivamente, è così: accanto al greggio – che poi Tunisi si riporta a casa sotto forma di petrolio raffinato – insieme a chilometri di filo elettrico e a tonnellate di interruttori, pannelli di controllo, relè, fusibili, quadri elettrici e di automazione industriale, la Tunisia esporta in Italia, effettivamente, una bella risma di criminali tunisini.

I numeri del Dap sono eloquenti, incontrovertibili e aggiornatissimi, al 31 maggio 2018. E vengono sciorinati sul Portale del ministero italiano di Grazia e Giustizia, in maniera che tutti possano comodamente leggerli e farsi un’idea, dando conto di una realtà che neanche l’ambasciatore italiano in Tunisia, Lorenzo Fanara, frettolosamente convocato da un furibondo governo locale piccato per essere stato additato da Salvini, può negare.

Erano esattamente 2.152 i detenuti di nazionalità tunisina – 13 le donne – che, al 31 maggio 2018, quindi 6 giorni fa, dimoravano nelle nostre galere spesati da noi di tutto punto, vitto e alloggio gratis, e distribuiti, ma non equamente, in 20 regioni italiane. Considerando la velocità con cui entrano ed escono di galera, sicuramente i numeri andrebbero già aggiornati.

Erano il 10,8 per cento del totale dei detenuti stranieri in Italia che, al 31 Maggio, risultavano essere 19.929. Un problema nel problema.

«E’ innegabile che i detenuti stranieri di quell’area geografica abbiano una cultura diversa. Anche per noi – dice Alessandro De Pasquale, Segretario della Federazione Nazionale Ugl Polizia Penitenziaria – è necessaria una formazione,  anche nel linguaggio che, se sbagliato, può scatenare un evento critico. Oggi viene fatta una formazione molto superficiale da questo punto di vista. Il sistema penitenziario, da un punto di vista politico, si è rivelato pressappochista, facilone e decisamente fallimentare. Non si capisce perché questa formazione per gestire questo tipo di criticità venga fatta alle forze armate, alle altre forze di polizia ma non alla polizia penitenziara che deve tenere sotto controllo tutti quei soggetti che arrivano da quell’area geografica perche a rischio radicalizzazione».
In Calabria, a Rossano, c’è un reparto dedicato dove vengono gestiti i detenuti arrestati per terrorismo. Ma è chiaro – e si è visto – che l’ambiente carcerario è a rischio radicalizzazione.

Per quanto riguarda gli spazi è lo stesso Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a spiegare con pignola precisione che «i  posti sono calcolati sulla base del criterio di 9 mq. per singolo detenuto + 5 mq per gli altri, lo stesso per cui in Italia viene concessa l’abitabilità alle abitazioni».
Guardando i dati della bilancia commerciale siamo, effettivamente, il secondo partner di Tunisi, dopo la Francia, con 2,36 miliardi di dollari di valore dei prodotti importati – poco più della metà dei francesi – ma è, appunto, innegabile che la Tunisia ci rifili anche, assieme a materiale elettrico e greggio di petrolio, brutti avanzi di galera.
Parliamoci chiaro, è gente che nessuno ha invitato qui in Italia. E che ora ci ritroviamo a dover gestire e mantenere compresi i costi di giustizia.
Gli imputati tunisini in attesa di sentenza sono 702, i condannati 1.444, gli “internati”, cioè i detenuti sottoposti a misura di sicurezza, sono 6.
È innegabile che i detenuti tunisini non guidino la “speciale” classifica del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria al cui vertice si trovano saldamente ancorati i 3.686 carcerati di nazionalità marocchina seguiti dai 2.568 detenuti romeni a loro volta tallonati dai 2.526 albanesi reclusi.
Ma è altrettanto innegabile che i 2.152 reclusi tunisini nelle carceri italiane rappresentino una notevole realtà delinquenziale  rispetto perfino ai 1.244 nigeriani al cui Paese di origine la Tunisia strappa il quarto posto nella non proprio onorevole classifica stilata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria italiana.
D’altra parte è cosa nota e anche ampiamente scritta e ripetuta fino alla noia perfino da quotidiani che non possono  propriamente definirsi “salviniani come La Stampa che, nel 2017, a causa del sovraffollamento delle carceri tunisine, vennero rilasciati e messi in libertà migliaia di detenuti2.700 secondo alcune stime – molti dei quali decisero, giustamente, viste le generose e suicide politiche di accoglienza testardamente perpetrate del centrosinistra italiano, di venire nel nostro Paese. Chi a farsi la bella vita a spese nostre. E chi a delinquere.
La Stampa, all’epoca, mandò  in Tunisia uno dei suoi migliori e più onesti inviati, Nicolò Zancan. Che raccontò, in un reportage di eccezionale chiarezza e dal titolo inequivocabile (“Tunisia, tra gli ex detenuti in fuga via mare verso l’Italia: “La Guardia costiera ci lascia passare”) come quella faccenda fosse, in realtà, abilmente orchestrata dallo Stato tunisino che ora finge di inalberarsi.
«È un gioco politico. Lo sanno tutti. Noi facciamo la nostra parte – raccontava uno scafista al cronista de La Stampa – il presidente (tunisino) chiederà soldi all’Italia per chiudere la rotta. In questo momento i viaggi costano poco perché la Guardia costiera ci fa passare. Sono loro che decidono se il mare è aperto o è chiuso. Adesso è aperto. E noi andiamo. Ogni dieci ragazzi che carico, due sono appena usciti di prigione».
La Stampa dava conto, in quel dettagliatissimo pezzo, anche delle prigioni che avevano spalancato le porte: «il 23 luglio in Tunisia sono stati liberati 1645 carcerati, altri 1027 il 13 ottobre. Sono usciti dalle carceri di Mournaguia, Borj Amri e Siliana».
Il responsabile di quelle “fughe” di massa aveva anche un nome e un cognome. Che La Stampa fece senza suscitare alcun disagio fra quelli che oggi cercano di azzannare al collo Salvini per aver detto la semplice verità sulla provenienza geografica dei detenuti stranieri in Italia: «il presidente della repubblica tunisina Beji Caid Essebsi, un ex-avvocato, concede indulti ogni anno». Cioè colui che oggi si risente, convocando l’ambasciatore italiano a Tunisi, per le parole pronunciate da Salvini.
Ma c’è un altro aspetto perfino più preoccupante nei rapporti con la Tunisia che Salvini ancora non ha sollevato. Ed è il contributo che la Tunisia ha involontariamente dato, in termini di combattenti, all’Isis.
La maggioranza dei 16.287 foreign fighters che sono andati in Siria a ingrossare  le fila dei terroristi del sedicente Stato islamico  dell’Isis sono partiti proprio dalla Tunisia: esattamente 3.000 terroristi, il 18,4 per cento del totale.
E non lo dice Salvini. Lo ha detto e lo ha anche messo nero su bianco la Faft, la Financial Action Task Force, ovvero il Gruppo intergovernativo di Azione Finanziaria fondato nel 1989 a Parigi dai Paesi del G7, per promuovere l’effettiva attuazione di misure legali, normative e operative nella lotta contro il riciclaggio di denaro e altre minacce all’integrità del sistema finanziario internazionale e poi costretto, nel 2001, ad ampliare velocemente il suo focus per affrontare la sfida della ricostruzione dei flussi finanziari attraverso i quali le organizzazioni terroristiche finanziano le proprie azioni.
Nel suo “Isil Financing Report” del 27 febbraio 2015 la Financial Action Task Force piazza sul podio, in cima alla lista dei 43 Paesi che, in qualche maniera, hanno alimentato il terrorismo lasciandosi scappare i propri foreign fighters, proprio la Tunisia. Seguita, a una certa distanza, dall’Arabia Saudita. Il problema è che c’è un solo detenuto saudito ristretto in un carcere lombardo. Mentre ci sono 2.152 detenuti tunisini sparpagliati nei 190 carceri italiani, la dove il rischio di radicalizzazione è altissimo. E la quasi totalità sono arrivati a bordo dei barconi.
Commenti

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  • Giovanni Acquaviva 7 giugno 2018

    Oggi l’ineffabile paolo liguori, ospite di la7, ha avuto il coraggio di dire che è vero quello che dice Salvini, ma, anche se lo sanno tutti, un ministro dell’interno non lo può dire. Non ho capito cosa dovrebbe fare, secondo lui, ringraziare la grande e democratica tunisia per l’aristocrazia che ci manda in qua?

  • Gianni 7 giugno 2018

    Manca nell’articolo la proporzione numerica tra la popolazione della Tunisia e i delinquenti tunisini in Italia. Se si tenesse conto di tale proporzione, rispetto ad altri popoli, salterebbe all’occhio che i tunisini sono “più delinquenti” degli altri. Se però lo Stato Italiano allontanasse con le buone o con le cattive i tunisini delinquenti e si tenesse i tunisini “a posto”, la Tunisia sarebbe molto meno penalizzata. Allo stato attuale delle cose invece la Tunisia appare come un Paese ad alto rischio di esportazione delinquenti. Discorso particolarmente interessante sarebbe quello di analizzare quanti sono i tunisini che vivono legalmente in Italia beneficiando di assegni sociali, case popolari, esenzioni di ogni tipo perché si dichiarano poveri mentre al loro Paese hanno beni mobili e immobili di tutto rispetto.

  • C. Brandani 7 giugno 2018

    D’altronde è stato lo stesso Governo tunisino a diramare, urbi et orbi, l’informazione che fra i migranti sui barconi provenienti dalla Tunisia si sarebbero imbarcati molti delinquenti ex detenuti nelle loro carceri e liberati per fronteggiare nuovi condannati da recludere. Di che si lagnano ora non è dato sapere. Salvini ha detto, in poche righe, la sacrosanta verità.

  • Giovanna De Canio 7 giugno 2018

    2152 criminali che pesano sulle spalle dei contribuenti italiani: parafrasando Marco Tullio Cicerone, fino a quando il governo di Tunisi abuserà della “fessaggine” del Bel Paese ???

  • giovanni vuolo 7 giugno 2018

    ERAVAMO UN PAESE FELICE. E NESSUNO CE LO AVEVA REGALATO, MA ABBIAMO PAGATO UN CARO PREZZO IN TERMINI DI MARTIRI. POI E’ SOPRAGGIUNTA L’IDEOLOGIA DI SINISTRA, BUONISTA (VERSO GLI ALTRI), ACCONDISCENDENTE VERSO LE FRANGE EVERSIVE, E CHI PIU’ NE HA, PIU’ NE METTA. LA NOSTRA ISOLA FELICE , DI COLPO E’ DIVENTATA UN COVO DI BRIGANTI DI TUTTE LE RISME E PROVENIENZA; ED OGGI, MENTRE IN TUNISIA, ROMANIA, ALBANIA SI DORME PIU’ TRANQUILLI, A CASA NOSTRA NON BASTA NEMMENO PROTEGGERSI COL CHIAVISTELLO. E GUAI A DIFENDERSI DAI MALINTENZIONATI !!!! SAREBBE UN RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE.

  • GENNARO TERMINE 7 giugno 2018

    NON MI RIESCE DI GIUSTIFICARE IL RISENTIMENTO DEL GOVERNO TUNISINO
    PER LA VERITIERISSIMA ESTERNAZIONE /LAMENTAZIONE DEL MINISTRO SALVINI !!
    CIO’ CHE MI SCONCERTA, POI, SONO LE INTIMAZIONI AL SILENZIO CHE I SINIS******
    E GLI ECCLESIASTICI DELLA STESSA “PASTA” OSANO PORRE AL GRANDE SALVINI, CUI RINNOVO TUTTA LA MIA AMMIRAZIONE E SOSTEGNO; E CREPI CHI TENTA DI NEGARE L’EVIDENZA !!!!!!!!!!!!

  • fabio dominicini 7 giugno 2018

    A parte la Nigeria dove da oltre 20 anni c’è una guerra etnica fra una decina di tribù per lo sfruttamento delle ricchissime risorse del paese ( ma sono affari loro ! ), in Tunisia,Marocco,Senegal,Romania non ci sono conflitti.
    Perché non affrontiamo una spesa una tantum e non rimandiamo a casa tutti coloro che hanno commesso delitti ?

  • Bonfante Lorenzo 7 giugno 2018

    Ma perché Salvini non si accorda di portarli nel loro paese a scontare le varie condanne, anche pagando così ci liberiamo noi

  • eddie.adofol 7 giugno 2018

    grazie a quei bastardi buonisti della sx bergoglio Berlusconi arcobaleno centri sociali boldrini, potessero mori prima de mò.

  • Dario Maggiulli 7 giugno 2018

    AGGHIACCIANTE !!! — SUBITO ACCORDI SEVERISSIMI CON GLI STATI PRODUTTORI DI CRIMINALI ___ 8,32 – 7.6.2018

  • Angelo 7 giugno 2018

    Bloccare gli ingressi e rispedirli al loro paese !

  • Giuseppe Forconi 7 giugno 2018

    A misura d’occhio, calcolando i 16.000 nelle varie prigioni piu’ quelli che ancora sono uccel di bosco e gironzolano liberi per il territorio circa un altro 18/19.000 siamo intorno ai 35.000. Qui’ bisogna metterci quelli della Nigeria, Somalia, Kenia, Senegal, dalla parte dell’oriente come India, Bangladesh,Iran, Pakistan ecc, ecc, arriviamo, sempre ad occhio e croce, ad un totale di 1.700.000. Questi naturalmente sono quelli che vivono sulle spalle del governo poi non dimentichiamo quelli che vivono rubando e spacciando. Conclusione, un appello a Salvini, certo che hai un gran bel cavolo di lavoro, sperando che riuscirai a mandarli tutti a casa, oltre che lottare contro i benpensanti e i tolleranti, la Boldrini, l’ONG, la Bonino, il PD, l’anpi, il Vaticano e tutte quelle associazioni che straripano di comunisti.

  • Dany 7 giugno 2018

    Tutto questo lascia senza parole! Mi meraviglio di come i buonisti dell’altro ieri abbiano tradito il popolo italiano prendendoci tutti in giro con la loro falsa e PERICOLOSA misericordia!!!!
    Non sarà facile per Salvini, ma è certo che noi italiani onesti gli riconosceremo ogni gesto d’impegno che dimostrerà per liberarci da una parte di criminalità importata da ogni dove, che ci infanga e colpisce, oltre che pesare alle tasche, visto che questi importanti numeri emergono da centri di reclusione già abbastanza saturi…

  • ADRIANO AGOSTINI 7 giugno 2018

    Certo che ha ragione Salvini; ha ragione da vendere. Basti fare un piccolo ragionamento: un biglietto aereo Tunisi-Roma costa 150 euro andata e ritorno, mentre un passaggio in barcone costa 2.500 dollari. Chi preferisce venire in barcone, con tutti i disagi e i pericoli, lo fa perché o non ha il passaporto (ritirato perché carcerato) o non vuole essere controllato alla dogana. Ergo: è uno che ha da temere controlli quindi non è una persona per bene, è un delinquente. E il ministro tunisino farebbe bene a tacere.

    • GENNARO TERMINE 7 giugno 2018

      BRAVISSIMO, ADRIANO AGOSTINI : CONCORDO TOTALMENTE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Aldo Barbaro 7 giugno 2018

    Perché in Italia non si instaurano campi di lavoro in cui i detenuti siano quotidianamente impegnati per almeno otto ore in modo da pagarsi “il vitto e l’alloggio nelle patrie galere? E’ ora di finirla con il buonismo.Nei loro paesi di origine le autorità non sono molto tenere!

  • Angela 7 giugno 2018

    Quindi il buon Salvini ha detto la verità,come sempre.

  • Rapanelli Giorgio 7 giugno 2018

    Anche Castro, tra i tanti detenuti liberati e spediti negli USA, mandò un bel numero di criminali e di spacciatori…

  • TonyHope 7 giugno 2018

    Bloccare tutti gli arrivi, selezionare le persone in base ai requisiti e rispedire a casa tutti quelli che nel nostro Paese non ci fanno proprio un bel niente.

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