La flat tax torna al centro del dibattito: ecco cos’è e come si attua

lunedì 23 aprile 16:31 - di Milena De Sanctis
Flat tax

È stata il cavallo di battaglia del centrodestra durante l’ultima campagna elettorale e ora la flat tax è tornata al centro del dibattito politico. Ideata per la prima volta nel 1956 dall’economista statunitense Milton Friedman, la flat tax è, letteralmente, una “tassa piatta“, ovvero un sistema fiscale non progressivo, basato su un’unica aliquota fissa. La Lega, in particolare, ha elaborato una proposta di flat tax al 15% dal 2019, con 3mila euro di deduzione fissa per ogni componente del nucleo. Una soluzione che andrebbe a sostituire l’attuale imposta sul reddito, basata su aliquote che vanno dal 23 al 43%.

 Flat Tax, come funziona

Ciò vuol dire che si pagherà il 15% su tutte le tasse? «No – spiega la Lega – il 15% è solo l’aliquota relativa all’imposta diretta sui redditi delle persone fisiche e delle società. Sono escluse le altre imposte, tasse e tariffe». E a chi bolla la flat tax come incostituzionale – in quanto non prevederebbe la progressività dell’imposta – la Lega replica sostenendo che il sistema elaborato «prevede comunque 3 scaglioni di reddito a cui viene applicata una deduzione fissa di tremila euro, garantendo così la progressività dell’aliquota sulla base del reddito personale e dei componenti del nucleo familiare».

Copertura

A suscitare la maggior parte delle polemiche sulla flat tax, però, è soprattutto la presunta mancanza di coperture finanziarie. Per poter applicare la flat tax alle persone fisiche – stima il responsabile economico del Carroccio Armando Siri – servirebbero circa 40 miliardi. Tale somma, secondo la Lega, potrebbe essere ottenuta sommando imposte derivanti dall’economia sommersa, maggior incasso Iva, imposte dei nuovi occupati e rottamazione delle cartelle Equitalia.

 

Commenti

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  • Laura Prosperini 24 aprile 2018

    è un tema molto importante, centrale nell’Economia di uno Stato in modo speciale per l’Economia di uno Stato Sovrano.
    La progressività è più equa e giusta (oltrechè logica) la stessa % pesa in modo molto ma molto diverso a seconda del reddito percepito (facile fare esempi).
    Per cuiho dubbi sulla flat tax.
    Inoltre in un mondo capitalistico come quello attuale basato sui consumi la stessa andrebbe, necessariamente, correlata alla c.d. “propenzione al consumo marginale” delle varie fascie di reddito.
    Inoltre sarei contraria nettamente (come donna di destra sociale) ad una flat tax che metta in difficoltà lo Stato che implichi, cioè ulteriori dannate e distruttive privatizzazioni (cioè cedere beni pubblici ai soliti noti banchieri americani e/o tedeschi).
    In questo caso mi schiererò contro senza se e senza ma.
    Dovrebbero, per scongiurare ciò, contestualmente alla flat tax vietare, si, vietare le privatizzazioni (che vuole l’euro-pa).
    Quindi se la flat tax non è la premessa ad ulteriori devastazioni dello Stato Italiani allora, fermo restando la Costituzionalità, se ne può parlare, ponderandola diversamente a seconda dei tre (meglio sarebbero 5) scaglioni.
    Per la rottamazione: come non essere d’accordo! Equitalia (ora anche l’Agenzia delle Entrate) ha ucciso decine di imprenditori e cittadini inducendoli al suicidio) tra l’altro senza, ovviamente, riuscire a ricavare un soldo bucato (n.b.legiferare contestualmente, per evitare ulteriori suicidi, l’impignorabilità totale della prima casa!).
    Deve essere un vero e proprio “stralcio” (senza alcun interesse) magari dando a Monte Paschi Siena (epurata dalle ultime nomine piddine) la gestione.
    Prestiti con garanzia dello Stato (minibot) agli importi, al netto degli interessi, decurtati del 50/70% (sempre correlandoli alla fascia di reddito/scaglione.

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