Lasciate in pace Lucio Battisti. Perché lui comunque era di destra

9 Set 2017 15:14 - di Fabio Sabbatani Schiuma

Basta: lasciatelo in pace Lucio Battisti! Capisco che Lucio faccia sempre notizia. Soprattutto oggi, nella ricorrenza del 9 settembre. Ma non per questo si possono inventare frottole. Nè si possono scrivere sciocchezze. Esattamente 19 anni fa, Lucio Battisti ci lasciava. In punta di piedi. In perfetto silenzio: quel silenzio che sempre aveva gelosamente custodito per la sua vita privata. Una brutta malattia, non confidata a nessuno, neanche al papà, se l’era portato via. Già da tempo Lucio rifuggiva la ribalta. Chiuso a riccio in un esilio voluto. E non parlava con i giornalisti. Li scacciava, se poteva. Li chiamava ‘rompiballe’. D’altronde, tranne qualche eccezione, era gente che non aveva mai amato. Così come loro non avevano mai amato lui. Irriso, deriso, un cantante senza voce, lo definirono in tanti, magari anche (pseudo) critici musicali. Veleno che nascondeva livore. Perchè la sua colpa era, in realtà, un’altra. La colpa di Lucio era quella di non essere un ‘allineato’, di non essere un artista ‘politically correct’. Ma, veleno e livore erano inutili. Battisti era fatto così: prendere o lasciare. Mai e per nulla disposto a farsi mettere in bocca gli slogan propagandistici di quegli anni. Mai favorevole alle passerelle e sempre lontano dalle feste dell’Unità. Perciò era fuori. Out. Fuori dal coro. E dagli osanna. Anche se poi, in verità, hanno preso a celebrarlo anche da sinistra. Da morto. Persino alcuni epigoni dei “compagni che sbagliano”. Forse ricordando che pure nel covo delle Brigate Rosse a via Monte Nevoso a Milano, furono trovati i suoi dischi. Già, per Lucio, parlavano sempre e solo le sue canzoni. Quelle sue ‘emozioni’ e quei suoi ‘pensieri’: note sublimi che il maestro Mogol rivestì di ‘parole’. Certo è che molti “sinistri”, radical-chic, non lo amavano. Tutt’altro. Lo detestavano. Ma di fronte ai milioni di dischi venduti e ai continui primi posti nelle hit parade, non hanno potuto decretarne l’oblio. Cosicchè, anche in quest’anniversario della sua scomparsa, siamo inondati di articoli che lo ricordano. Ma non per le sue canzoni, non per il suo genio musicale. Solo per affermare, gridare che non era fascista. Che non finanziava nessuna organizzazione missina, che era al massimo un anticonformista. Qualcuno ha pure scritto che era radicale. Già, chissà, col tempo arriveranno a dire che in fondo in fondo, era anche ‘compagno’. Che a ben guardare, quei sempre eleganti foulards che indossava, erano in realtà fazzoletti rossi, cui la tv in bianco e nero non rendeva giustizia. Beh, allora, voglio raccontare cosa mi disse il suo papà Alfiero, quando nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio, nel 2004, come vicepresidente del Consiglio comunale di Roma, lo invitai per donargli una targa con la scritta: “In ricordo del suo e del nostro caro angelo”. Si, perchè all’epoca, quando morì Lucio, appena eletto consigliere comunale nel 1997, ne feci tante di iniziative per rendere onore a quella meravigliosa ‘Anima latina’. Serate e concerti alla memoria con Roberto Pambianchi, splendida voce similbattistiana del ‘Canto Libero’ e il maestro Giandomenico Anellino: tutti contatti che mi fornì Mauro Mazza. E ancora, un parco dell’Infernetto chiamato ‘I giardini di marzo’. Fino a riuscire a intitolargli una strada a Roma, ‘Largo Lucio Battisti’, nel 2004. Con grande difficoltà e solo grazie al compianto assessore alla cultura Gianni Borgna, un gentiluomo di grande onestà intellettuale. Non riuscì però a fare intitolare a Battisti una delle sale dell’Auditorium, che all’epoca prendeva forma. Dai banchi della maggioranza veltroniana mi risposero, “no, era troppo esposto politicamente”. Allora, lasciatemi ricordare cosa mi rispose Alfiero Battisti quando gli domandai, perché lo feci, qualcosa sull’eterno dibattito a proposito delle idee politiche del figlio: “Lucio? Scherzi? Era di destra, eccome. E la chitarra che gli spaccai perché non voleva andare a lavorare all’Ibm, beh…gliela ricomprai dopo dopo due settimane. Che dovevo fare, figlio mio, lui voleva fare il cantante”. Riposa in pace Lucio e abbraccia tuo papà.

 

 

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Commenti

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  • Mario RESCIGNO 13 Dicembre 2019

    Questa di Lucio, spacciato per FASCISTA è una solenne FESSERIA.
    Semplicemente NON ERA SCHIERATO.
    Negli anni 70 i cantanti schierat erano tendenzialmente di SINISTRA ( in primis Francesco DE GREGORI, che pure subì contestazioni dai Compagni al Palalido ).
    Lucio stava fuori da qualsiasi schieramento ed era un CANTAUTORE LIBERO.