«No al centro d’accoglienza a Tiburtina»: FdI lancia la mobilitazione

18 Gen 2017 13:38 - di Gigliola Bardi

Una raccolta di firme tra i cittadini per dire no all’apertura del centro di accoglienza nei pressi della Stazione Tiburtina, a Roma. A lanciarla è Fratelli d’Italia, che punta a dare vita a un vero e proprio referendum.

Un costo di 500mila in ristrutturazioni 

L’appuntamento è per la mattina di sabato 21 a Piazza Bologna, per dare voce ai cittadini contro quella che si connota come «una decisione presa dall’alto che – spiega il consigliere comunale di FdI, Maurizio Politi – aggraverà ulteriormente la situazione,  già pessima, del quadrante». Il piano del Campidoglio prevede la ristrutturazione del Ferrhotel, un vecchio albergo nei pressi della Stazione Tiburtina. Un’operazione che costerà 500mila euro. «L’ennesima beffa ai danni dei cittadini romani», commenta ancora Politi, che ha promosso l’iniziativa di protesta insieme al capogruppo e al vicecapogruppo del partito al Municipio 2 Giuseppe Scicchitano e Sandra Bertucci.

Nel centro previsti 150 immigrati 

«Con un bilancio, lacrime e sangue, che il Comune si appresta a varare con tagli a tutti i settori più rilevanti, è paradossale che piuttosto che incrementare le politiche sociali per i romani in difficoltà, l’assessore al Welfare, Laura Baldassarre, in accordo il sindaco Virginia Raggi, abbia previsto di ristrutturare un hotel da destinare all’accoglienza di circa 150 migranti transitanti», fanno notare i tre esponenti di FdI. «Un sistema folle», che il M5s sostiene «esattamente come il Partito democratico con la presidente del Municipio, Del Bello». Una conferma di come «il M5s è figlio delle peggiori ideologie della sinistra»

La Stazione Tiburtina in una situazione già critica

«In una zona in preda al degrado come la Stazione Tiburtina – concludono Politi, Scicchitano e Bertucci – la previsione di un ulteriore centro di accoglienza è la dimostrazione che esistono ancora amministratori, che per mancata conoscenza della realtà o peggio ancora in mala fede, non si arrendono al fallimento di un modello di integrazione che ha generato solo corruzione e insicurezza tra i cittadini». 

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