Terremoto: FdI chiede lo stop di tutte le tasse per le popolazioni colpite

8 Set 2016 16:06 - di Guido Liberati

Una mozione «per impegnare il governo a mettere in campo una serie di interventi, dall’uso del jackpot del superenalotto all’esenzione delle tasse, e aiutare le popolazioni colpite dal terremoto». A presentarla è il gruppo di Fratelli d’Italia in una conferenza stampa alla Camera. «Chiediamo – dice la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni – che venga immediatamente calendarizzata e speriamo che una volta tanto possa realizzarsi una trasversalità fra i gruppi parlamentari in grado di mettere da parte le beghe di partito». Tra le misure chiave messe nero su bianco nella mozione, spiega Rampelli, anche «la ricostruzione di tutti gli edifici con criteri antisismici ma nel pieno rispetto dell’identità urbanistica e architettonica, lo stop del pagamento delle tasse fino alla fine della ricostruzione» nonché «la realizzazione delle infrastrutture adeguate a garantire un efficace e tempestivo sistema di soccorsi».

FdI chiede la discussione immediata della mozione

«Alla prossima conferenza dei capigruppo – ha detto il capogruppo di FdI Fabio Rampelli – chiederemo che la mozione, la prima presentata alla Camera dei deputati sul tragico evento, venga calendarizzata in aula urgentemente, anche per evitare posizioni generaliste e pasticciate del governo. “Quello che è successo, per il tributo di vite spezzate e per l’entità distruttiva del sisma – ha concluso Rampelli – ha diritto di priorità su qualunque altro argomento».

Il testo integrale della mozione di FdI sul terremoto

«La Camera,
premesso che:

nella notte dello scorso 24 agosto un terremoto di magnitudo 6.2 ha colpito alcune Regioni italiane, con epicentro nei comuni laziali e marchigiani di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, poi seguito da centinaia di scosse di assestamento;

nel terremoto hanno perso la vita 295 persone, 386 sono state ferite, mentre 238 persone sono state estratte illese dalle macerie;

il sisma ha causato la distruzione pressoché completa di interi Comuni e loro Frazioni, tra i quali Amatrice e Accumoli in provincia di Rieti, Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Montegallo e Montemonaco in provincia di Ascoli Piceno, oltre che seri danneggiamenti di edifici pubblici e privati in numerosi Comuni del Lazio, dell’Abruzzo, delle Marche e dell’Umbria;

la tempestività e l’operatività dei soccorsi sono state gravemente compromesse dalle condizioni del territorio, aspro per morfologia e con strade – in particolare la statale Salaria – percorribili con difficoltà sia a causa del sisma sia per il suo mancato raddoppio (in programma da decenni e mai realizzato), tanto che secondo quanto dichiarato dal capo della Protezione civile il sistema «si è reso pienamente operativo alle 7 del mattino», mentre in alcune zone colpite i militari e la protezione civile sono riusciti ad arrivare solo dopo 7/8 ore dalla prima terribile scossa;

l’unica arteria di collegamento nei tratti interessati è infatti ridotta a un eterno cantiere, i lavori di ammodernamento e ampliamento vanno a rilento per problemi sorti con la ditta appaltatrice, per gli interventi della Sovraintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio e per il fermo causato da presunte collusioni con la mafia rilevate nelle indagini svolte dalla magistratura di Catania, fatto sta che il termine per il completamento dei lavori, calendarizzato per il 2017, sembra ora slittare a data da destinarsi anche a causa dei danni prodotti dall’evento calamitoso dello scorso 24 agosto;

il soccorso sanitario dei feriti è stato reso ancora più complicato dai danni riportati nel sisma dall’Ospedale di Amatrice, che negli anni precedenti aveva rischiato di subire un declassamento in ‘casa della salute’;

nella notte del terremoto, subito dopo la prima e più violenta scossa le comunicazioni telefoniche hanno subito un arresto che ha impedito alle vittime di chiedere aiuto mentre la zona non è sufficientemente coperta dai gestori di telefonia mobile probabilmente perché non ritenuta commercialmente interessante;

per la sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica, l’Italia è la nazione a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, nella quale quasi la metà del territorio – dove vive il 40% per cento della popolazione – è soggetta a un grado di rischio particolarmente elevato;

dal 1900 a oggi in Italia si sono verificati ben sessanta terremoti che hanno provocato danni gravi, venti dei quali hanno avuto effetti distruttivi tali da causare la morte di centoventimila persone oltre che la devastazione di interi centri urbani e la paralisi per anni delle attività produttive nelle aree colpite;

è necessario, inoltre, realizzare campagne di educazione nelle scuole e tra gli adulti sul tema del rischio sismico e in merito ai comportamenti da adottare in caso di emergenza, considerato che secondo alcuni studi una percentuale tra il venti e il cinquanta per cento dei decessi in occasione dei terremoti è causata da comportamenti sbagliati dei cittadini durante l’evento sismico;

dopo il terremoto del 2002 in Puglia e Molise è stata emanata l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, recante «Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica», con la quale l’intero territorio nazionale è stato diviso in quattro zone a diversa pericolosità, eliminando le zone non classificate;

il provvedimento ha dettato i principi generali sulla base dei quali le Regioni, delegate dallo Stato in base al Testo Unico delle norme per l’edilizia, devono adottare la classificazione sismica del territorio, compilare l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione a una delle quattro zone a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato l’intero territorio nazionale;

in base alla zonizzazione prevista dall’ordinanza del 2003 la zona 1, «a sismicità alta» nella quale ricadono 708 comuni, è la zona più pericolosa, soggetta al probabile verificarsi di fortissimi terremoti; nella zona 2, «a sismicità media» che comprende 2.345 comuni, possono verificarsi forti terremoti; nella zona 3, «a sismicità bassa», composta da 1.560 comuni, possono verificarsi forti terremoti ma con frequenza rara, mentre nella zona 4, che in base alla nuova classificazione include le aree precedentemente non catalogate, è considerata «a sismicità molto bassa», comprende 3.488 comuni dove i terremoti sono rari e la decisione se prescrivere o meno la progettazione antisismica è lasciata alle singole Regioni;

l’Ordinanza del 2003 è stata aggiornata con l’OPCM n. 3519 del 28 aprile 2006;

in seguito al terremoto che ha coinvolto il comune del l’Aquila e i comuni limitrofi il 6 aprile del 2009, con il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, è stato istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze il Fondo per la prevenzione del rischio sismico, con una dotazione di 44 milioni di euro per l’anno 2010, 145,1 milioni di euro per l’anno 2011, 195,6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, 145,1 milioni di euro per l’anno 2015 e 44 milioni di euro per l’anno 2016;

le somme stanziate, stando a quanto riportato sul sito della protezione civile, rappresentano solo una minima percentuale, «forse inferiore all’1%, del fabbisogno necessario per il completo adeguamento sismico di tutte le costruzioni, pubbliche e private, e delle opere infrastrutturali strategiche»;

inoltre, allo stato attuale i finanziamenti si esauriscono con l’anno in corso;

all’indomani del terremoto, il 25 agosto, il Consiglio dei Ministri ha chiesto al Ministro dell’economia e delle finanze di adottare il decreto per il differimento del pagamento dei tributi per i soggetti residenti nei Comuni nei quali il terremoto ha provocato danni strutturali di gravità tale da impedire l’assolvimento degli obblighi fiscali da parte dei cittadini;

in Italia sono oltre ventiquattro milioni le persone che vivono in zone ad elevato rischio sismico,

impegna il Governo,

a riperimetrare la lista delle località colpite dal sisma del 24 agosto esentate dal pagamento dei tributi, rettificando la lista presentata al ministro dell’economia e delle finanze dalla quale risultano esclusi molti comuni danneggiati e comunque sismicamente a rischio, adottando criteri selettivi oggettivi;

a favorire una rapida ricostruzione di tutti gli edifici danneggiati dal sisma, secondo i più aggiornati criteri anti-sismici ma nel pieno rispetto dell’identità urbanistica e architettonica dei luoghi, senza distinzione tra edifici di residenti e non residenti;

a disporre in favore delle popolazioni interessate la sospensione dei pagamenti di tasse e tributi fino alla fine della ricostruzione e ad attivarsi con somma urgenza per ricostruire il tessuto produttivo e industriale delle aree colpite dal sisma affinché si possa rimettere in moto l’economia locale;

a prevedere in favore di tutti i proprietari di case ricadenti nella zona “1” ad alto rischio, sull’intero territorio nazionale, la defiscalizzazione degli interventi volti a mettere in sicurezza la propria abitazione adottando criteri antisismici;

a dare priorità, nel finanziamento diretto e indiretto dello Stato, alla realizzazione delle infrastrutture adeguate a garantire un efficace e tempestivo sistema di soccorsi: realizzazione ferrovie, aeroporti, eliporti, costruzione o modernizzazione strade, consolidamento viadotti e gallerie, conclusione delle opere in corso;

a valutare l’ipotesi che il montepremi dell’attuale estrazione del superenalotto in favore delle popolazioni colpite dal sisma dello scorso 24 agosto e degli interventi di ricostruzione;

a mantenere la piena operatività degli ospedali delle zone in oggetto, dando precisi indirizzi alle regioni affinché nei piani di riordino, razionalizzazione e riclassificazione, non vengano sguarnite di strutture sanitarie adeguate a garantire la salvaguardia della vita umana e la tempestiva assistenza;

a garantire attraverso precisi accordi con i gestori di telefonia mobile la copertura delle comunicazioni nelle stesse zone, anche se commercialmente poco interessanti, con ogni strumento e tecnologia possibili e a inserire nelle concessioni l’istituzione di aree wi-fi per scongiurare ogni rischio d’isolamento con possibili drammatiche conseguenze;

a promuovere campagne d’informazione per migliorare la conoscenza del fenomeno sismico e realizzare una riduzione del rischio al verificarsi dei terremoti, mettendo in atto una costante e incisiva azione di informazione e sensibilizzazione volta a diffondere una cultura della prevenzione sismica nella popolazione e da parte degli amministratori pubblici;

a realizzare un costante monitoraggio del territorio ai fini del tempestivo aggiornamento della classificazione sismica e della relativa normativa, valutando adeguatamente il pericolo al quale sono esposti il patrimonio abitativo, la popolazione e i sistemi infrastrutturali;

a destinare maggiori risorse al Fondo per la prevenzione del rischio sismico al fine di consentire la prosecuzione della sua attività nelle prossime annualità di bilancio e per attuare un piano di messa in sicurezza di tutti gli edifici pubblici e privati nelle zone a più elevato rischio sismico;

a valutare altresì la possibilità di realizzare politiche di riduzione della vulnerabilità dei singoli edifici finanziate con le risorse destinate al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio;

a promuovere un corretto utilizzo degli strumenti ordinari di pianificazione, per conseguire nel tempo un riassetto del territorio che tenga conto del rischio sismico e per migliorare l’operatività e lo standard di gestione dell’emergenza a seguito di un terremoto;

a intervenire presso le Istituzioni europee affinché siano stanziati fondi per l’adeguamento anti-sismico degli edifici pubblici e privati dei Paesi appartenenti all’Ue.

a tenere conto della perimetrazione del rischio sismico in Italia che configura una zona rossa dorsale lungo tutta la penisola in senso longitudinale. La fascia appenninica interessata è tradizionalmente quella meno infrastrutturata e richiede quindi un ripensamento del sistema dei collegamenti viari e ferroviari, fin qui organizzati da nord a sud e non da est a ovest».

 

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