Il giornale dei Vescovi ai senatori Pd: «Sulle unioni civili non cercate alibi»

12 Feb 2016 11:20 - di Redazione

«La ferita aperta, ancora oggi, non sono certo gli autorevoli, rispettosi e democratici auspici di un vescovo, ma le disposizioni tese a limitare la libertà di coscienza dei senatori del Pd». Alla vigilia del voto sulle unioni civili interviene il quotidiano dei vescovi, Avvenire. A proposito dell’intervento del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco il direttore del giornale, Marco Tarquinio, nell’editoriale sottolinea: «I cattolici si aspettano dagli eletti consapevolezza, coerenza e trasparenza, altri, invece, inclinano agli ordini di scuderia. Qui si tratta di libertà di coscienza, e di buon diritto. Nessuno cerchi alibi».

“Sulle unioni civili i senatori cattolici siano coerenti”

Il direttore di Avvenire sottolinea ancora: «Nessuno tenti di nascondersi dietro il (presunto) dito “regolamentare” alzato del presidente della Cei. Il cardinal Bagnasco, nella sua Genova, è stato interpellato a proposito del ddl sulle unioni civili e l’adozione omosessuale e ha auspicato che in Parlamento “tutti”, qualunque opinione abbiano, “possano esprimersi”, facendo valere posizioni e obiezioni in assoluta “libertà di coscienza” visto che sono in discussione “temi fondamentali per la vita della società e delle persone”. Un augurio da pastore e da cittadino, che qualche politico, e persino qualche solitamente accorto membro del governo, ha tentato di trasformare in “diktat” su una (presunta) preferenza tecnica per il voto segreto d’aula. «I modi del voto – sottolinea Tarquinio – sono affare di chi presiede e compone il Parlamento. Ma il giudizio sull’operato di costoro compete a tutti noi. E la ferita aperta, ancora oggi, non sono certo gli autorevoli, rispettosi e democratici auspici di un vescovo, ma le disposizioni tese a limitare la libertà di coscienza dei senatori del Pd. I cattolici si aspettano dagli eletti consapevolezza, coerenza e trasparenza, altri, invece, inclinano agli ordini di scuderia. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: “A ciascuno il suo”. E se davvero si vuole uscire dall’angolo dell’attuale brutto testo del ddl Cirinnà, si dia corpo a norme sulle unioni omosessuali che rispettino persone e Costituzione».

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