Anche la Germania ha deciso: «Basta profughi». Solo l’Italia non sa che fare

29 Feb 2016 9:09 - di Franco Bianchini

«Il numero dei profughi deve ridursi in maniera drammatica, altrimenti non ce la facciamo più». In un’intervista all’agenzia di stampa Dpa, Wolfgang Schaeuble ha completamente capovolto quel «ce la facciamo», che era diventato lo slogan di Angela Merkel nella crisi dei profughi.

Profughi e porte spalancate, la Germania mette il freno

I dati sono allarmanti e la Germania insiste, non è più il caso di parlare di porte spalancate a tutti, migranti, profughi, presunti profughi. Farlo è stato un errore. Una vera e propria resa del team della Merkel, un passo indietro significativo. L’unico Paese che resta immobile è l’Italia, chiuso dalla incapacità del governo di prendere provvedimenti seri e dai patetici tentativi di Renzi di nascondere il fallimento nel guscio di un buonismo irritante. In Germania una prima “riduzione drammatica” già c’è stata nel numero dei nuovi ingressi. Negli ultimi giorni sono state registrate solo 103 persone, delle quali 51 in Baviera. Ancora la scorsa settimana, la media degli ingressi giornalieri era di 2.000 migranti. Non ci sono dichiarazioni ufficiali sulle cause di questa “drammatica” riduzione e nessuno si è spinto a dire se durerà, visto che secondo l’Unhcr gli sbarchi in Grecia proseguono. L’unica novità rispetto alle settimane precedenti è stata l’introduzione del tetto in Austria (80 richieste di asilo al giorno e 3.200 passaggi per chi vuole andare in Germania): tetto però non raggiunto, perché la decisione austriaca ha causato reazioni a catena lungo tutta la rotta balcanica dei profughi. Poi escono fuori altre cifre. Circa 143mila profughi, e cioè il 13%, uno su otto di quelli arrivati nel 2015 in Germania, sono scomparsi: è la stima del ministero dell’Interno tedesco, in una risposta a una interrogazione parlamentare della Linke, secondo quanto riporta la Sueddeutsche Zeitungi. Secondo il ministero diversi scenari che possono spiegare il fenomeno: la possibilità che i richiedenti asilo abbiano proseguito il viaggio verso altri Paesi, o che si siano dati all’illegalità.

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