Addio alle “sentinelle del mare”. Il vecchio faro diventerà un ristorante

11 Gen 2016 15:58 - di Marzio Dalla Casta

C’è tempo fino a mezzogiorno del 12 gennaio per partecipare ai bandi di gara per la concessione di undici fari dello Stato, con proposte di valorizzazione che trasformino quelle che un tempo venivano romanticamente definite come “sentinelle del mare”,  ma che oggi sono ormai inutilizzate, in luoghi dedicati a ristorazione, cultura, sport, attività sociali e promozione del territorio.

All’asta 11 fari: 7 del Demanio e 4 della Difesa

Dei fari inseriti nei bandi in corso, sette risultano gestiti dall’agenzia del Demanio e quattro dal ministero della Difesa: si trovano in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Toscana. In Sicilia sono all’asta i fari di Brucoli ad Augusta e di Murro di Porco a Siracusa, quello di Capo Grosso nell’isola di Levanzo – Favignana, nel trapanese, Punta Cavazzi nell’isola di Ustica, di fronte a Palermo. La Campania “cede” invece il faro di Capo d’Orso a Maiori, nel salernitano, e quello di Punta Imperatore a Forio d’Ischia mentre la Puglia dismette il faro di San Domino alle isole Tremiti, ricadenti nella provincia di Foggia. Dei quattro proposti dal ministero della Difesa troviamo i fari Punta del Fenaio e di Capel Rosso, entrambi sull’Isola del Giglio in provincia di Grosseto, il faro Formiche sempre a Grosseto e quello di Capo Rizzuto a Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.

Offerta economica e progetto di valorizzazione i criteri-guida

Le candidature per l’affitto dei fari saranno valutate secondo il criterio dell’offerta «economicamente più vantaggiosa» data dalla proposta progettuale, valutata con punteggio pari al 60 per cento, e dalla proposta economica, a cui può essere assegnato un punteggio massimo pari al 40 per cento. La valutazione della proposta progettuale terrà conto, invece, di elementi qualitativi quali soluzioni di recupero del faro, manutenzione, fruibilità pubblica, contributo allo sviluppo locale sostenibile e la possibilità di creare un network tra più strutture, attraverso una rete di servizi e attività condivise. Di sicuro non ci sarà più un guardiano del faro.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *