Putin contro il «mondo unilaterale» a stelle e strisce: «Genera caos»

28 Ott 2014 18:55 - di Redazione

Due pagine intere, fitte fitte di inchiostro e contenuti. È il discorso che Vladimir Putin ha pronunciato davanti al Forum internazionale del Club Valdai il 24 ottobre e che il Giornale ha pubblicato oggi pressoché integralmente. Si tratta di una critica senza sconti al «mondo unipolare» perseguito dagli Stati Uniti e di una analisi lucida sulle sue conseguenze e sulla necessità di superarlo.

Gli «autodichiarati» vincitori della Guerra fredda

«Gli Stati Uniti, dichiarandosi vincitori della Guerra fredda, hanno pensato – e credo che l’abbiano fatto con presunzione – che di tutto questo (un meccanismo di controbilanciamenti di potere, ndr) non v’è alcun bisogno», ha detto Putin, davanti alla sessione plenaria della fondazione non profit si occupa del ruolo della Russia.

Le conseguenze del «diktat unilaterale»

Questo tentativo dei «cosiddetti vincitori della Guerra fredda» di «ritagliare il mondo intero a propria misura», per il leader russo, ha creato una serie di squilibri di cui ora si vede tutta la drammaticità. «Il diktat unilaterale», ha sottolineato Putin, ha generato l’opposto di un mondo «giusto e razionale»: «Al posto di una soluzione dei conflitti, l’escalation; al posto degli Stati sovrani, stabili, l’espansione del caos; al posto della democrazia, il sostegno a gruppi ambigui, dai neonazisti dichiarati agli islamisti radicali».

Così gli Usa si danno la zappa sui piedi

«Continuo a stupirmi di fronte agli errori ripetuti dei nostri partner, che si danno la zappa sui piedi da soli», ha proseguito il leader del Cremlino, ricordando le conseguenze del sostegno americano, «a suo tempo, nella lotta contro l’Unione sovietica», ai «movimenti estremisti islamici che si erano rinvigoriti in Afghanistan» o della deposizione di Saddam Hussein e sottolineando i rischi connessi all’intromissione nelle scelte interne ucraine.

La Russia «sempre aperta al dialogo»

In questa cornice, dunque, Putin ha collocato anche la politica delle sanzioni, che ha già «cominciato a intaccare le fondamenta del commercio internazionale». «A mio parere, i nostri amici americani stanno tagliando il ramo su cui sono seduti», ha avvertito, spiegando che Mosca non si farà ricacciare «nell’autarchia». «Siamo sempre aperti al dialogo, compreso – ha concluso Putin – quello sulla normalizzazione delle relazioni economiche, nonché quelle politiche».

 

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