Scrisse su Fb delle frasi contro i rom: condannato un politico padovano per “odio razziale”

16 Gen 2014 21:03 - di Redazione

«Sti rom mi fanno proprio vomitare. Quando vedo quello che fa lo storpio e che in stazione cammina normalmente mi viene voglia di prenderlo a calci». Per questa frase e per altre simili («Io non ho mai conosciuto dei rom che volessero integrarsi, se lo fanno è per fregarti i bambini. Bisogna toglierli alle famiglie appena nati se li vuoi cambiare, forse») la Corte d’Appello di Venezia ha confermato anche in secondo grado la condanna del consigliere comunale di Padova Vittorio Aliprandi, colpevole di «propaganda di idee fondate sull’odio razziale e istigazione a commettere atti razzisti». Nel primo grado di giudizio, risalente al 20 aprile 2011, Aliprandi era stato condannato a quattro mila euro di multa per quello che il consigliere comunale aveva scritto sulla sua pagina Facebook il 30 novembre, l’1 dicembre e il 2 dicembre 2010. Aliprandi, eletto nella Lega Nord e successivamente in una lista civica vicina al Pdl, sulla sua bacheca aveva rivendicato anche le sue prese di posizione, sempre rispondendo a chi lo contestava su Facebook: «Ovviamente non mi vergogno delle mie opinioni». La Corte d’Appello ha confermato anche i risarcimenti civili, stabiliti dal giudice di Padova, di 2mila euro all’associazione Opera Nomadi. All’indomani della prima condanna, nell’aprile del 2011, il consigliere comunale della lista di centrodestra era stato aggredito a colpi di casco e catene nella galleria Duomo, nel pieno centro di Padova e vicinissima alla cattedrale. Aliprandi, che era insieme al figlio, è stato aggredito da due ragazzi, che sono stati poi fermati da alcuni passanti intervenuti per bloccare l’aggressione. Gli aggressori, Alex Favaretto e Michele Nigro, conosciuti come appartenenti al centro sociale Pedro. Dopo l’aggressone dal centro sociale arriviò una dichiarazione di estraneità dai fatti: «Un episodio che riguarda le singole presone coinvolte, non abbiamo compreso lo svolgimento. Oggettivamente ciò che è accaduto è sbagliato».

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