Il cinquestelle De Vito strizza l’occhio a Ignazio Marino e si becca la scomunica

25 Giu 2013 19:16 - di Redazione

Una nuova falla si apre nel muro, sempre più friabile, del Movimento 5 Stelle. L’ennesima scomunica si è questa volta abbattuta sui quattro consiglieri pentastellati eletti nelle recenti elezioni romane.Il motivo? La cauta disponibilità offerta dal gruppo dei grillini capitolini, capitanati da Marcello  De Vito, a discutere l’apertura al M5S offerta dal Ignazio Marino. Il sindaco aveva infatti proposto  al movimento di indicare un nome per l’assessorato a legalità e sicurezza. De Vito aveva perciò  promosso un sondaggio on line per  fornire «uno o più curricula allo staff di Marino», precisando che ciò non avrebbe comportato alcun tipo di accordo politico . Ma neanche questa precisazione è bastata al “leader”.  Dal Blog è arrivato il “niet” incondizionato e ultimativo di Grillo.  «Il voto chiesto da De Vito on line non ha alcun valore», ha tuonato il vertice del M5S. «Il Movimento 5 Stelle non fa alleanze, né palesi né tantomeno mascherate, con alcun partito, ma vota le proposte presenti nel suo programma».Insomma, una sconfessione bella e buona. A quel punto i grillini capitolini sono entrati nel panico e si sono riuniti in “conclave”, rimanendoci per diverse ore. «È un momento difficile», ha detto sconsolato De Vito.

Un fuoco di sbarramento contro l’ipotesi di accordo (comunque mascherata) tra Marino  i Cinque Stelle è arrivato anche da Sel. «Le elezioni –ha detto il coordinatore romano Giancarlo Torricelli – sono state vinte da una coalizione formata principalmente da Pd e Sel che hanno avuto la delega dai cittadini per governare. Non mi pare ci siano “allargamenti” in vista, né saremmo disponibili a farne». E già, quando si tratta di cedere qualche poltrona, i “compagni” di Sel si chiudono immediatamente a  riccio. Siamo insomma all’ennesimo psicodramma di questa triste e minimalistica stagione politica. Eccone i protagonisti: un gruppo di principianti della politica desiderosi di una piccola fetta di potere. un leader che sembra sempre più un irascibile padre-padrone, un sindaco che tenta furbescamente di allargare la maggioranza per avere qualche posssibilità in più di sopravvivere. Così direbbe il grande Totò: «Ma mi facci il piacere!».

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