“Cose nere” o “cose vere”

13 Giu 2013 18:04 - di Marcello De Angelis

Ho appreso dai giornali – per l’ennesima volta – che gli “ex an” – questa sorta di ET in via di estinzione – starebbero per fare, di nuovo, fuori tempo, per disperazione e “in segreto” (tant’è che c’è scritto sui giornali) – una bella rifondazione missina di cui si sente tanto la mancanza. Secondo un quotidiano che pubblica un ragionamento a specchio di Andrea Ronchi e Italo Bocchino, la “cosa nera” è nella logica delle cose, perché nel Pdl già con le liste delle politiche si è verificata una pulizia etnica nei confronti degli ex-An che procederà fino ad avere eliminato ogni traccia della destra storica dal centrodestra. Per correttezza va detto che molti degli ex-an che si ritengono vittima di esclusione se ne erano già andati di loro, con Fini o in seguito con Fratelli d’Italia. Un’altro quotidiano rivelava ieri che la fondazione della “cosa nera” è stata decisa in una riunione che si è svolta presso la Fondazione della Libertà che fa capo ad Altero Matteoli. E anche questo l’ho trovato strano, perché ho partecipato in prima persona a una riunione con citato ex-ministro esattamente lo stesso giorno nello stesso luogo e non si è mai parlato di questa “cosa”. Il quotidiano in questione citava tra l’altro come partecipanti alla riunione Maurizio Gasparri, Gianni Alemanno e Andrea Augello che, a mia memoria di lettore, sono proprio quelli che insistentemente hanno ribadito di non essere interessati ad alcuna rifondazione. Un altro quotidiano ancora scriveva, sempre ieri, che il partito di La Russa e Meloni – che è già altra cosa rispetto al Pdl – avrebbe “rifiutato” le offerte (non dice di chi) di rifare Alleanza nazionale perché più proiettato verso la creazione di un nuovo centrodestra futuribile. Fin qui la fiction – che ovviamente diventa realtà grazie a giornalisti così “addentro” da saper meglio di noi che cosa ci siamo detti nelle riunioni – poi ci sono i fatti che, purtroppo, sono ben più complessi. Il centrodestra è cresciuto costantemente ed è diventato la casa di persone provenienti da esperienze e strade diverse. Non si può certo dire che chi veniva dalla destra sia “salito sul carro”. Si tratterebbe di un’affermazione anagraficamente e storicamente folle. Il tanto citato endorsement di Berlusconi del ’93 si verificò quando il Msi prese a Roma il 31 per cento e a Napoli il 33. Quindi non si può certo dire che fosse una forza residuale. Nei venti anni successivi, com’è naturale, l’immagine di successo – e anche potere – irradiata da Berlusconi ha attratto moltissime altre persone senza precedenti esperienze o animate da altre passioni, che hanno fatto anch’esse del centrodestra la propria casa. Quando le cose sono cominciate ad andare meno bene, alcuni hanno pensato “meno siamo e meno c’è da spartire” e ritenendo – a ragione – di non avere alcun valore aggiunto proprio ma di campare di rendita sulle capacità e le risorse di Berlusconi, hanno tentato di “privatizzare” anche lui  per non doverlo “spartire” con nessun altro. In realtà anche questi che si illudevano di tenere ostaggio il Capo saranno inevitabilmente spiazzati dalla straordinaria capacità che ha dimostrato di cambiare all’improvviso paradigma e capovolgere le situazioni adattandosi ai mutamenti di scenario. E di mutamenti nelle prossime settimane ce ne saranno parecchi, a cominciare da una nuova maggioranza Pd+ascari ex-grillini che potrebbe mandare a gambe per aria il progetto neo-democristiano di Letta, seppellendo le ambizioni di Renzi e rispedendo il centrodestra all’opposizione. Napolitano – che da settimane accusa il governo di inconcludenza – non si opporrebbe. E si ricomincerebbe tutto da capo. Di nuovo.

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