Bersani e Renzi all’ultimo sprint

19 Nov 2012 21:33 - di Guglielmo Federici

Un coro di “Buffone, buffone” ha accolto Bersani ieri al suo arrivo al Teatro Massimo di Cagliari per l’ultimo comizio del suo tour in Sardegna prima delle primarie di domenica. “Alcoa chiude, Bersani traditore”, questo lo striscione degli operai dell’azienda. Dalla Sardegna a Firenze, dove Mattero Renzi è stato contestato da circa 200 dipendenti comunali a Palazzo Vecchio. La settimana decisiva si è aperta tra le contestazioni per i due favoriti. Un po’ di adrenalina in un confronto a cinque che fino a qualche minuto prima aveva regalato ben poco “pathos”, con poca politica e molto sport, qualche boutade e qualche malumore. Non fosse stato per Nichi Vendola che ha intonato il “Vincerò” da Lucia «Annunziata nel corso della trasmissione-intervista “In mezz’ora”, il termometro politico non aveva fatto registrare picchi significativi. Vendola si dice sicuro e lo ha ribadito ieri: sarò io la sorpresa, ha detto parlando della giornata più attesa dal mondo della sinistra: «Mi do vincente», ribadisce anche dopo la domanda da parte della Annunziata in merito a un eventuale ballottaggio che potrebbe non riguardarlo. «Sono meridionale e penso porti male parlare di questa eventualità», risponde Vendola che crede nella forza della sua candidatura contro il duello Renzi-Bersani, da tutti visti come i candidati principali delle primarie. «I sondaggi non possono sondare il mondo inquieto del centrosinistra», dice riferendosi ai numeri che vedono il sindaco di Firenze e il segretario del Pd nelle prime due posizioni tra le preferenze degli elettori. Vendola, poi, ha calato l’asso per la composizione del futuro governo: «D’Alema – dice in diretta tv – è stato uno straordinario ministro degli Esteri», di più: «un magnifico ministro», e dunque «non avrei obiezioni se lo rifacesse». Sarà forse anche per questo che Matteo Renzi, in questi giorni, ripete ai suoi che «un governo Bersani-Vendola non durerà più di un paio di anni»?
Anche la candidata Laura Puppato ostenta certezza e competenze sportive: «Non è impossibile che io vinca le primarie», ha detto ieri ai microfoni del programma di Radio2 Un Giorno da Pecora. «Abbiamo fatto un sondaggio in un albergo. E su 30 voti presenti, ne avevo 12», ha spiegato. Che albergo era? «Non do riferimenti, era un quattro stelle». Dopo questo sondaggio “fai-da-te” l’intervistatore ha scelto lo sport per sondare la candidata e le ha chiesto: secondo lei, tifosa dell’Inter, è più facile che i nerazzuri vincano lo scudetto o che lei vinca le primarie? «Che l’Inter vinca lo scudetto, ma i miracoli accadono, a me sono già accaduti, e quindi ci credo». Si accontenterebbe di arrivare almeno sopra Bruno Tabacci?». E la Puppato: «Statisticamente sono già sopra Tabacci». Già, ci vuole poco: Tabacci nei sondaggi è fanalino di coda, mentre la candidata lo precede di pochissimo. Altra domandina: in quale disciplina sportiva vedrebbe bene i suoi avversari? «Bersani lo vedrei bene a giocare a golf. Matteo Renzi? Un campione del tennis. Uno tipo Bjon Borg, perché Renzi è anche molto “scattoso” come il tennista svedese». E Tabacci? «Lui in uno sport da tavolo, una cosa tipo ping pong». Manca Nichi Vendola: dove lo vede? «Lo farei correre in pantaloncini corti, gli farei fare i 110 come Pietro Mennea».
Guarda caso i candidati si erano scannati proprio a suon di sport. Un incidente diplomatico. I due favoriti, Bersani e Renzi, domenica erano andati a discettare di calcio e di atletica leggera a Stadio Sprint, invitati da Varriale, spiegando che sono della Juventus (il primo) e della Fiorentina (il secondo) e raccontando le loro prime volte (allo stadio). Peccato che gli altri tre candidati, non invitati, si siano imbizzarriti per l’esclusione da un’ambitissima platea televisiva, e abbiano protestato per il favoritismo. Rai Sport alla fine ha dovuto promettere trasmissioni di riparazione con Tabacci e Puppato. Per la gioia, immagiamo, degli elettori del centrosinistra, che a pochi giorni dal voto proprio non vedono l’ora di sentire le loro opinioni sul campionato e le loro prime volte allo stadio. Lo sprint finale del segretario del Pd Bersani ieri è iniziato dalla Sardegna. «Le primarie le ho volute aperte, domenica sarà una grande festa. Ci vorrà pazienza perché noi andiamo avanti con i volontari, ma stiamo investendo su futuro e vogliamo costruire una comunità dei progressisti consultabile anche in altre occasioni». Il segretario ha intascato l’appoggio dei segretari regionali dell’Idv del Centro-Nord Italia, con la “benedizione” anche di Di Pietro, con l’obiettivo di «riportare saldamente l’Idv nel campo del centrosinistra e rilanciare il dialogo tra Idv, Pd e Sel». Un problema, in vista di future alleanze per le politiche con i moderati. Intanto, ad oggi si sono registrati per votare in 600mila. Per il voto se ne attendono almeno 2,5 milioni. Chi tra i cinque otterrà il 50% più uno delle preferenze diventerà il rappresentante della coalizione. In caso contrario, si tornerà a votare il 2 dicembre. Il rottamatore Renzi usa Facebook per dare la carica: «Siamo carichi a mille. Voi? Ci siete? Ce la giochiamo sul filo dei voti». Non tanto sul filo perché i sondaggi premiano Bersani, saldo al 41%, mentre il sindaco di Firenze non riesce a schiodarsi dal 26% nelle rilevazioni di Swg. Bersani sembra poter dormire sonni tranquilli, anche se difficilmente supererà quota 50%. Anche se non si può escludere che le percentuali di Renzi siano sottostimate, visto che parecchi dei suoi non sono elettori del centrosinistra e che molti di quelli che votano per lui dalle parti del Pd sono restii ad ammetterlo pubblicamente.

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