Ci voleva Di Maio per ricordare che il Msi ebbe un’anima sociale?

domenica 20 gennaio 10:05 - di Annalisa Terranova

Certo, l’accostamento è stato irriverente e tuttavia utile a ricordare che il Msi non fu solo nostalgia, reducismo, gite a Predappio e calendari del Duce. Parliamo della provocazione di Luigi Di Maio sul Msi che avrebbe votato il reddito di cittadinanza, rintuzzata prontamente da Francesco Lollobrigida (FdI) e da Francesco Storace. Di Maio, figlio di un missino, ha messo sullo stesso piano Msi e Pci. Msi e Pci, ha detto, avrebbero votato il reddito come forma di contrasto alla povertà. In effetti Msi e Pci nel 1985 si schierarono entrambi per il NO al referendum sul taglio della scala mobile. Un particolare di poco conto ma significativo di come nella storia della destra abbia agito un afflato popolare che a volte prendeva il sopravvento sulle politiche meramente conservatrici o rivolte alla piccola e media borghesia.

La destra sociale dimenticata?

Ma è evidente che Di Maio ha voluto provocare quell’area di destra che si è sempre definita sociale e che oggi, con una politica troppo concentrata su migranti e moschee, appare afona, ma soprattutto appare dimenticata, sicuramente poco degna di citazioni, poco presente o anche solo trascurata nelle linee programmatiche della destra. Eppure a quella destra occorrerà guardare per attingere idee e valori profondi capaci di far tornare sviluppo e speranza nella comunità nazionale. Ne fu rappresentante eccellente il capogruppo al Comune di Roma Tony Augello, il quale nelle serate d’inverno portava le coperte ai barboni della Capitale anziché sottrargliele e il quale, soprattutto, già nei primi anni Novanta accusava la sinistra di avere del tutto abbandonato le fasce deboli. Ne fu leader quel Pino Rauti che tra i primi additò le nuove povertà come tema principale dell’agenda politica e tra esse includeva anche la decadenza delle aree periferiche metropolitane e il degrado dell’ambiente. Ne fu emblema l’Almirante che si candidò a sindaco di Napoli invocando riscatto per il Sud e che, nel 1980, portò la Fiamma ad essere il terzo partito della città.

Il lato positivo della provocazione

Dunque è esistita un’anima sociale del Msi, anzi è stata una componente fondante e caratterizzante di tutta la sua storia, proseguita poi sotto le insegne di Alleanza nazionale. Ci voleva Luigi Di Maio per ricordarlo? Si colga allora di questa provocazione il lato positivo, recuperando la vitalità di un pensiero e di una storia che non è utile far cadere nel limbo dell’amnesia.

Commenti

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  • Laura Prosperini 23 gennaio 2019

    Anche molti di destra, da tempo (da quando è necessario farsi sponsorizzare in politica dai lobbisti) hanno dimenticato la Destra Sociale che oggi, nel deserto d’idee diverse dal globalismo bancario confindustriale, ci farebbe avere dei sondaggi (e delle % di voto)
    in doppia cifra.
    Abbiamo noi le radici Tradizionali più solide nel panorama Italiano e non solo.
    Si ridia anima alla vera Destra Sociale, Nazionalista e, naturalmente Sovranista.

  • Mauro Collavini 21 gennaio 2019

    Sono d’accordo con Di Maio: Sia il MSI sia il PCI oggigiorno avrebbero votato a favore del reddito di cittadinanza e non avrebbero votato a favore del governo Monti e della legge Fornero.