Lollobrigida: «Il 4 Novembre è una data che unisce, una lezione per tutti»

«È l’unica giornata davvero unificante per il nostro popolo». Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, interviene sull’importanza di una data, il 4 Novembre, anniversario della Vittoria. Una data che deve diventare Festa nazionale.  «Rappresenta l’ultima tappa, l’ultima guerra di indipendenza che ha definito con il sacrificio di migliaia di italiani i confini nazionali. Soprattutto è l’anniversario di un conflitto che ha visto combattere Nord e Sud insieme, che ha reso il popolo d’Italia davvero italiano».

Avete riproposto per l’occasione del Centenario il motto «Non passa lo straniero». Un richiamo del passato o un inno per il presente?

La declinazione è al presente e al futuro. C’è la necessità, oggi più che mai, di marcare la tutela dell’identità e della sovranità nazionale. Esattamente come avvenne per la guerra contro gli imperi di allora che si opponevano ai popoli che avevano voglia di rinnovarsi. Oggi, certo, non è più il pericolo militare il problema ma è quello che viene dai mercati, dagli speculatori, da chi ha immaginato un’Europa non più somma di esigenze dei popoli ma come popoli da sfruttare per esigenze altrui. Accanto a questo, ovviamente, il nostro è il richiamo di chi si oppone all’immigrazione incontrollata che altro non è che il tentativo di rendere più deboli le Nazioni e i loro sistemi sociali, per favorire la creazione di un unico grande mercato su cui poter imperversare serenamente.

Perché il 25 aprile e il 2 giugno non rappresentano, a vostro avviso, appuntamenti con la storia altrettanto condivisi come quella del 4 novembre?

Tutte le feste sono importanti. Il punto è individuare, in una promozione gerarchica, quella che accomuna davvero tutti, in modo trasversale ed oggettivo. Questa è il 4 Novembre, una data che ci ha liberato tutti, mentre le altre sono due solennità nate dalla lacerazione: una legata a un referendum tra monarchia e repubblica, l’altra la fine di una guerra civile. Due eventi centrali, certo, sui quali però la nazione si è divisa pesantemente. Ecco il motivo per il quale, se io dovessi scegliere quale festa avere sul calendario come celebrazione nazionale, non avrei alcun dubbio a indicare l’anniversario della Vittoria.

Che cosa ha fatto il governo per onorare il centenario?

Per capirlo basta immaginare come celebrano le altre Nazioni il loro giorno di festa. Abbiamo visto qualche settimana fa l’intensità della festa del popolo ungherese che ha contagiato tutto il mondo e alla quale noi stessi abbiamo preso parte. Stesso discorso vale per il 4 luglio negli Stati Uniti o il 14 luglio in Francia: si tratta di feste che riempiono le piazze, se ne parla tutto l’anno e a queste è dedicata un’ampia filmografia. Doveva essere normale allora, per il Centenario della vittoria italiana, prevedere decine di manifestazioni coinvolgendo prima di tutto le scuole. Il governo invece ha fatto ben poco: grazie alla nostra mozione approvata, qualcosa è venuta fuori ma non è stato per nulla sufficiente. Per questo motivo noi abbiamo sventolato quel tricolore gigante in Aula: per “svegliare” le istituzioni e per ricordare che un popolo unito può affrontare meglio le difficoltà e i nemici che oggi, nuovamente, mettono a repentaglio la nostra sovranità.

A proposito, avete perdonato Roberto Fico per aver chiamato “striscione” il tricolore che avete esposto?

Dal pugno chiuso in piazza alle mani in tasca durante l’Inno fino a questo richiamo. Ce la mette tutta per fare gaffe….