Abusivismo, Rampelli: «Lo Stato è complice, aiuti ad abbattere e ricostruire»

C’è una quota di «correità della pubblica amministrazione» nel dilagare dell’abusivismo in Italia. È nell’«eccesso di dirigismo» e di «vincolismo». È Fabio Rampelli ad assumersi la responsabilità di dire che “il re è nudo”, affrontando una questione di cui nessuno parla «per paura di apparire politicamente scorretto». E facendone uno dei punti di partenza di un articolato ragionamento su come uscire da una condizione indicata spesso come emergenziale, ma che in realtà «non è una emergenza».

«Ogni volta che c’è una tragedia si torna a parlare dell’emergenza abusivismo edilizio. Che non è un’emergenza visto che in Italia ci sono oltre un milione di manufatti abusivi», ha ricordato il vicepresidente della Camera nel corso della trasmissione Coffee Brak su La7. «Uno dei motivi che scatena le opere illegali, nessuno lo dice per paura di apparire politicamente scorretto, è l’eccesso di dirigismo, la sostanziale impossibilità di chiedere permessi e ottenere autorizzazioni in tempi “umani”, anche a causa di un vincolismo disordinato ed esasperato».

Per questo Rampelli ha invitato a considerare che «la questione si divide in due parti: gli interventi per stroncare i 20mila abusi/anno che tuttora si realizzano e il metodo per mettere le mani su quelli del passato». «Sul primo quesito – ha sottolineato l’esponente di FdI – le risposte sono facili e immediate e il governo deve fare i suoi passi, decisi e subito. Sul secondo – ha chiarito – è necessario un grande piano nazionale per delocalizzare, cioè abbattere e consentire la ricostruzione in aree regolari, ammettendo la correità della pubblica amministrazione perché una casa non è un telo di merce contraffatta. Per arrivare al tetto servono anni ed è evidente che le autorità competenti si siano girate dall’altra parte per facilitare l’ultimazione delle opere».

«Occorre rivedere il regime dei suoli, stroncare la speculazione fondiaria e consentire al comune cittadino di chiedere un permesso e avere una risposta rapida», ha proseguito Rampelli, sottolineando che «per le demolizioni inevitabili di edifici a rischio, come tutti quelli collocati nel letto dei fiumi, occorre varare un’autorità terza che liberi gli amministratori locali da responsabilità che non possono prendersi e dall’impossibilità economica di procedere materialmente agli abbattimenti e tuteli la vita di persone e famiglie».