Abusivismo, Rampelli: «Lo Stato è complice, aiuti ad abbattere e ricostruire»

martedì 6 novembre 12:23 - di Gigliola Bardi

C’è una quota di «correità della pubblica amministrazione» nel dilagare dell’abusivismo in Italia. È nell’«eccesso di dirigismo» e di «vincolismo». È Fabio Rampelli ad assumersi la responsabilità di dire che “il re è nudo”, affrontando una questione di cui nessuno parla «per paura di apparire politicamente scorretto». E facendone uno dei punti di partenza di un articolato ragionamento su come uscire da una condizione indicata spesso come emergenziale, ma che in realtà «non è una emergenza».

«Ogni volta che c’è una tragedia si torna a parlare dell’emergenza abusivismo edilizio. Che non è un’emergenza visto che in Italia ci sono oltre un milione di manufatti abusivi», ha ricordato il vicepresidente della Camera nel corso della trasmissione Coffee Brak su La7. «Uno dei motivi che scatena le opere illegali, nessuno lo dice per paura di apparire politicamente scorretto, è l’eccesso di dirigismo, la sostanziale impossibilità di chiedere permessi e ottenere autorizzazioni in tempi “umani”, anche a causa di un vincolismo disordinato ed esasperato».

Per questo Rampelli ha invitato a considerare che «la questione si divide in due parti: gli interventi per stroncare i 20mila abusi/anno che tuttora si realizzano e il metodo per mettere le mani su quelli del passato». «Sul primo quesito – ha sottolineato l’esponente di FdI – le risposte sono facili e immediate e il governo deve fare i suoi passi, decisi e subito. Sul secondo – ha chiarito – è necessario un grande piano nazionale per delocalizzare, cioè abbattere e consentire la ricostruzione in aree regolari, ammettendo la correità della pubblica amministrazione perché una casa non è un telo di merce contraffatta. Per arrivare al tetto servono anni ed è evidente che le autorità competenti si siano girate dall’altra parte per facilitare l’ultimazione delle opere».

«Occorre rivedere il regime dei suoli, stroncare la speculazione fondiaria e consentire al comune cittadino di chiedere un permesso e avere una risposta rapida», ha proseguito Rampelli, sottolineando che «per le demolizioni inevitabili di edifici a rischio, come tutti quelli collocati nel letto dei fiumi, occorre varare un’autorità terza che liberi gli amministratori locali da responsabilità che non possono prendersi e dall’impossibilità economica di procedere materialmente agli abbattimenti e tuteli la vita di persone e famiglie».

Commenti

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  • Pasquale 8 novembre 2018

    Finalmente un uomo politico che non pensa alla poltrona ma al bene dei cittadini, grande coerenza e pura verità.

  • Giuseppe La Porta 7 novembre 2018

    Bravo da applausi Rampelli una lucida e articolata analisi del fenomeno abusivismo e correita dello Stato a diversi livelli di governo. Bisogna tornare ai Piani regolatori comunali e ad un grande Piano Casa come solo il Fascismo finora ha saputo compiutamente realizzare .

  • Carlo 7 novembre 2018

    L’urbanistica non va d’accordo con la democrazia. L’abusivismo di necessità è figlio della mancanza di una politica della casa, l’ultima e l’unica l’ha fatta Mussolini. Le troppe regole, hanno prodotto questo sfacelo, e non avere mai un responsabile ha reso imponibile quasi chiunque.

  • Francesco Ciccarelli 6 novembre 2018

    L’unica soluzione è un piano a lungo termine: occorrono anni per demolire le case abusive e, contemporaneamente, ricostruirle in maniera sicura. Il Governo dovrebbe restare in carica per tutto questo tempo, oppure un’eventuale nuova maggioranza non dovrebbe cambiare idea.

  • marco bianchi 6 novembre 2018

    Bravi! Eccesso di vincolismo.Fare case al bordo dei fiumi,su aree demaniali,sulle pendici del Vesuvio e via dicendo.Perché no?Rendiamo ancora più bello il paese con meno vincoli e più cemento.O dipende dal fatto che i governi Berlusconi,con voi dentro,hanno fatto due condoni tombali? E dal fatto che le amministrazioni locali sono conniventi?E che la legalità,nel paese dei furbi,vale sempre per gli altri?