Sbaglia a pagare dei barattoli, Ikea la fa arrestare sotto la minaccia del “taser”

Il racconto di Emile Guzzo, ragazza francese di Strasburgo, è dettagliato, affidato ai social e ben presto diventato virale. Se andate da Ikea, fate attenzione quando pagate perché per un minimo errore si può finire in gattabuia, è la sintesi della sua disavventura. Sarà vero? Ecco il racconto, riportato in un articolo del Corriere della Sera: «Bene, adesso vi racconto come sono finita in custodia cautelare a causa dei tupperware di Ikea. Lunedì scorso sono andata all’Ikea con mio padre per comprare dei barattoli di vetro che avevamo visto online, ne restavano solo qualcuno sullo scaffale, ne abbiamo presi quattro che erano chiusi con un coperchio (dettaglio importante per il seguito). Dunque avevamo da pagare i barattoli più qualche oggetto per la casa, andiamo alla cassa per pochi articoli e passo lo scanner su quelli che pago io e poi su quelli di mio padre tra i quali i quattro barattoli, mentre chiacchieriamo….».

Sembra tutto a posto ma non è così. La ragazza, con il padre, si avvia verso l’uscita ma viene bloccata da un agente della sicurezza che gli chiede una verifica. «Lo lasciamo controllare e in effetti c’erano un prezzo sul coperchio e un altro per il barattolo, io non me ne ero accorta dunque dico all’agente che è colpa mia, li ho presi assieme così com’erano e non ho controllato. Mio padre vuole comunque pagare subito i quattro barattoli, il tipo dice venite con me all’ingresso, devo solo avvisare il mio superiore per il pagamento». Il direttore, però, è tutt’altro che disponibile, anzi. «Chiede a mio padre che cosa è successo, lui lo racconta da capo e si scusa ancora, vuole pagare. Ma il direttore guarda mio padre e gli dice ”insomma avete rubato”. Mio padre risponde ”no, le dico che non abbiamo fatto attenzione, colpa nostra, ma non abbiamo voluto rubare”, ma il direttore continua trattandoci da ladri e mio padre comincia a innervosirsi.  Mi dico che forse è meglio intervenire e dico ”mi spiace colpa mia ho passato male gli articoli” e lui che cosa mi risponde? ”Dunque sei tu la ladra!!” E mio padre si arrabbia ancora di più. Il direttore dice ”quindi non ammettete che avete voluto rubare, allora faccio una deposizione di furto”, mio padre dice ”ovviamente non la firmiamo”, il direttore dice ”ok chiamo la polizia”». Li mettono in una sala, arriva la polizia,poi un agente annuncia: «La portiamo via per furto organizzato, adesso arriva un’altra pattuglia per trasportare suo padre, “lei viene con me” e aggiunge ”se provi a scappare ti sparo con il taser”. Ci dicono che staremo in cella 24 ore, mio padre cerca di spiegare di nuovo la situazione, dice che il giorno dopo deve lavorare e io pure, nessuno ci ascolta…».

Inizia una nottata d’inferno in carcere fino al cambio di turno del mattino dopo, quando arriva un commissario diverso e rilascia padre e figlia. Infine, le scuse di Ikea France, dopo lo “scandalo” scoppiato su Twitter a seguito del racconto della Guzzo:  «Privilegiamo sempre il dialogo e ci rincresce sinceramente per questa situazione. Ci impegniamo a ritirare la nostra denuncia e presentiamo le nostre scuse». Basterà?