Preavviso di declassamento. Moody’s: «Manovra errata. Avrà effetti sul rating»

Ricordate il famoso “preavviso di garanzia” per corruzione notificato a mezzo Corriere della Sera a Silvio Berlusconi mentre a Napoli presiedeva un vertice internazionale contro la corruzione? Correva l’anno 1994 e il Cavaliere, al suo debutto a Palazzo Chigi, di lì a poco dovette molare le redini del governo al suo ministro del Tesoro, quel Lamberto Dini che poi si sarebbe intestato la prima riforma delle pensioni. Archeologia politica, si dirà. Mica tanto, però, a leggere l’intervista concessa alla Stampa da Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, e rilanciata dall’Huffington Post di Lucia Annunziata.

Il capo economista di Moody’s avverte il governo

Per la cronaca, entro la fine di ottobre, insieme a S&P, Moody’s Analytics sarà chiamata a valutare il rating, cioè l’affidabilità del debito italiano. Dal loro giudizio sui fondamentali della nostra economia dipenderà non solo la sorte del governo ma soprattutto il futuro dei nostri risparmi. E qui torniamo a bomba perché l’intervista ha tutta l’aria di un “preavviso di declassamento” indirizzato alla maggioranza giallo-verde ancora impegnata a far quadrare i conti. Va dato atto a Zandi di non essersi nascosto dietro un dito e di aver usato, riferendosi alla manovra economico-finanziaria tuttora in allestimento, termini come «errore» oppure «gioco d’azzardo con la salute economica e fiscale dell’Italia», per poi avvertire: «È logico aspettarsi che le preoccupazioni sull’Italia manifestate in questi giorni dai mercati si rifletteranno anche nelle prossime valutazioni delle agenzie di rating».

Il giudizio sul nostro debito previsto per fine ottobre

Ovviamente, Zandi si guarda bene dall’anticipare il giudizio della “sua” Moody’s ma le sue parole non sembrano lasciare troppo spazio all’immagine: «Certamente – dice alla Stampa – quello che sentiamo non è un plus per l’outlook fiscale dell’Italia. Il giudizio dei mercati come quello delle agenzie di rating, non si basa sulla politica ma sui numeri, che sono dati oggettivi e uguali per tutti». Solo numeri, dunque, e nessun complotto: «La realtà è molto semplice – spiega Zandi -. Gli investitori, che per la maggior parte sono persone come noi, mettono i loro risparmi nei titoli emessi dall’Italia e vogliono essere ripagati. Oggi temono che non rivedranno i loro soldi, almeno in un tempo ragionevole, e quindi chiedono maggiori compensazioni per questo rischio. È naturale: se prendi rischi, vuoi avere ritorni più alti per correrli». Più chiaro di così.