Iran, impiccata in carcere la sposa bambina che uccise il marito

La 24enne Zeynab Sekanvand è stata giustiziata all’alba del 2 ottobre insieme ad altri due detenuti nel carcere di Urmia, nel nord-ovest dell’Iran. Lo ha reso noto Iran Human Rights (Ihr), che denuncia come la donna sia stata condannata a morte per un reato – l’omicidio del marito – commesso quando era ancora minorenne. «Nonostante abbia ratificato diversi trattati internazionali che vietano la pena di morte per reati commessi da minorenni, l’Iran rimane il Paese con il più alto numero al mondo di esecuzioni di criminali con meno di 18 anni», ha sottolineato in una nota l’organizzazione con sede a Oslo che si batte contro la pena di morte nella Repubblica islamica.

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In Iran la minore età non evita la pena di morte

Il 29 settembre, ricostruisce il comunicato, la donna era stata trasferita nel reparto ospedaliero della prigione di Urmia per essere sottoposta a un test di gravidanza, risultato negativo il giorno dopo. Di conseguenza, la direzione della prigione aveva contattato la famiglia per segnalare che l’ultima visita era stata fissata per il prima ottobre. Qui, i suoi parenti avevano appreso che l’esecuzione sarebbe avvenuta il giorno dopo. L’Iran è rimasto l’unico Paese al mondo a mettere a morte minorenni al momento del reato: dal 2005, segnala Amnesty, vi sono state circa 90 esecuzioni del genere (di cui almeno cinque nel 2018) e nel braccio della morte restano in attesa dell’esecuzione almeno altri 80 minorenni al momento del reato.

Stuprata a 15 anni dal marito e dal cognato

La giovane era stata costretta a sposarsi a 15 anni con un matrimonio combinato. Da quel momento violenze e abusi sessuali sono entrati prepotentemente nella sua vita: oltre al marito, a picchiarla e ad abusare di lei era anche il fratello dello sposo. Nel febbraio del 2012, all’età di 17 anni, Zeinab è stata arrestata con l’accusa di aver ucciso suo marito. Ha confessato dopo essere stata trattenuta per 20 giorni in una stazione di polizia, dove – secondo quanto ha denunciato – è stata picchiata dagli agenti. Anche il processo è stato gravemente irregolare: Zeinab ha incontrato il suo avvocato, quello assegnatole di ufficio, solo nell’ultima udienza del processo. In quell’occasione ha ritrattato la “confessione” resa quando era priva di assistenza legale, denunciando che l’assassino era stato il fratello del marito. Dichiarazioni ignorate dai giudici che il 22 ottobre 2014 l’hanno condannata a morte. Nonostante la mobilitazione internazionale, oggi la condanna a morte, come è prassi in Iran, mediante impiccagione. Zeinab aveva 24 anni.