“Facebook mi ha negato l’accesso perché mi chiamo Mussolini”

venerdì 19 ottobre 13:30 - di Valter Delle Donne

Tu chiamali, se vuoi, algoritmi. O molto più banalmente, deriva delirante (e strabica) del politicamente corretto. Chiamarsi Mussolini sui Social network è proibito. E poco importa se il cognome sia quello registrato all’anagrafe. A documentare la vicenda kafkiana è Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del Duce, che sui Social network ha provato a registrare una pagina pubblica. Il risultato?

Ma i nomi dei dittatori rossi sono politicamente corretti

«Facebook non mi ha permesso di usare il mio cognome come username della pagina che volevo aprire», spiega il manager di Finmeccanica, 50 anni, un passato da ufficiale di Marina. Il figlio di Guido e nipote di Vittorio ha deciso di aprire una pagina personale. «Incredibilmente – ha denunciato – a causa di alcune strane e bizzare regole di Fb, qualcuno ha deciso che non posso avere un nome utente con il mio (vero) nome perché “contiene parole che non sono consentite su fb”. Per loro, il mio cognome non è permesso su internet». Caio Giulio Cesare ha provato, a titolo sperimentale, a registrarsi con qualche cognome diverso, non meno ingombrante. «Un cognome come Stalin, o Pol Pot, o Lenin è permesso…». A quel punto, a scritto ai “cervelloni” che lavorano per Mark Zuckerberg: «C’è qualcosa che davvero non capisco. Qualcuno del quartier generale di Facebook sarebbe così gentile da darmi qualche chiarimento? Perché Facebook mi sta discriminano?». La risposta dal Social network non è arrivata. Intanto, fa sapere Caio Giulio Cesare Mussolini, «anche per aprire la mia pagina di Fb ho tribolato. Ci ho messo un paio di settimane e mi hanno chiesto copia di un documento».

Rachele Mussolini: “Da Facebook due pesi e due misure”

«Sono indignata e molto amareggiata – commenta la consigliera comunale romana, Rachele Mussolini – per quanto sta continuando ad accadere nei confronti della mia famiglia. L’ennesima riprova del fatto che si viene censurati solo perché ci si chiama Mussolini, come accaduto del resto anche a me quando, a fine luglio, ho commesso l’imperdonabile errore di ricordare con un post mio nonno Benito in occasione del suo compleanno. Voleva essere soltanto un modo come un altro per dimostrargli il mio affetto e per festeggiare, da nipote, un giorno speciale. Ma facebook non ha gradito, ha cancellato il mio post e mi ha anche bloccato il profilo».

Rachele Mussolini, consigliere comunale capitolina

Rachele Mussolini, consigliere comunale capitolina

Rachele: “Facebook censura anche il compleanno del nonno”

«Il cognome Mussolini, secondo la polizia di pensiero messa in piedi dal social network di Zuckerberg, è una parola non consentita. Peccato, però, che la stessa regola non valga per Lenin, Stalin o Pol Pot. Forse qualcuno dovrebbe spiegarci, una volta per tutte, perché vengono adottati due pesi e due misure. Soprattutto considerato che, così facendo, Facebook è tutt’altro che politically correct e si rivela assolutamente dannoso per la democrazia», conclude Rachele Mussolini.

Commenti

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  • Mattia Tosin 20 ottobre 2018

    Non ho le competenze per parlare in maniera approfondita della questione, ma posso “rassicurarvi” affermando quanto conosco.
    Provate a cercare su Facebook profili con nomi quali “Hitler” oppure “Mussolini” – ne troverete alcuni – e provando a registrarsi con questi nomi sarà normalmente possibile creare un nuovo account. Se l’algoritmo non vi ha ancora fermati, a questo punto il vero “rischio” è quello di ritrovarsi un giorno con l’account sospeso, per cui è necessario contattare Facebook per dimostrare la propria identità e sbloccare l’account.
    Questioni di “buonismo di sinistra”? Nulla di più lontano: in realtà, la “real-name policy” su Facebook, per farla breve, si trova costretta a rispettare le norme di tutti i paesi in cui Facebook è disponibile – un bell’elenco! Non solo censurano nomi di noti dittatori, ma anche nomi che potrebbero essere connessi alla pornografia, che contengono un linguaggio scurrile o che potrebbero solo sembrare falsi (in genere nomi stranieri particolari: celebre il caso di una donna giapponese il cui account era stato bloccato poiché di cognome faceva “Yoda”, o in altri casi anche i profili di utenti irlandesi e scozzesi sono stati bloccati in quanto il loro nome – come nel caso di una donna irlandese, “Laoiseach Ní Choisdealbha”, o del cognome scozzese “NicIllAnndrais” – era ritenuto non valido dal loro sistema di “riconoscimento” di nomi falsi). È logico che la questione sia dovuta ad un riconoscimento non perfetto di nomi falsi, ma non per questo la colpa deve ricadere su qualcuno – semplicemente, non è possibile fare di meglio con le tecnologie a nostra disposizione.
    Come si risolve il problema? Si contatti Facebook e si dimostri che il proprio nome corrisponde a quello scritto. Problema risolto!
    Dopo avervi spiegato ciò che accade dietro il vostro schermo, mi sento in dovere di aggiungere una considerazione personale: avete contribuito alla diffusione della falsa informazione, ed escludendo quanto dice la legge in merito, ritengo che ciò rientri fra i più gravi reati che un giornalista possa commettere. La notizia deve essere imparziale, razionale e priva di sentimento di alcun tipo, deve essere rimossa di tutti i decori tipici del populismo, indipendentemente che sia di destra o di sinistra. La politica ai politici. Chi scrive le notizie sia imparziale e razionale.

  • marco eletti 20 ottobre 2018

    face book censura tutto. se sei legista e pro salvini sulle pagine di FB volano offese a tutto spiano. se ti difendi ti sospendono. ma permettono ai sinistri di scrivere cose offensive, non vere, antidemocratiche. perche non boicottare face book????

  • Andrea 20 ottobre 2018

    Si, sono d’accordo con la signora Laura.Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole perché il libero pensiero è il sale della democrazia e nessuno può negargli l’accesso a qualsiasi tribuna.Posso trovarmi in contrasto con le idee di una persona ma non ho il diritto di imporgli il bavaglio.Io ho sempre sostenuto che la dittatura non ha colore e quindi de ci comportiamo come ai tempi del Fascismo o peggio ancora delle tante forme di Comunismo vuol proprio dire che la Storia non ci ha insegnato un bel niente.

  • Giuseppe Forconi 20 ottobre 2018

    Forse quel Zuckeberg ha ricevuto ordini nostrani da qualche top top imbecille di sinistra??

  • 20 ottobre 2018

    BIG LAWSUIT ZUCKERBER!!!!!!

  • 20 ottobre 2018

    Fate un lawsuit contro Facebook e diventate padroni di Facebook, questo è vero razzismo…non scherzo sto scrivendo la verità!!! La democrazia Americana non può negare il valido uso del cognome!!!

  • Un patriota 19 ottobre 2018

    Queste sono le conseguenze di una schifosa propaganda di tutte le sinistre dl mondo, non solo d’Italia! Mark Zuchewnberg deve vergognarsi di queste censure, quando ci sono siti intestati a criminali ben peggiori del fascismo. Però dietro a tutto questo c’è la campagna denigratoria, asservita al comunismo ed ai peggiori regimi del mondo. I media di tutto il mondo, poi, leggono solo questi giornali farlocchi e asserviti, che ripetono sempre il fascismo come un pericolo attuale.

  • Laura Prosperini 19 ottobre 2018

    protesta democratica…chiamiamoci tutti Mussolini su facebook…
    (i democratici esportatori di libertà…)