Cisterna di Latina sotto choc. La vera storia di Desirée. E di San Lorenzo

Frastornati, sbigotti, increduli. I cittadini di Cisterna di Latina, dove è nata e cresciuta Desirée Mariottini, la sedicenne stuprata per ore e uccisa da una banda di balordi africani nel quartiere San Lorenzo di Roma, sono sotto choc. Non parlano alle telecamere ma si scambiano pensieri e riflessioni per chat, commentano in piazza raccontando la vera storia dei parenti (le famiglie Mariottini e Mazzoli) della sfortunata ragazza sulla quale la stampa si sta scatenando in cerca del particolare pruriginoso o del titolo a effetto. «Era una “brava” famiglia, quella di Desirée, rispettata e amata da tutti». Una famiglia “normale”. Ma anche una famiglia molto complicata, Desirée viveva con la mamma e la nonna, alla quale era stata affidata, perché il padre non l’ha mai riconosciuta. E per questo la ragazza portava il cognome della mamma che la ebbe a soli 16 anni.

Cisterna sotto choc: è una storia bruttissima

«È una storia bruttissima», dicono scuotendo la testa gli abitanti della cittadina in provincia di Latina, «una storia incredibile». «Lei – raccontano – è la nipote di un sindacalista impiegato del Comune di Cisterna, la moglie, Patrizia Mazzoli, è un’impiegata della Prefettura, sorella dell’ex vice-comanante dei vigili urbani». Insomma una famiglia storica, radicata nel tessuto di una piccola-grande città di provincia (40mila abitanti) nel cuore dell’Agro pontino. L’ultimo contatto con Desirée dei suoi familiari è una telefonata con la nonna materna il 17 ottobre. Poi più nulla, fino alla tragica fine con il ritrovamento del corpo martoriato due giorni dopo in uno stabile “occupato” nel quartiere romano di San Lorenzo, uno dei più violenti della città, un vero e proprio Bronx. «Ho perso il treno, resto a Roma da un’amica», queste le ultime parole che Desirée avrebbe detto alla nonna prima di sparire. A rivelarlo è stato l’avvocato della famiglia della ragazza, Valerio Masci che spiega come la telefonata sia arrivata «stranamente da un’utenza privata, che ha subito messo in allarme la famiglia».

Lo sciacallaggio della stampa

Stampa e televisioni, come per altri drammi simili, fanno a gara nella narrazione dell’orrore sfoderando servizi improbabili. Dotti commentatori, cresciuti a pane e “Repubblica”, spostano i riflettori sul presunto clima di razzismo che sarebbe alimentato dal governo della ruspa e dei rimpatri. E indugiano su quattro sedicenti femministe che avrebbero “pesantemente” contestato Matteo Salvini, colpevole di essere accorso sul luogo dello scempio con una rosa. Uno squallore incommentabile. Ma nessuno che approfondisca le dinamiche di un quartiere off limits dove il crimine e il malaffare regnano sovrani e immigrati irregolari senza documenti, come gli assassini di Desirée, girano indisturbati. San Lorenzo, i romani lo sanno bene, è uno dei quartieri dall’acre passato antifascista che accoglie a braccia aperte le “risorse” straniere. Per non parlare degli stabili occupati. Alcuni sono intoccabili, coccolati dalle istituzioni,  spesso covi di delinqenti pronti a partire in missione per raid, stupri e spaccio. Altri, radicati nel territorio e magari benvisti dai residenti che “così” si sentono “più sicuri”, sono in cima alla lista degli sgomberi. Ma questa è un’altra storia.