Caso Diciotti, cadono le tesi dei pm: «Salvini ha difeso l’interesse nazionale»

Svolta sul caso della nave Diciotti e sull’inchiesta nei confronti di Matteo Salvini. Nella prima fase della “vicenda Diciotti” – quella che va dal 15 al 20 agosto – sono stati «difesi gli interessi nazionali». Lo scrive il Tribunale dei ministri di Palermo negli atti relativi allo sbarco dei migranti che vede indagato anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini. A darne notizia è il Giornale di Sicilia, che riporta la ricostruzione dei fatti del collegio palermitano, con l’esame delle comunicazioni, degli orari, dei tempi e degli spostamenti della nave alla ricerca di un approdo nel Mediterraneo. 

L’inchiesta era partita con il pm di Agrigento, Luigi Patronaggio. Il leader della Lega era stato indagato per sequestro aggravato di persona, sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale per non aver fatto scendere subito i migranti a bordo della nave Diciotti. Poi gli ultimi tre reati erano decaduti e restava solo il sequestro aggravato di persona. Gli atti erano così stati mandati a Palermo e sarebbe dovuto arrivare il giudizio definitivo del Tribunale dei ministri. Ma l’altro ieri è arrivata a sorpresa la notizia che il pm Patronaggio e la procura di Agrigento non sono competenti per giudicare il caso perché la Diciotti è stata bloccata quando l’imbarcazione era ancora in acque di competenza catanese. Così l’inchiesta è passata da Palermo a Catania.

I colpi di scena non sono finiti. Il Tribunale dei ministri di Palermo ha, infatti, consegnato alla Procura del capoluogo siciliano (perché trasmettesse gli atti alla corrispondente Procura di Catania) un incartamento che smonta le accuse dei pm: «Nei primi giorni di intervento della nave Diciotti al largo di Lampedusa, per il salvataggio dei 190 migranti che si trovavano a bordo di un barcone proveniente dalla Libia, non sono emersi reati. Fu anzi difeso meritoriamente dalla Guardia costiera l’interesse nazionale».

Caso Diciotti, la decisione del tribunale dei ministri

Come ricostruisce il Giornale, il collegio palermitano, presieduto da Fabio Pilato, Filippo Serio e Giuseppe Sidoti, divide in due il periodo in cui la Diciotti aveva a bordo i migranti. Il primo, dal 15 al 20 agosto, dove secondo le toghe c’è stato «solo una attività di pressione diplomatica nei confronti di Malta, perché adempisse i doveri previsti dalle convenzioni internazionali che regolano il salvataggio e l’accoglienza dei flussi migratori. Poi la nave fece uno scalo nei pressi di Lampedusa, dove, con alcune motovedette, furono sbarcati 13 migranti ammalati. Gli altri 177, sempre in quella prima fase, non furono oggetto di alcun reato, men che meno il sequestro di persona, perché nei primi giorni si stava cercando una soluzione diplomatica per l’accoglienza, che poi non fu trovata». Quindi nessun sequestro di persona, ma solo una soluzione diplomatica.

Arriva poi il secondo periodo, quello fra il 20 al 25 agosto. I magistrati palermitani, scrive il Giornale, rimettono qualsiasi riferimento a possibili reati che non individuano, passando la possibilità di valutazione ai colleghi catanesi. In ogni caso sottolineano che «la Guardia Costiera, cercando una soluzione per lo sbarco a Malta, fece l’interesse del Paese al rispetto delle convenzioni da parte dei partner europei».