Atreju18, Rampelli e Giorgetti d’accordo: “La politica torni al centro”

venerdì 21 settembre 20:13 - di Valter Delle Donne

Atreju18 è anche occasione per affrontare temi di straordinaria attualità come il crollo del Ponte Morandi di Genova. Il moderatore dell’incontro, Gennaro Sangiuliano, ha inquadrato il problema nel suo contesto internazionale. La nazionalizzazione non è tabù in altre nazioni come Francia, Germania e Stati Uniti, mentre in Italia, sottolinea il vicedirettore del Tg1, «si è deciso di regalare le autostrade a una famiglia che operava nel tessile». E ogni riferimento alla famiglia Benetton non è puramente casuale.

Rampelli: “Martina ha evitato il confronto pubblico”

L’incontro, dal titolo “Infrastrutture sovrane: l’interesse italiano sopra l’interesse di pochi” ha registrato un’assenza “ingombrante”. L’ha spiegata Fabio Rampelli, parlando a nome dell’organizzazione: «Dobbiamo partire da questa sedia vuota qui sul palco. In 21 anni abbiamo invitato le voci in antitesi a noi. L’immagine goliardica di Fiano è stato il pretesto per non far venire il segretario del Pd, Maurizio Martina ad Atreju». Il vicepresidente della Camera ha invece ricordato di quanto sia stato scomodo il tema per la sinistra italiana, «coinvolta in maniera imbarazzante sulla svendita» di tanti asset pubblici. 

L’allarme dell’Intelligence italiana

Rampelli ha ricordato che la tragedia del Ponte Morandi è solo la punta dell’iceberg. «Porti, concessioni pubbliche nel campo delle estrazioni petrolifere, trasporto pubblico aereo e ferroviario, l’elenco è lungo. Da quando la smania privatrizzatrice ha preso l’avvento, le nostre strutture sono diventate a rischio dominazione dalle multinazionali straniere. La sinistra ha spesso fatto qualche “cortesia” all’imprenditore amico di turno. E non si parla solo di Benetton e di Autostrade. C’è un deficit culturale, il compito della destra italiana è quello di rilanciare il ruolo dello Stato. Non è infatti possibile che negli asset strategici lo Stato scompaia», Rampelli ha anche citato il rapporto dell’Intelligence italiana, sulle privatizzazioni. «Sono andate a intensiificarsi le manovre di attori esteri attivi nell’inserimento di strategie per acquistare spazi di mercato anche attraverso pratiche scorrette per l’acquisizione indebita di dati sensibili». Ecco perché dobbiamo cambiare da qui». Intanto, «la società Atlantia – ha incalzato Rampelli – non può più gestire la società autostrade». 

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La sedia vuota di Martina tra Rampelli e Giorgetti

Mario Giordano: “Troppi favori della sinistra ai suoi amici”

Il giornalista Mario Giordano ha sciorinato una serie di cifre, ricordando che «dal 2000 a oggi le tariffe sono aumentate del 76%. Tariffe che aumentano immancabilmente a ogni primo dell’anno. Come la concessione prolungata di anno in anno: una concessione a Benetton assegnata fino al 2042. L’autostrada del Brennero dal 1961 viene gestita dal potentato locale del Svp. Andate a vedere il regalo di Delrio alla Serracchiani. Stesso meccanismo riguarda gli acquedotti e le società di trasporti. A Roma è emblematico il caso dell’Atac». 

Fara: “L’Eurispes lanciava l’allarme da anni”

Gian Maria Fara, presidente Eurispes, ha citato un rapporto del suo istituto del 2008.  “Dieci anni fa scrivevamo che Autostrade per l’Italia ha prodotto utili ma non ha investito nella manutenzione. In Italia la privatizzazione degli asset statali ha sempre creato problemi ai cittadini. Concludevamo citando l’aforisma di Che Guevara: “Liberi volpi in liberi pollai». Fara ha elencato la serie di disastri della politica italiana: «Chi conosce il mio istituto, sa perfettamente che noi siamo stati dalla fine degli anni ’80 ferocemente critici sulle privatizzazioni. Abbiamo criticato lo smantellamento dell’Iri. Un colosso che dava fastidio ai tedeschi e ai francesi. Abbiamo quindi smontato la Stet. Il primo telefonino è il frutto del genio e delle capacità degli italiani e della Stet. Abbiamo smontato l’Italstat, che dava fastidio a livello internazionale mettendo in difficoltà le grandi imprese. Abbiamo smontato il sistema agroalimentare, abbiamo smontato la Telecom, regalandola e abbiamo smontato le autostrade a un signore che produceva maglioni. Sono denunce che abbiamo fatto negli anni e che sono pubbliche. Quasi sempre purtroppo rischiamo di essere come Cassandra. Vorremmo essere più ascoltati». 

Berrino: “Senza Infrastrutture la Liguria è tagliata fuori”

Gianni Berrino, assessore ai trasporti della Regione Liguria, ha fatto il punto dopo la tragedia di Genova: «Abbiamo dato una visione dell’Italia da terzo mondo. All’Italia non serve solo la ricostruzione del ponte, che sarà sicuramente più funzionale e più sicuro. Ci sono ancora chilometri di ferrovia a binario unico. Ma bisogna anche dare il via libera alla Gronda per tornare al centro dell’Europa come capacità di attirare capitali e imprese verso la nostra Italia».

Giorgetti: “Senza una visione politica non c’è futuro”

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha sottolineato «che prima ancora dell’interesse nazionale, il problema dell’Italia è che negli ultimi trent’anni è scomparsa la politica». Politica che include una visione del mondo, un interesse pubblico. Anche il discorso delle privatizzazioni non è stata una scelta politica, ispirata da una visione liberale. È stata una imposizione, presentata come atto dovuto». Giorgetti ha quindi evidenziato che «senza politica, il Paese è stato lasciato allo sbando». «Ma anche scuole e tribunali», relativamente alla sicurezza, sono in condizioni drammatiche. «Vogliamo parlare della colonizzazione francese?». Tuttavia non «basta dire che lo Stato gestisce meglio del privato. Se il senso dello Stato non c’è più, il pubblico crea disastri come il privato. Tempo fa, a Lecco, è venuto giù un ponte dell’Anas come a Genova». Credo invece che «se rimetteremo al centro la politica, porremo le basi per un’Italia migliore per le generazioni future». Una considerazione che ha visto concorde lo stesso Rampelli, che ha auspicato che anche il convegno sia un’occasione di sprone per il governo per andare oltre i proclami.

 

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