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Arrivano in Siria i primi missili anti aerei S-300 russi. L’ira di Israele

La Russia ha iniziato a trasferire la batteria di missili per la difesa anti aerea S-300 al governo di Damasco, in Siria, malgrado le obiezioni sollevate sia dagli Stati Uniti che da Israele. “La consegna è già iniziata”, in linea con quanto predisposto dal presidente Putin dopo l’abbattimento dell’aereo da ricognizione russo da parte di missili siriani ma nel quadro di una azione di Israele, a cui Mosca ha attribuito la responsabilità dell’incidente, ha reso noto il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. “Le misure che adotteremo avranno come obiettivo quello di assicurare il 100 per cento di sicurezza per i nostri militari”, ha aggiunto Lavrov, in una conferenza stampa al Palazzo di Vetro. Dopo oltre sette anni di guerra civile in Siria, la battaglia contro il terrorismo è quasi giunta alla fine. Lo ha rivendicato il ministro degli Esteri siriano Walid Muallim, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e assicurando che la battaglia comunque continuerà fino a quando l’intero territorio siriano non sarà stato liberato dal terrorismo in ogni sua forma. Il capo della diplomazia di Damasco ha poi fatto sapere che il Paese sarà liberato da qualsiasi “presenza straniera illegittima”. “Qualsiasi forza che presente nei territori siriani senza una richiesta del governo – ha detto – comprese le truppe americane, francesi, turche, è una forza occupante e deve ritirarsi immediatamente senza condizioni”. Poi, Muallim è tornato a definire “illegale” la coalizione antiterrorismo a guida Usa, una coalizione che “ha combattuto tutto tranne che il terrorismo”. “Oggi – ha concluso – dopo che la situazione sul terreno è diventata più sicura e stabile, è possibile il ritorno volontario dei rifugiati che hanno lasciato la loro patria a causa del terrorismo”.