L’autista: «Il ponte Morandi crollato davanti a me, ho visto le auto precipitare»

Luigi ha visto davvero la morte in faccia sul Ponte Morandi. Il suo camion è ancora lì, sulla punta estrema del precipizio. Lui si è salvato per miracolo, neanche sa dire come. Ora si è chiuso in casa. E’ sotto choc. Trentasette anni, sposato, due figli, è lui l’autista, italiano, residente a Genova, che guidava l’autocarro della Basko, supermercati genovesi, rimasto pericolosamente in bilico sul Ponte Morandi e che è riuscito miracolosamente a salvarsi frenando all’ultimo secondo mentre le auto e i mezzi pesanti che lo precedevano precipitavano davanti a lui per settanta metri assieme a pezzi in calcestruzzo, solette e pilastri, migliaia di tonnellate di cemento, del viadotto nell’invaso del torrente Polcevera che attraversa Genova Sampierdarena.
L’uomo, sotto choc, si è ora chiuso in casa, assieme ai suoi familiari nella sua abitazione di Genova. Ma ha raccontato ai suoi datori di lavoro, i proprietari del gruppo Damonte, l’azienda di trasporti per la quale lavora presso la Basko supermercati, come sono andate le cose.

Luigi, pur fra mille comprensibili difficoltà per aver vissuto in presa diretta la tragedia ed essere scampato alla morte, ha ripercorso il film della tragedia vista dal suo posto di guida, quando davanti ai suoi occhi, in una giornata che sembrava uguale a tante altre, improvvisamente si è aperto l’inferno.
E’ da un anno che lavora per la Damonte ma ha una lunga esperienza come autista avendo lavorato in precedenza per altre aziende del settore, sempre con lo stesso incarico.

Ecco cosa ha raccontato al suo datore di lavoro, Annalisa Damonte: «l’autostrada era trafficata e, dunque, il flusso veicolare era molto rallentato sotto la velocità consentita, in quel tratto, perché c’era molto traffico. Fortunatamente tenevo la distanza di sicurezza».
A bordo del suo mezzo, un Volvo cassonato frigorifero verde con il logo della Basko e che tuttora si trova sulla punta estrema del viadotto crollato con il motore acceso, a pochi metri dall’abisso, stava tornando verso la Damonte dopo aver scaricato la merce presso uno dei supermercati genovesi Basko. Aveva terminato le consegne e stava appunto tornando in ditta scarico.
Improvvisamente, inattesa, la tragedia.
«Ho visto un’auto che mi ha superato a sinistra, avevo un’altra auto davanti. Ho visto le auto che mi precedevano precipitare di sotto. Ho inchiodato, ho messo la retromarcia, ho fatto un metro indietro quando ho visto quel che è successo». Una cosa talmente terribile che Luigi fatica a raccontarla. I titolari della Damonte non insistono. Luigi fisicamente sta bene ma è psicologicamente molto provato, sotto choc.
«L’autostrada era trafficata – spiegano dalla Damonte – lui ha visto andare giù altri mezzi».
Luigi arresta il suo Volvo cassonato e salta giù dal mezzo. Torna indietro a piedi correndo sotto la pioggia battente lungo la carreggiata appena percorsa, corre verso la galleria dalla quale era appena uscito e si mette in salvo. Mentre altre auto frenano per non finire giù dal Ponte Morandi.
Luigi ora è a disposizione degli inquirenti, fanno sapere dalla Damonte. Ma per ora è chiuso in casa, non vuole ricordare quel momento terribile. E la sensazione della morte che lo sfiora.