Sbarchi, nuovo scontro. Salvini: «Ci sono i porti libici». L’Ue: «Non sono sicuri»

È di uovo scontro tra Italia e Ue sull’incandescente tema sbarchi. Il ministro dell’Interno Salvini chiede che i migranti raccolti in mare possano essere fatti sbarcare in porti libici. L’intenzione del ministro italiano è quella di evitare un nuovo caso Vos Thalassa. Ma l’Ue risponde picche.   «Nessuna operazione europea e nessuna nave europea effettua sbarchi in Libia, perché non lo consideriamo un Paese sicuro». A dichiararlo è  la portavoce della Commissione Europea per le Migrazioni Natasha Bertaud. Sbarcare i migranti soccorsi in mare in Libia, spiegano fonti Ue, costituirebbe un refoulement, contrario al diritto internazionale. Chi può riportare i migranti soccorsi in mare in Libia sono le autorità libiche, non le navi europee. Anche le navi europee, se soccorrono migranti nell’area Sar libica, tecnicamente non possono riportare i migranti in Libia, ma devono sbarcarli in un porto sicuro, quindi in Europa. Pertanto l’equipaggio della Vos Thalassa, se avesse riportato i migranti in Libia anziché affidarli alla Diciotti della Guardia Costiera italiana, avrebbe commesso un refoulement, in violazione del diritto internazionale.

Salvini aveva lanciato la sua proposta in una conferenza stampa a Mosca: «Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia Costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro». Salvini indica così quale sarà l’obiettivo dell’Italia nell’incontro del 18 luglio sulla missione europea Sophia: “Ridiscutere sulla firma suicida del 2015, di cui dovete andare a chiedere conto al governo Renzi“.