Pensioni, sul progetto di Di Maio l’ostacolo della non retroattività

martedì 17 luglio 13:54 - di Giancarlo Cremonini

Riceviamo da Giancarlo Cremonini e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

in questi giorni il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, colto forse da “sindrome di Robin Hood”, sta suonando la gran cassa annunciando di voler tagliare quelle che lui chiama pensioni d’oro. Da più parti e anche autorevolmente è stato avvisato che la norma che vuole adottare è incostituzionale non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo e per giurisprudenza consolidata, ma tanto lui non dà ascolto a nessuno sapendo di parlare alla pancia della gente e non al cervello o al cuore. Riguardo alla illegittimità delle norme proposte da Di Maio bisogna specificare che l’ordinamento giuridico è un sistema razionale e coerente che non ammette incongruenze, illogicità o forzature. Tanto per fare un esempio a chi non ha studiato legge, appare evidente che un omicidio è più grave di una rapina a mano armata e che una violenza carnale è più grave di una molestia sessuale. Se il governo , in preda ad un raptus di follia giuridica approvasse una norma che prevede l’ergastolo per la rapina e dieci anni di prigione per l’omicidio, la norma palesemente ingiusta e illogica verrebbe certamente cassata dalla Corte Costituzionale. Allo stesso modo una norma che prevedesse una ammenda da mille euro per chi lascia l’auto in divieto di sosta e una ammenda di cento euro per chi guida contromano in autostrada sarebbe anch’essa illogica ed irrazionale in quanto punirebbe in modo spropositatamente alto una violazione lieve ed in modo incredibilmente lieve una violazione gravissima e pericolosissima.

E il punto fondamentale ed irrinunciabile di tutti gli ordinamenti giuridici del mondo civile che si ispirano al Diritto Romano o alla Common Law è il principio di non retroattività delle norme sancito esplicitamente dalla nostra Costituzione che afferma che le norme valgono solo per il futuro e non per il passato. Questo principio del “tempus regit actum” , sacrosanto ed intoccabile in tutte le democrazie del mondo, statuisce che i fatti giuridici sono regolati dalle norme in vigore al momento in cui gli stessi si concretano e non da quelle eventualmente approvate in seguito. Senza questo limite sacro ed invalicabile un governo potrebbe, ad esempio, punirci per fatti che, al momento in cui furono commessi, non erano previsti come reati. È, in altre parole, il principio di legittimo affidamento che il cittadino deve avere e senza il quale tutto va alla malora. Non retroattività significa che la mia buonuscita viene calcolata con la norma in vigore al momento in cui lascio il lavoro e significa che io vado in pensione all’età stabilita dalla norma in vigore al momento in cui ho raggiunto il limite di età. Significa che se firmo un contratto le norme non possono essere cambiate in corso d’opera senza il mio consenso e via dicendo. Di Maio invece afferma che taglierà le pensioni a chi non ha pagato abbastanza. Ma Di Maio non considera che il lavoratore dipendente non versa lui i contributi pensionistici, ma li versa il datore di lavoro sulla base delle norme approvate dal Parlamento ed in vigore al momento. Tutti hanno pagato i contributi che la legge dello Stato in quel momento stabiliva obbedendo alla legge stessa. E adesso dopo dieci o venti anni si vuole andare a ricalcolare i trattamenti? Ma nemmeno nell’Urss di Stalin c’era una tale inciviltà giuridica. E corre l’obbligo di ricordare a Di Maio ma anche a Salvini e Meloni che questi tagli andrebbero a colpire pesantemente il comparto Difesa e Sicurezza già penalizzato da un blocco stipendiale di sette anni dichiarato illegittimo dalla Consulta. La speranza è che in un sussulto di ragionevolezza la Lega fermi questa follia che andrebbe, fra l’altro, a danneggiare il suo bacino elettorale. Ove ciò non avvenisse si prenderà atto che la Lega, in un folle inseguimento demagogico dei Cinque Stelle, ha abbandonato il suo elettorato più fedele e di riferimento e a quel punto sarà la Consulta a fare giustizia.

Commenti

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  • elidegiamporcaro@gmail.com 27 luglio 2018

    E’ vero, ci sono pensioni da 500 euro con cui non è facile tirare avanti. Ma i casi sono due: o si tratta di un “sussidio”, concesso senza nessun versamento di contributi (e allora, per quanto poco, tutto è gratuito), oppure si tratta di “pensione” derivata da attività lavorativa, e anche qui i casi sono due: o sono stati versati pochi contributi (forse a causa di lavoro in nero) o il lavoro svolto non sarà stato proprio quello di un operaio specializzato e nemmeno quello di un primario d’ospedale o di un presidente di tribunale. A parte ciò, in una fabbrica occorrono sia l’operaio che l’ingegnere, con diverse competenze e responsabilità che determinano differenze. E una di queste può essere la seguente: all’occorrenza, l’ingegnere saprebbe fare il lavoro dell’operaio, è l’operaio che non saprebbe fare il lavoro dell’ingegnere. Tutte queste “differenze” influiscono sullo stipendio e quindi sulla pensione, che è salario differito.

  • roby780_c@libero.it 26 luglio 2018

    Ma come si fa a non capire che le pensioni di 10.000euro o più al mese sono sproporzionate??La maggior parte dei pensionati prende 500euro al mese di pensione e non riesce ad andare avanti(non possono nemmeno curarsi)mentre pensionati con pensioni altissime non sanno nemmeno che farci di tutti questi soldi.,,questa è la vera incostituzionalità!!
    altro che retroattività o comunisti o fascisti..ma cosa centra??sono tutti privilegi fatti da una classe politica corrotta che ormai non possiamo più permetterci..Bravo Di Maio continua così..
    La cosa importante è che con questi tagli si devono alzare le pensioni minime e dare un pò di dignità ai nostri padri o nonni che invece di sedere in qualche poltrono sono andati a lavorare spaccandosi la schiena.

  • Roberto.melis1950@gmail.com 19 luglio 2018

    E perche’ non si parla della nuova segretaria del medesimo Di Maio che vorrebbe tagliare le pensioni alte ma come ricorda Sallusti assume a spese statali una ragazza di 26 anni per la modica cifra di 72.000 euro annui

  • Roberto.melis1950@gmail.com 19 luglio 2018

    Di Maio e’ uno strafottente che ignora i fondamentali del diritto. Certo e’ facile straparlare quando non si e’ Mai lavorato facendo pagare I pensionati col supporto di giornalisti straricchi come Mentana di imprenditori come Cairo e di personaggi ricchi e senza scrupoli come Grillo e Casaleggio. Prima o poi la gente capira’ I loro trucchi. Il reddito di cittadinanza e’ stata la bufala del secolo e quando sbaglieranno inventeranno I soliti complotti. Nel frattempo invece di risolvere i problemi delle varie categorie inventano falsi miti negativi,seminano zizzania tra gli italiani. Ma ricordate “chi semina vento raccoglie tempesta”.

  • maurocollavini@libero.it 19 luglio 2018

    Giustissimo, cari signori, ma vi sembra giusto e logico che vi siano pensionati che hanno pensioni di 50.000,00 euro il mese e persone che hanno pensioni talmente basse da non farcela a vivere? A me no, e le ingiustizie vanno combattute come per esempio vi sembra giusto che un operaio guadagni 1.000,00 euro il mese ed un dirigente sopratutto pubblico (Dirigente si ma che spalma le sue responsabilità su tantissimi sottoposti) abbia stipendio di oltre 10.00,00 euro al mese? A me sembra una ingiustizia che debba essere modificata. E Badate bene non sono comunista anzi sto dalla parte opposta, ma le ingiustizie ci sono e vanno debellate

  • francescozinna@virgilio.it 18 luglio 2018

    Le osservazioni di Cremonini sono esattissime. Fin dai tempi del diritto romano le norme sono considerate vigenti “ex nunc” non “ex tunc” (da ora in poi, non a ritroso). La non retroattività delle norme è un principio basilare dello stato di diritto; sgretolando tale principio, lo stesso sistema democratico sarà destinato a traballare. Il fatto è che illustri costituzionalisti,alcuni giornalisti, sindacalisti etc., hanno già detto queste cose sia a Di Maio e al M5S che a Boeri, ma hanno fatto orecchie da mercante. Non si può dire che non sappiano o non ne siano consapevoli. Che potrà fare a difesa di tale principio il Presidente della Repubblica quale supremo Organo garante della Costituzione?

  • gianchi0655@gmail.com 18 luglio 2018

    Ai dirigenti che erano in servizio al primo gennaio 2018 sono stati restituiti gli scatti con perdita dei sette anni pregressi. Chi era in ausiliaria è stato restituito il 50 per cento chi era nella riserva ha perso tutto. Quindi caro Giustino diciamo le cose come stanno. Quanto a te Ivano non vi è dubbio che hai subito una grande ingiustizia però tu eri ancora al lavoro . Se fossi stato già in pensione la norma non ti avrebbe toccato. La non retro attività vale solo per quelli che sono già pensionati. La Fornero per quanto odiosa tremenda e criminale ha toccato solo quelli che erano ancora al lavoro non quelli che erano già in pensione! Spero di essermi spiegato

  • robertofrancucc@gmail.com 18 luglio 2018

    Sbagli sapendo di sbagliare.

  • ila.orsi1@gmail.com 18 luglio 2018

    GIUSTO …GIUSTINO MA vorrei precisare che AMATO A NOI HA FATTO CIò All’epoca, allora tutti zitti, certo eravamo dei fannulloni, quindi……ilaria

  • Ivi@alice.it 18 luglio 2018

    Il prcipio di non retroattivita’ delle norme dovrebbe valere anche per un commerciante come me che, quando ha cominciato a lavorare nel 1977 la Legge stabiliva che a 55 anni sarebbe andato in pensione oppure, per fare un esempio di situazioni più recenti, perche’ non citiamo l’incostituzionalità dello slittamento di una Legge come l’Iri, gia’ prevista dal 1.01.2017 e poi spostata come d’incanto al 1.01.2018? Intanto a me e a tanti come me la cosa è costata 7000 di commercialista per l’inutile tenuta della contabilita’ ordinaria. Per la norma vorrei, solo a titolo di paragone, sottineare che, dopo quasi 41 anni di lavoro non so ancora bene quando potrò andare in pensione ma so con certezza che la mia pensione sarà di circa 1000/1200 euro nonostante abbia versato, in alcuni anni, sostanziosi contributi. Meditate gente, meditate

    • rossettimariaadele@gmail.com 18 luglio 2018

      anche la mia pensione calcolata con il contributivo sarebbe stata piu’ alta.
      ho lavorato 25 anni con la prospettiva di 35 anni e hanno abbassato tutti i
      coefficienti. parliamo anche della rivalutazione istat?

  • robertofrancucc@gmail.com 17 luglio 2018

    Non generalizziamo con il blocco degli stipendi per 7 anni, perché alla fine ha pagato solo il personale contrattualizzato, ai dirigenti con il riordino è stato ridato tutto è anche qualcosa in più!

    • Pietro.dattuomo@gmail.com 8 agosto 2018

      Non e assolutamente vero. Hanno ricevuto solo coloro che durante il blocco sono stati promossi dirigenti.

  • roberto_delia@alice.it 17 luglio 2018

    VIENE FUORI LA MATRICE COMUNISTA DEI M5S, O SBAGLIO ?

    • rossettimariaadele@gmail.com 18 luglio 2018

      no solo giustizia per chi ha versato