L’incubo è finito, ora l’allenatore thailandese rischia il proccesso

L’incubo è finito: stanno bene i 12 baby calciatori thailandesi (di età compresa tra gli undici e i 16 anni) e l’allenatore della squadra, estratti dalla grotta Tham Luang che li aveva inghiottiti con un salvataggio miracoloso. Al loro arrivo in ospedale erano coscienti e in grado di parlare, hanno detto i medici che li hanno in cura, anche se i ragazzi hanno perso, nel corso della loro odissea, circa due chili a testa. Ora che il peggio è dietro le spalle però, l’allenatore, che è stato l’ultimo a essere estratto dalla cavità, anch’egli in buone condizioni, rischia di essere incriminato per aver accompagnato i calciatori nella grotta Tham Luang. Le scuse del coach potrebbero non bastare. 

Thailandia, l’allenatore rischia il processo

Ekkapol Chantawong, 25 anni, è considerato da molti il principale responsabile della disavventura che poteva finire in tragedia e che ha mobilitato tutto il mondo per il salvataggio. È stato lui a portare con sé nel tunnel i suoi 12 “cinghiali” (così si chiama la squadra) per vincere una prova di coraggio della tradizione locale. Non si sarebbe neanche preoccupato di garantire un minimo di sicurezza: i ragazzi sono entrati nella roccia senza zaini né scarpe nella stagione thailandese delle pioggie monsoniche Una mossa davvero incauta che è costata molto cara a lui e ai suoi calciatori. Ekkapol ha chiesto immediatamente scusa con una lettera scritta consegnata ai soccorritori e ai genitori dei ragazzi. I genitori, al momento, non sembrano intenzionati a fargliela pagare. «Se non ci fossi stato tu — gli ha risposto la madre di uno di uno di loro — come sarebbe sopravvissuto mio figlio?». In 288 ore di buio totale, infatti, l’allenatore, che ha vissuto dieci anni in un monastero buddista, ha insegnato ai suoi allievi una speciale tecnica di meditazione che è stata preziosa per distrarre i bambini dall’ansia e dalla fame. .