Spagna, l’ex-premier Rajoy rifiuta gli onori e se ne torna al catasto

Addio Moncloa, destinazione catasto. C’è chi la sobrietà la predica e chi la pratica. Chi, in ossequio alla propaganda, sbandiera ai quattro venti il proprio «francescanesimo a puntate» (copyright De Andrè) e chi, in nome dello Stato, rinuncia a benefit, onori e prebende. Parliamo di Mariano Rajoy, già premier della Spagna e ora politicamente disoccupato dopo che meno di un mese un voto delle Cortès, il parlamento iberico, lo ha disarcionato dalla guida del governo per issarvi – in Spagna vige l’istituto della sfiducia costruttiva – il socialista Pedro Sanchez.

Rajoy ha rinunciato il posto al Consiglio di Stato

Come tutti quelli che lo hanno preceduto alla Moncloa, anche a Rajoy il rango di ex-premier avrebbe consentito un ruolo di tutto rispetto: il posto a vita nel Consiglio di Stato, con un appannaggio da 100mila euro annui. Invece, con una mossa a sorpresa, Rajoy ha dato un bel calcione a tutto questo ben di dio (compresa la carica di presidente del Partido Popular, il centrodestra spagnolo) per ritornarsene al suo posto di funzionario del catasto dopo ben 28 anni di aspettativa. Rajoy vi entrò giovanissimo (il più giovane di sempre), a 24 anni. Tutta un’altra storia, questa dell’ex-premier, rispetto ad altri ex-potenti della terra. Qualche nome? Barack Obama, ad esempio, conferenziere strapagato. O Gerhard Schröder, passato dalla cancelleria tedesca alla guida di Nord Stream 2 di Gazprom, alle dipendenze dello zar Putin. O, ancora, dell’inglese Tony Blair, che ora fa il consulente a peso d’oro per governi ed aziende.

A giorni riprenderà servizio in una piccola cittadina

Rajoy, al contrario, torna al suo vecchio lavoro, suscitando grande stupore, ma anche tanta ammirazione. La fase di questa “nuova” vita lo porterà ora a Santa Pola, cittadina balneare di 30mila abitanti affacciata sul Mediterraneo in provincia di Alicante. È quella la sede che dovrà occupare. Arriverà da semplice funzionario del catasto. Ma fino a ieri ha guidato la Spagna. E scusate se è poco.