Siria, offensiva di Assad contro l’Isis. Missili israeliani su Damasco

L’esercito del legittimo governo di Damasco, sostenuto dai caccia militari russi, ha respinto un attacco nella “zona di de-escalation” nel sud della Siria, uccidendo circa 70 terroristi. Lo riferisce il ministero della Difesa di Mosca, citato dalle agenzia di stampa russa. Da alcuni giorni le forze di Damasco starebbero avanzando nel sud della Siria, dopo giorni di bombardamenti contro i ribelli nel Rif orientale di Daraa. I siriani avrebbero preso il controllo dei villaggi di al-Bustan e al-Shoumra. Il sud della Siria è un’area strategica, non lontana da Damasco, al confine con la Giordania e con le Alture del Golan occupate da Israele. Intanto si appende che sarebbero circa 20mila le persone fuggite da martedì scorso dalle aree in mano ai ribelli nella parte orientale della provincia meridionale siriana di Daraa, dove si intensificano raid aerei e combattimenti. Lo denunciano attivisti citati dall’agenzia di stampa Dpa. “Dalla scorsa mezzanotte sono stati effettuati più di 40 raid aerei su aree principalmente in mano ai ribelli nel Rif orientale della provincia di Daraa. Le operazioni hanno spinto molti civili a fuggire dall’area”. L’attivista Abu Omar al-Darawi, che vive nella parte orientale di Daraa, ha confermato che i raid colpiscono la zona di Busr al-Harir. Le forze di Damasco e i loro alleati stanno cercando di riconquistare l’area. Così, secondo l’attivista, i civili stanno fuggendo verso il confine con la Giordania. Sarebbero 28 i civili uccisi da martedì scorso quando si sono intensificati i bombardamenti del governo anti-Isis. Secondo le Nazioni Unite le nuove ostilità rischiano di mettere in pericolo 750mila persone. Linda Tom dell’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) in Siria ha ricordato come gli sfollati abbiano bisogno di “assistenza umanitaria”. La provincia di Daraa, culla del golpe armato del 2011 presto degenerata in conflitto, è in parte controllata dai terroristi, in parte dalle forze di Damasco. Nel luglio dello scorso anno alcune aree della regione (anche parti delle vicine province di Quneitra e Sweida) sono state incluse nella zona di de-escalation concordata da Stati Uniti, Russia e Giordania. Intanto il regno hashemita ha fatto sapere di non essere più in grado di accogliere i siriani in fuga dalla guerra nel vicino Paese arabo. “Abbiamo accolto abbastanza rifugiati siriani – ha detto al giornale The Jordan Times il ministro dell’Informazione, Jumana Ghunaimat – Ne ospitiamo già un gran numero e molto semplicemente non possiamo accoglierne altri”. Amman, che afferma di ospitare 1,3 milioni di siriani, ha fatto sapere di “seguire con attenzione la situazione nel sud della Siria” e di essere “al lavoro con americani e russi per raggiungere un accordo per proteggere i nostri interessi nazionali”. Due missili israeliani sono esplosi ieri sera nei pressi dell’aeroporto internazionale di Damasco: lo hanno riferito i media siriani, senza fornire ulteriori dettagli, mentre altre fonti sostengono che i missili avrebbero colpito un deposito di armi appartenente ad Hezbollah. Diversa la versione fornita da fonti dell’opposizione siriana, secondo cui obiettivo dell’attacco avvenuto intorno a mezzanotte sarebbe stato un cargo iraniano in fase di atterraggio all’aeroporto di Damasco. Non si hanno al momento notizie di vittime. Quello della notte scorsa è l’ennesimo attacco di Israele in Siria, allo scopo – secondo quanto più volte ribadito dallo Stato ebraico – di impedire all’Iran di avere basi permanenti nel Paese alleato.