Clandestini, Salvini va in Libia per rimediare ai pasticci di Gentiloni & c.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini sarà in Libia, a Tripoli, presumibilmente già nella giornata di domani o al più tardi lunedì mattina per una serie di incontri al più alto livello con le autorità del governo libico sui temi dell’immigrazione e del sostegno italiano alla riorganizzazione delle forze di sicurezza libiche. Già su questo si possono osservare diverse cose: intanto in Libia non c’è un governo che controlli il Paese, e quello di Fayez al Serraj, il premier identificato tale dalla sedicente comunità internazionale e dall’Italia del Pd, non controlla neanche il suo condominio. Se Salvini intende trattare con questo premier-fantoccio, è meglio che stia a casa. Chi controlla un po’ di più la Libia, anche se solo una parte, è invece il grande nemico della sinistra italiana, il generale Khalifa Haftar, alleato di Vladimit Putin e per questo inviso a Ue e soci, che almeno la Mezzaluna petrolifera la controlla. Oggi la Libia è teatro di una guerra per bande, e Salvini ci appare un notevole ottimista, anche perché fuorviato dall’idea della Ue di aprire hotspot in Africa, cosa già respinta da tutti i Paesi africani a cui è stato chiesto. Questa strategia sembra destinata al fallimento, mentre l’unica che potrebbe funzionare è il blocco navale davanti la Libia e il divieto assoluto di sbarco dei clanestini in Italia.

Libia, nessun Paese africano aprirà hotspot per clandestini

In ogni caso, il ministro dell’Interno incontrerà la stampa lunedì alle 17.30 al Viminale ed è plausibile ipotizzare che in quella sede saranno illustrati i risultati della visita di Salvini in Libia. “Cercheremo di aiutare il popolo libico con ogni mezzo senza dare lezioni da fuori”, ha aggiunto. Sugli interessi francesi nel Paese nordafricano ha aggiunto: “Quando si muove Macron non si muove perché ha il cuore grande ma per fare gli interessi delle aziende francesi”. In effetti in Niger i soldati italiani sarebbero dovuti andare solo a difendere gli interessi francesi. Per fortuna il Niger ci ha cacciati. E ha sottolineato: “I libici amano l’Italia e gli italiani, abbiamo interesse alla tranquillità e alla stabilità” della Libia. Salvini ha spiegato: “Serraj (il “premier” libico, ndr) ha chiesto all’Italia un intervento: io e il governo ci saremo. Andrò presto in Libia per parlare con lui. Un nostro intervento, con la Nato, è utile: per la lotta al terrorismo, ma anche per non parlare solo di migranti e barconi. Ma di economia e business, di cultura e politica”. Salvini ha recentemente annunciato a ari quotidiani più investimenti in Libia – una “collaborazione economica per investire in strade, infrastrutture, ospedali”. Il responsabile del Viminale sulle Ong ha detto: “Mi pare che questi abbiano gettato la maschera – accusa – Non sono generosi, cristiani, che salvano il prossimo, ma nascondono precisi interessi economici. Sono finanziati direttamente da persone come Soros che non vuole aiutare i bambini che scappano, ma creare nuovi schiavi. Ecco perché continueremo a non far entrare le navi Ong e a dirottarle in altri Paesi”. Quanto alle navi italiane, “Marina militare e Guardia costiera continueranno a salvare vite come hanno fatto meritoriamente fino a oggi – assicura il vicepremier – ma poi ragionerò coi ministri Toninelli e Trenta sul fatto che è giusto salvare vite, però non sta scritto sulla Bibbia che dobbiamo essere gli unici a girare per tutto il Mediterraneo”. Salvini spiega dunque di voler rivedere il sistema della cooperazione, “con interventi concreti attraverso fondazioni che lavorano con le università, penso all’esperienza di Letizia Moratti, o con le associazioni di categoria che si occupano di agricoltura o di infrastrutture da costruire”. Il ministro vede “occasioni di sviluppo economico” per l’Italia. Il piano per l’Africa, prosegue, prevede anche centri di accoglienza in Libia, Nigeria, Costa d’Avorio, Tunisia, Libia ed Egitto, nelle zone di transito e di partenza: “Penso a un grande evento Africa-Europa sotto la bandiera della Ue”. Ma l’idea della Ue è stata già scartata dai Paesi interessati: nessun Paese africano ha finora accettato di ospitare centri di accoglienza per i migranti nei quali valutare le loro richieste di asilo, le cosiddette piattaforme di sbarco regionali secondo la dizione della bozza di conclusioni del vertice Ue della prossima settimana. Lo ha ammesso il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitri Avramopoulos, secondo cui l’Ue “è molto determinata a intensificare la cooperazione” con Algeria, Egitto, Libia, Tunisia, Niger e Marocco, con i quali “è stata discussa” l’idea di creare questi centri, ma “al momento” nessun Paese ha manifestato disponibilità a ospitarli.