Libano, appello del governo: “Non festeggiate la vittoria sparando”…

Si profila una vittoria di Hezbollah alle elezioni parlamentari che si sono tenute ieri in Libano, le prime dal 2009. Secondo i risultati preliminari riferiti dai media locali e dagli istituti di sondaggio, il movimento sciita e i suoi alleati avrebbero conquistato oltre la metà dei seggi in Parlamento. I risultati preliminari indicano che al-Mustaqbal (Il Futuro), il movimento guidato dal premier sunnita Saad Hariri, alleato dell’Occidente, avrebbe perso consensi in particolare nella capitale Beirut. Buon risultato, invece, delle Forze libanesi di Samir Geagea che, con circa 15 seggi, avrebbe raddoppiato la sua presenza in Parlamento.

È stata del 49,2% l’affluenza alle elezioni. Lo ha riferito il ministero dell’Interno libanese a urne chiuse. In attesa dei risultati ufficiali, sottolinea l’agenzia di stampa Dpa, le proiezioni danno in testa i partiti tradizionali, incluso appunto il movimento sciita Hezbollah, alleato dell’Iran. L’affluenza è stata particolarmente bassa nella capitale Beirut e nel nord e più elevata nelle zone meridionali del Libano, dove Hezbollah gode di maggiore consenso. Nel corso di una conferenza stampa a mezzanotte (ora locale), il ministro dell’Interno, Nouhad Mashnouk, ha invitato gli elettori a non festeggiare i risultati elettorali, quando saranno annunciati, con armi da fuoco, sostenendo che una persona era già rimasta gravemente ferita da un proiettile nella zona settentrionale del Libano. Mashnouk ha precisato che il ministero dell’Interno ha raccolto 7.300 denunce di irregolarità, senza aggiungere dettagli in merito. Secondo lo stesso ministro, il processo di voto è stato “molto lento” a causa della nuova legge elettorale, approvata a giugno 2017 e che prevede una ripartizione dei seggi di tipo proporzionale. Momenti di tensioni si sono registrati durante le operazioni di voto in alcuni seggi del Paese, in particolare a Zahle, città dell’est del Libano, dove ci sono stati scontri tra militanti di partiti cristiani rivali contenuti dall’esercito e dalla polizia. Gli elettori sono stati chiamati a scegliere 128 parlamentari – che resteranno in carica per quattro anni – tra 583 candidati. I 128 seggi dell’Assemblea sono divisi esattamente a metà tra cristiani e musulmani (34 ai maroniti, 27 agli sciiti, altrettanti ai sunniti, 14 agli ortodossi e i restanti alle minoranze cristiane e musulmane). In corsa ci sono 86 donne.