Governo, la trattativa si fa in salita? Forse c’è lo zampino di Mattarella

«Buona giornata amici! Coerenza, pazienza, voglia di fare, umiltà e concretezza, e serve anche fortuna. Vi voglio bene». È il buongiorno su Instagram di Matteo Salvini, che accompagna il post alla foto di un cappuccino con un cuore di cioccolato disegnato sopra. L’allusione è chiaramente allo stato delle trattative per la formazione del governo. È un’immagine distensiva dopo la tensione di ieri e quel «o firmiamo o vi salutiamo» che ha rivelato il mutamento d’umore del leader della Lega dopo l’ottimismo manifestato nei giorni precedenti. Un’immagine che non cambia però il clima odierno, caratterizzato dallo scetticismo.

«L’accordo è in salita», «La tentazione di Salvini, alzarsi e ribaltare il tavolo»: questi i titoli che campeggiaano oggi sui maggiori siti. «Altissimo rischio politico, bassa resa»: sono queste, inoltre, le parole attribuite oggi al leader legista, parole  che nelle ultime ore, nel Carroccio, si diffondono come fossero uno slogan.

Oggi tutti parlano delle difficoltà tra M5S e Lega, non solo per quanto riguarda i nomi, ma anche e soprattutto per ciò che concerne i punti del programma. Dall’immigrazione alla flat tax, dalle grandi opere al reddito di cittadinanza, tutto all’improvviso torna in alto mare.

A questo punto è lecito chiedersi: che cosa è successo nelle ultime 24-48 ore a determinare questo brusco cambiamento  lìd’atmosfera? Fino a domenica tutti i protagonisti del confronto ripetevano che c’era «accordo sui punti fondamentali» e che, parole di Luigi Di Maio, si stava scrivendo la «storia». È successo che Mattarella si è messo pesantemente di mezzo, rivendicando alla funzione presidenziale l’ultima parola su premier e ministri. Ed è probabile che questa rivendicazione di poteri abbia fatto breccia nel M5S, che da allora ha cominciato a porre ostacoli a Salvini. Giulio Sapelli, premier in pectore, ieri, per mezza mattinata, non ha dubbi: il veto su di lui è stato dall’«asse Mattarella-Di Maio, prono all’Europa, anzi a questa Europa, alla Ue così com’è».

Post hoc propter hoc (dopo di questo, quindi a causa di questo), dicevano i latini. Oppure possiamo ricorrere a una delle più celebri battute attribuite ad Andreotti: «A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre». Il risultato alla fine è sempre lo stesso