Almirante e Romualdi ricordati dalla Fondazione An: «Giganti della nostra storia»

Giorgio Almirante e Pino Romualdi, due giganti della nostra storia. Due uomini dalle diverse sensibilità e attitudini, ma che hanno interpretato in modo convergente i grandi valori della destra italiana. Senza di loro, la storia della destra sarebbe stata molto diversa. Sono questi i concetti più volte  ribaditi nel convegno organizzato dalla Fondazione An a trent’anni dalla scomparsa dei due padri fondatori del Msi, convegno che si è svolto questo pomeriggio nella sala conferenze della stessa Fondazione. Al convegno hanno partecipato il presidente della Fondazione An, Giuseppe Valentino, il senatore Domenico Gramazio,  il giornalista e storico Adalberto Baldoni, il giornalista e scrittore Massimo Magliaro, che fu a lungo capo ufficio stampa del Msi e stretto collaboratore di Almirante.

Figure simbolo della destra italiana

Almirante e Romualdi -ha sottolineato Valentino inaugurando i lavori del convegno – sono «due grandi della nostra storia, due figure simbolo della destra italiana». Il presidente della Fondazione An ha ricordato la grande commozione che pervase tutti in occasione della loro scomparsa. «Sembrava che il mondo, il nostro mondo dovesse finire. Poi però il loro insegnamento e il loro esempio hanno consentito alla nostra comunità di andare avanti». Di Romualdi, il presidente della Fondazione An ha ricordato la consapevolezza e la fierezza dell’appartenenza politica. «Chi apparteneva al nostro mondo doveva essere sempre tutelato. Romualdi ha sempre incoraggiato tutti a tenere la schiena dritta».

L’organizzazione del Msi allestita da Almirante

«La loro morte – ha sottolineato Baldoni –  ha segnato la fine del postfascismo, non del neofascismo. Entrambi  hanno sempre escluso, infatti,  che si potesse rifare un partito fascista, come ancora scrivono storici in malafede». Lo storico della destra ha poi sottolineato  che entrambi hanno combattuto in guerra e che entrambi hanno aderito alla Rsi, ricoprendo incarichi importanti. «Erano anche due colossi della cultura»: «Quanti politici – ha ricordato Baldoni –  possono vantare i libri che hanno scritto questi due personaggi?». Un punto fondamentale per entrambi era la pacificazione tra italiani.  «Appena fondato  il partito,  compresero che l’unica strada era quella, non certo la via della  clandestinità. Dall’altra parte c’era infatti  la Volante Rossa, c’erano i partigiani seguaci di Pietro Secchia che volevano continuare la guerra civile. Almirante è quello che, mentre Romualdi era in clandestinità, ha organizzato concretamente il partito. Sorgevano sezioni anche nei paesi sperduti. Era una organizzazione territoriale ramificata. E proprio questa organizzazione permise ad esempio al Msi di salvarsi, molti anni dopo, nel  1976, dalla scissione di Democrazia nazionale». Un altro capitolo importante è quello della democrazia interna. «Il dibattito era vivacissimo. Dal 1948 al 1995 si sono svolti 18 congressi».

Msi: Romualdi lo ha “inventato”, Almirante lo ha “fatto”

«Almirante e Romualdi si integravano in modo mirabile». Magliaro ha sottolineato nel suo intervento il concetto che il loro modo di intendere la politica non era «parallelo ma convergente». Erano, sì, diversi , ma avendo sempre di mira l’unità del partito e la saldezza dei suoi valori fondanti.  «Romualdi – ha ricordato Magliaro – ha “inventato” il partito in un momento drammatico. Almirante invece il partito lo ha “fatto” con l’apostolato in tutta Italia».  L’oratore ha anche ricordato che , in una Tribuna politica del 1979,  Almirante affermò che l’Italia, senza il Msi, sarebbe stata  diversa.  Diversa moralmente: «Siamo nati per dare giustizia a un popolo sconfitto, giustizia non vendetta». Diverso politicamente. «De Gasperi inventò la legge truffa del 1953 proprio contro il Msi, temendo la spina nel fianco che questo partito rappresentava per la Dc». Diverso nella cultura istituzionale.  «Nessun  partito si è sempre battuto , come s’è battuto il Msi, per la riforma dello Stato». Almirante e Romualdi sono stati anche campioni di etica pubblica. «Ci hanno insegnato a stare un piedi con la schiena dritta. Il partito è un “ordine di credenti” diceva Almirante. La loro idea del partito andava al di là della politica». L’oratore ha anche ricordato l’amore che  nutrivano per il Secolo d’Italia, di cui sono stati entrambi direttori: «Volevano un giornale ricco e importante». A distanza  di 30 anni  – ha concluso Magliaro- ci «sembra di avere sognato». «Dobbiamo cercare di custodire la memoria di  questa storia perché è l’unica soria con cui possiamo  sperare di rinascere domani».

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