La Turchia nega ancora il Genocidio degli Armeni. I Curdi a rischio?

Il 24 aprile del 1915, oltre un secolo fa, prendeva il via il Medz Yeghern, il “grande crimine” in lingua armena, ossia quello che oggi conosciamo come il genocidio degli Armeni. Nel 1915 e nel 1916 si consumava uno dei più grandi massacri etnici della storia: si calcola che l’Impero ottomano soppresse un milione e mezzo di Armeni e ne deportò un numero anche superiore. Ma a un secolo di distanza gli eredi dell’Inpero ottomano, impero espansionista e imperialista per definizione, ossia i Turchi, negano ancora che il genocidio sia mai avvenuto. Cosa in realtà oramai un po’ difficile da negare, poiché tutti gli storici concordano sulle modalità dello sterminio. Oltre a libri, film, documentari, dedicati alla tragica vicenda. Diversamente da altri stermini, questo degli Armeni fu oscurato per decenni, dapprima per ragioni di politica estera, non si voleva infastidire la Turchia, e poi perché anche l’Unione Sovietica negli anni successivi, attuò i medesimi metodi, non tanto con gli Armeni, quanto con gli Ucraini e gli altri popoli dell’Urss non russi, che subirono uccisioni di massa e deportazioni massicce. Fu solo dopo il crollo del comunismo e l’indipendenza dell’Armenia, proclamata nel 1990 e riconosciuta nel 1991, che l’olocausto armeno iniziò a essere conosciuto al di là delle comunità della diaspora armena.

Lo sterminio anticipato da una campagna d’odio

Lo sterminio fu anticipato da una campagna d’odio contro gli Armeni, che si concretizzò con la presa del potere dei cosiddetti Giovani Turchi, che già prima della Grande Guerra mostrarono ostilità verso gli Armeni temendo che potessero allearsi con i russi, tradizionali nemici degli Ottomani. Il genocidio degli Armeni fu anticipato da un massacro di 30mila Armeni nel 1909 in Cilicia, nel sud dell’attuale Turchia. Ma lo sterminio partì nel 1915, sia per la proclamazione della jihad da parte del sultano Maometto V sia per l’atteggiamento dei Giovani Turchi. In realtà, gli Armeni si trovarono contro tutta la Turchia sia per motivi religiosi, loro erano cristiani, sia per motivi nazionalisti, quindi laici. Per questo non c’è da sorprendersi se molti Armeni turchi disertassero durante la Prima Guerra Mondiale e altri addirittura si arruolassero con i battaglioni armeni dell’esercito imperiale zarista. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 furono arrestati nella zona di Costantinopoli migliaia di intellettuali armeni, le menti pensanti, dapprima deportati verso l’interno e poi massacrati durante la strada. Quelle che in seguito furono chiamate “le marce della morte” furono organizzate da ufficiali tedeschi in collegamento con l’esercito turco e coi miliziani curdi, allora fedeli alleati degli Ottomani. L’alleanza tradizionale tra tedeschi e turchi è proseguita sino ad oggi, basti pensare in Germania vivono cinque milioni di turchi. Qualcuno parla di sterminio più che armeno, cristiano, perché l’intento degli ottomani era di colpire i cristiani più che una determinata etnia. Però gli Ottomani rimproveravano agli Armeni il fatto di non essere fedeli all’Impero di Costantinopoli, cosa che contrastava col progetto della Grande Turchia portato avanti dai Giovani Turchi. Va anche detto che quando la Turchia perse la guerra gli inglesi arrestarono alcune decine di ufficiali turchi per indagare a proposito del genocidio. Tuttavia gli inglesi non trovarono prove riguardo alla volontà di compiere il genocidio.

Sono i curdi il prossimo obiettivo di Ankara?

Ancora oggi la Turchia rifiuta di riconoscere il genocidio armeno, ed è prevista addirittura la prigione per chi lo menzioni. Il comportamento di Ankara è preoccupante, anche perché in questi anni si sta profilando un altro desiderio di genocidio, quello verso i curdi, sottoposti dalla Turchia a una autentica persecuzione, dentro e fuori  i confini nazionali, alla quale va riconosciuto che alcune frange estremiste curde rispondono col terrorismo e con la violenza. I curdi abitano in cinque nazioni diverse, tra cui la Turchia, della quale rappresentano ben il 20 per cento della popolazione. Probabilmente il progetto panturco di Kemal Ataturk vive ancora in Recepì Tayyp Erdogan e nel suo governo, e sta all’Occidente era impedire altri eccessi. Va anche ricordato che l’Unione europea, prima dei recenti atteggiamenti di Erdogan, era desiderosa che Ankara entrasse nella Ue e persino l’Italia, zerbino di Bruxelles, ne auspicava l’entrata. Fortunatamente l’aggressività di Erdogan hanno allontanato la Turchia dall’Europa, dando ragione a tutti coloro che ammonivano sull’ingresso della Turchia in Europa.

(Nella foto, un’inquadratura del film sulla vicenda La masseria delle allodole dei fratelli Taviani, tratto dall’omonimo libro di Antonia Arslan)