Rivolta delle donne del Pd: “Noi usate dai maschi ai vertici del partito”

mercoledì 11 aprile 20:13 - DI Monica Pucci

“Towanda dem”. Come in “Pomodori verdi fritti”. E’ lo slogan dell’appello sottoscritto da 450 donne, impegnate a diversi livelli nel Pd, per denunciare la scarsa rappresentanza femminile nei gruppi usciti dal voto del 4 marzo e tornare ad essere “protagoniste della necessaria fase costituente del Partito Democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica”. L’appello è promosso da Francesca Puglisi (nella foto del suo profilo Fb in una manifestazione delle donne Pd), già presidente della commissione contro il Femminicidio al Senato. “Per la prima volta il Partito Democratico è sovrastato nella rappresentanza femminile parlamentare dal Movimento 5 Stelle e dalla Destra e mentre chi ha vinto le elezioni affida la leadership dei gruppi parlamentari e le cariche istituzionali alle elette, nel Pd un gruppo dirigente sempre più chiuso e muto si trincera in delegazioni e ‘trattative’ di soli uomini”, si legge. “Nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza di genere, eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Abbagliate dal primo Governo con il 50 e 50, ci siamo fidate. Abbiamo pensato: è fatta. Un errore politico fatale che non ripeteremo mai più”.

Tra le firmatarie, la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni, le parlamentare Sesa Amici,  Chiara Braga, Monica Cirinnà, Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni, Susanna Cenni, Josefa Idem, Vanna Iori, Donata Lenzi, Camilla Fabbri, Francesca Puglisi, Laura Puppato, Marina Sereni, Patrizia Maestri, Magda Zanoni.

“Mai più -prosegue l’appello delle donne Pd- pluricandidature femminili di poche per far eleggere molti uomini. Sono bastate le pluricandidature di 8 donne per escludere 39 candidate e favorire l’elezione di altrettanti uomini. Il cinismo non ha sortito pienamente i propri effetti perché il ‘flipper’ si è incagliato nella batosta elettorale. Il tutto in violazione palese dello Statuto e nel silenzio degli organismi preposti al controllo”. “Annullata di fatto la Conferenza delle Democratiche prevista dallo Statuto, nel Partito è stato istituito il ‘dipartimento mamme’ separato dal ‘dipartimento pari opportunità’ con l’ulteriore paradosso di veder comparire nei 100 punti di programma -mai condivisi con alcuno- temi controversi mutuati dalla destra”. Quindi “è arrivato il momento di passare dalle promesse alle azioni”.

Commenti

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  • Francesco Cecchini 13 aprile 2018

    Puppato, un caso eclatante di ipocrisia politica, lo scorso 4 marzo ha fatto crack. Gli elettori l’hanno mandata a casa.

  • Giuseppe Tolu 12 aprile 2018

    Oh perbacco! Come mai

  • gdetoffoli@yahoo.it 12 aprile 2018

    Se ‘qualcuno’ ha mandato dei maschi ai vertici del partito è chiaro che hanno ritenuto che voi non lo foste.
    Lamentarsi assemblearmente equivale all’invio di una fax di vibrato dissenso di un qualunque vetero sindacato!
    Là dove esistono PERSONE valide i ‘capi’ le scelgono subito essendocene poche e molto utili.
    La riserva indiana voluta da decenni ha portato nei vertici delle ‘riserviste’ ( Sic! )
    L’esempio delle Donne con la D maiuscola c’è ed è corretta testimonianza che è possibile.
    Le Donne che eccellono, non si fanno ‘concedere’ ruoli, SE LI PRENDONO.
    Vedi Giorgia Meloni, così, tanto per dire !